PADRE VOSTRO

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Titolo Originale: Svecenikova djeca
Paese: CROAZIA
Anno: 2013
Regia: Vinko Bresan
Sceneggiatura: Mate Matisic
Produzione: IVAN MALOCA PER INTERFILM, CON CROATIAN RADIOTELEVISION (HRT), ZILLION FILM
Durata: 93
Interpreti: Kresimir Mikic, Niksa Butijer, Drazen Kühn

Don Fabjan, è un prete cattolico che raggiunge, al suo primo incarico, una piccola ed amena isola della Dalmazia. Preoccupato della scarsa natalità della comunità e desideroso di far rispettare le indicazioni della Chiesa cattolica riguardo alla non leicità dell’uso dei profilattici, decide, con l’aiuto del giornalaio del luogo, di bucare con uno spillo tutte le confezioni che vengono vendute nell’isola. Le conseguenze sono subito liete: aumentano le nascite e i matrimoni ma l’iniziativa genera effetti collaterali imprevedibili…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli autori si scagliano con questo lavoro contro la Chiesa cattolica, rea di opporsi all’uso di metodi anticoncezionali, di vietare la pratica dell’aborto e di esser infestata da preti pedofili
Pubblico 
Sconsigliato
Le tematiche scabrose affrontate, il linguaggio esplicito, le conclusioni a cui si perviene sconsigliano la visione di questo film
Giudizio Artistico 
 
Attori simpatici e nella parte per questo film che mantiene un tono da commedia surreale per buona parte del suo sviluppo ma che poi vira verso un’astiosa denuncia generando una disarmonia e una perdita di senso che pesa su tutto il racconto

Il film si avvia in modo simpatico e accattivante. In una piccola e luminosa isola della Dalmazia, una comunità convive serenamente, si ritrova riunita in chiesa (sono tutti cattolici) per la messa domenicale, le nascite, i funerali e tutte le altre ricorrenze. Il parroco è un uomo simpatico e amato da tutti: abile nell’organizzare partite di calcio fra i ragazzi e a preparare il coro femminile. Sbarca sull’isola Don Fabjan,  un sacerdote di prima nomina che desideroso di essere utile alla comunità in qualche modo, approfittando degli scrupoli di coscienza del giornalaio locale che vende profilattici a tutti gli isolani, cerca di rimediare alla ormai nulla natalità dell’isola bucando con uno spillo tutte le confezioni poste in vendita. Si sviluppa in questo modo una situazione surreale: l’esplosione delle nascite fa guadagnare al luogo l’appellativo di “isola dell’amore”: le sue acque acquistano fama di essere miracolose  e si innesca un florido turismo di coppie sterili. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e  avvengono anche tante nascite non previste, dovute all’atteggiamento particolarmente disinvolto delle ragazze e dei ragazzi del luogo che finiscono per mettere in luce insospettabili relazioni.

La  sceneggiatura  non manca di arricchire il racconto con divertenti allusioni ai mai sopiti pregiudizi fra le diverse etnie della ex-Jugoslavia, non esenti da pesanti dosi di xenofobia. Poi, sul finale, quasi improvvisamente, il film mostra il suo vero volto. Alcune avvisaglie si hanno con l’episodio dell’approdo sull’isola di un vescovo che scende da un lussuoso motoscafo, messo sull’avviso da lettere anonime, preoccupato soprattutto che non si creino scandali che coinvolgono dei bambini; per il resto è disposto a chiudere un occhio.

A due terzi dalla fine, il tono scanzonato si trasforma in gelido livore; la satira sferzante ma costruttiva si trasforma in odio e disprezzo verso tutte le “imposizioni” della Chiesa, rea di scoraggiare l’uso del profilattico e  di vietare l’aborto.  Una ragazza incinta a cui il padre aveva impedito di abortire, muore per pratiche maldestre; un’adolescente si suicida perché violentata dal parroco.  Non manca una presa in giro del sacramento della riconciliazione perché i sacerdoti coinvolti sono pronti a  confessarsi fra di loro, facendosi scudo della segretezza che impone il sacramento, ma  evitano di denunciarsi pubblicamente. 

Questa improvvisa virata dal comico al tragico genera una situazione di non-senso e sembra quasi che gli autori abbiano perso la conduzione del racconto,  abbandonandosi a manifestazioni incontrollate del loro odio.

Autore: Franco Olearo


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