LA MATASSA

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Titolo Originale: LA MATASSA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Giambattista Avellino
Sceneggiatura: Giambattista Avellino, Francesco Bruni, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Fabrizio Testini
Produzione: Attilio De Razza, per Tramp LTD, Medusa Film, Sky
Durata: 98'
Interpreti: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Anna Safroncik, Pino Caruso, Caludio Gioè

Gaetano e Paolo sono due cugini che "stanno litigati" da vent'anni, da quando cioè i loro padri hanno deciso di non parlarsi più per un problema di eredità sull'albergo di famiglia. La morte del papà di Paolo mette quest'ultimo nei guai: tocca a lui ora gestire l'albero e pagare il pizzo alla mafia: potrebbe chiedere aiuto a cugino Gaetano che conduce un'agenzia matrimoniale per extra-comunitari in cerca di cittadinanza, ma il rancore fra le due famiglie è ancora troppo forte.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani riescono a superare l'odio che aveva tenuto per lungo tempo separate le loro famiglie
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film è inferiore rispetto al precedente lavoro dei due comici: Il 7 e l'8. Meno originale, concentrato solo su Ficarrra e Picone

"Quando si litiga le ragioni di ognuno sono come i fili che con il tempo si ingarbugliano e diventano un'unica matassa" osserva  don Pino mentre contempla rattristato i due cugini con le rispettive famiglie che si rinfacciano l'un l'altro le colpe passate.
Dopo l'ottimo Il 7 e l'8, l'attesa per il nuovo lavoro dei due comici siciliani era molto alta. La dialettica fra I due personaggi resta simile: Ficarra é il solito furbetto un po' mascalzone (basti vedere come piazza vecchietti sull'orlo della fossa a giovani ucraine desiderose di acquisire la cittadinanza italiana) mentre Picone mantiene la sua maschera di tenero indeciso e ingenuo, questa volta afflitto anche da  ipocondria.
Se nella prima parte prevale il tema del progressivo riavvicinarsi dei due cugini, dopo un ultimo sgambetto di Gaetano nei confronti di Paolo, nella seconda si ritrovano coalizzati nel fronteggiare la mafia locale (una mafia che non parla ma si esprime solo attraverso i pizzini, in una esilarante presa in giro sui metodi  di comunicazione dei boss).

L'impegno fondante di questa coppia di comici resta confermata: far ridere senza volgarità, trasmettere valori attraverso uno spettacolo fruibile da tutta la famiglia, senza violenza. Anche questa volta la presenza discreta di un bonario sacerdote teso a far conciliare le due famiglie serve a confermare il sottofondo cristiano intorno a cui si muovono le loro storie.

La Matassa non è all'altezza del precedente Il 7 e l'8. Quest'ultimo raccontava una storia più ricca e articolata, con una comicità innescata su situazioni paradossali, si giovava dell'interpretazione di ottimi comprimari (Remo Girone, Arnoldo Foà e Tony Sperandeo) che davano vita a curiosi  sub-plot: il finto-burbero padre adottivo carabiniere, e il vero padre in cerca di redenzione presso un convento) né  mancava una simpatica dialettica  uomo-donna. Ne La matassa  il racconto è troppo concentrata su i due comici, i personaggi secondari sono incolori, la componente romantica è assente e restano le gag sulle fughe dalle bande mafiose, inverità poco originali.
Possiamo comunque assegnare a questo film un punto in più in termini di valori espressi: se lo spunto del precedente era quasi meccanico (lo scambio dei due neonati nella culla) ora c'è una matassa da sciogliere,  assunta a simbolo del cumulo di pregiudizi in cui cadono persone che si irrigidiscono in posizioni predefinite dai loro clan di appartenenza; per superarle occorre lo slancio dei due cugini, legati alla memoria della loro infanzia passata assieme, prima della separazione forzata. Quando due famiglie litigano, la parte difficile è capire chi farà il primo passo: nel nostro caso sarà un semplice malinteso (Gaetano entra per sbaglio in una chiesa perché atteso per uno dei suoi matrimoni combinati  e si trova a partecipare al funerale del padre di Paolo) ma tant'è:il risultato è ugualmente positivo

Autore: Franco Olearo


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