QUESTIONE DI CUORE

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Titolo Originale: QUESTIONE DI CUORE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi
Produzione: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenez per Cattleya
Durata: 110'
Interpreti: Antonio Albanese, Kim Rossi Stuard, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi

Alberto è uno  sceneggiatore:  spirito caustico e di umore incostante, è perennemente carico di debiti e ora anche  in crisi di ispirazione. Angelo fa il carrozziere: è specializzato in  auto d'epoca nel quartiere del Pigneto, a Roma. Ha saputo costruire con metodo e costanza  il successo della sua officina; ha due figli e una moglie affettuosa che sta aspettando il terzo. Il caso vuole che entrambi si trovino all'ospedale in letti vicini  dopo un attacco di cuore. Invece di drammatizzare, riescono a confortarsi a vicenda e anche quando sono stati dimessi, si accorgono che quella "questione di cuore" che hanno in comune li ha resi molto amici....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due uomini molto diversi diventano amici e sanno aiutarsi a vicenda nel pieno rispetto della personalità dell'altro
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale, statico. Un sbrigativo incontro amoroso con nudità parziali. Alcune battute pesanti e linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
Brava la Archibugi nel tratteggiare i due protagonisti, grazie anche all'ottima interpretazione di entrambi gli attori. La storia si muove su binari prevedibili, senza impennate

Alberto e Angelo non sono differenti solo per per preparazione  culturale, per il contesto sociale in cui vivono ma anche per una diversa visione della vita.

Per Alberto, il mestiere di sceneggiatore ha finito per deformare il modo  con cui guarda gli altri:  ha l'atteggiamento un po' cinico di chi viviseziona le persone solo per carpirne la storia segreta, meglio se ingarbugliata e torbida. Non riesce  a trattenere nulla (né gli affetti, né i soldi) ma tutto gli scivola via corroso dal suo modo di veder la vita dal di fuori, quasi un deus ex-machina.

"Tu sei facile: sei un classico della narrativa di tutti i tempi" dice Alberto a Rossana, la moglie di Angelo, abituato a catalogare le persone secondo le categorie psicologiche di  Jung, oggetto della sua tesi di laura.

Angelo al contrario è attaccato alla materia: ai pezzi di ferro delle carrozzerie delle macchine storiche che ripara, al quartiere e  alla casa che furono già di suo padre e dei suoi nonni. Non esita a frodare il fisco per poter continuare ad accumulare soldi, non per crescere in  ricchezza ma in sicurezza;  ha un senso di preziosa proprietà nei confronti della moglie dei due figli.

"11 e 12 non vi siete stancati di parlare?" esclama spazientito l'infermiere nel vedere che i due degenti, messi in un letto accanto all'altro, se la ridono e si  rincuorano a vicenda ("in fondo siamo dei quarantenni, non vedi gli altri come sono decrepiti?"). E' come se entrambi fossero impegnati a recitare delle parti : Alberto mentendo al suo produttore per una sceneggiatura che non riesce mai a finire o alla sua ragazza, troppo apprensiva nel prescrivergli una serie di divieti; Angelo, costretto a tranquillizzare la moglie e la nonna. 
Solo quando sono da soli i due  riescono ad essere pienamente sinceri, ora che l'uno conosce dell'altro il vero stato di salute.

La loro amicizia continua anche quando sono usciti dall'ospedale: Angelo, conosciute le difficoltà dell'amico, dimostra grande generosità  invitandolo a venire a vivere in  famiglia.

Alberto, lui che non ha mai voluto pensare a legami stabili, finisce per  insinuarsi nei non facili legami della famiglia dell'amico.
Di fronte a Rossana  angosciata per la malattia del marito e alla figlia,  ribelle di costituzione,  riesce con la sua stessa ironia, ora ben impiegata,  ad addolcire le preoccupazioni di lei e a smontare la voglia di ribellione della ragazza. Con il piccolo figlio di Angelo , innesca simpatici esercizi di fantasia: osservare la gente che si incontra per strada e dedurne la storia che c'è dietro: "é questa la domanda" sentenzia  Alberto ogni volta che in una delle  loro ricostruzioni  ipotetiche si inserisce un dubbio: garanzia sicura per aver trovato la  svolta drammatica della sceneggiatura.

In fondo nessuno dei due cambia di carattere ma entrambi impegnano le loro potenzialità per un compito che va al di là di loro stessi:: occuparsi del bene dell'altro.

La Archibugi è molto brava a dirigere gli attori (ottimo Antonio Albanese, a cui è toccato il personaggio più ricco) e a evitare il pericolo, sempre dietro l'angolo in queste storie di malati con rischio di morte, di pietismo. Globalmente appare però una storia piccola che, impostata fin dall'inizio su certi binari, finisce per  svilupparsi in modo prevedibile. In questo caso lo stimolo di "é questa la domanda" viene disatteso: viene a mancare una svolta, un colpo d'ala della sceneggiatura.

La Archibugi ha un altro merito: essere riuscita a valorizzare angoli poco noti della borgata romana, che esternamente appaiono squallidi ma dove i loro abitanti  si conoscono tutti, casa e bottega sono uno di fronte all'altra e  l'uso del dialetto serve per rimarcare la propria identità, incluso quello con cui si esprime la cameriera cinesina, probabilmente una immigrata ormai di seconda generazione.

Autore: Franco Olearo


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