SNOWPIERCER

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Titolo Originale: Snowpiercer
Paese: Usa, Corea del Sud, Francia
Anno: 2013
Regia: Bong Joon-ho
Sceneggiatura: Bong Joon-ho e Kelly Masterson dalla graphic novel di Jean-Mark Rochette e Benjamin Legrand
Produzione: Jeong Tae-Sung, Steven Nam, Park Chan-Wook per Moho Films/Opus Pictures
Durata: 126
Interpreti: Chris Evans, Tilda Swinton, Jonh Hurt, Jamie Bell, Ed Harris

2031. Dopo che 17 anni prima un maldestro tentativo di combattere il riscaldamento globale ha gettato il pianeta in nuova glaciazione uccidendo quasi tutta la popolazione mondiale, i pochi superstiti sono stipati in un treno che percorre incessantemente il globo. I sopravvissuti sono rigidamente divisi tra benestanti, che occupano le prime carrozze, dove si vive con ogni confort, e disperati, “prigionieri” in quelle di coda. Questi ultimi, guidati dal coraggioso Curtis, decidono di tentare una ribellione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un istinto di sopravvivenza schiaccia ogni considerazione morale in nome del mantenimento dello status quo ma è presente anche un anelito altrettanto inevitabile che cerca di spezzare il cerchio in nome di una nuova speranza
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza e mutilazione
Giudizio Artistico 
 
Lo stile personalissimo del regista sud coreano mescola un violento realismo con la metafora fantastica e il racconto che si muove abilmente tra archetipi narrativi differenti, dall’arca di Noè a quello dell’eroe predestinato

Il film di Bong Joon-ho (prodotto dal più famoso collega Park Chan-Wook) è un'originale esempio di fantasia distopica capace di riflettere anche sul presente, in particolare sull'organizzazione di una società disposta a tutto per mantenersi in vita e ossessionata dal controllo su individui e natura.

La storia, dopo un prologo fulminante un po' nello stile di Io sono leggenda (pure lì scienziati benintenzionati, decisi a mettere una toppa a un problema causavano una catastrofe globale) inizia in medias res, volutamente sfidando il pubblico a scoprire un poco alla volta le regole del gioco (pure quelle in realtà piuttosto sfuggenti), il passato dei personaggi e il loro preciso ruolo nella storia.

Lo stile personalissimo del regista sud coreano mescola un violento realismo (soprattutto nelle molte sanguinosissime scene di scontri) con la metafora fantastica, che si approfondisce man mano che i ribelli risalgono le carrozze del treno verso la locomotiva. Questa è guidata dal misterioso signor Wilford, un tiranno/benefattore (è lui che ha costruito il treno), che non si vede mai e che comunica per il tramite di interfono. Una figura che fa tanto Mago di Oz, ma che si rivelerà ben più ambigua e pericolosa.

L’ovvia chiave di lettura anticapitalista di una guerra poveri contro ricchi è solo il punto di partenza, di certo non esaustivo, di un racconto che si muove abilmente tra archetipi narrativi differenti, dall’arca di Noè (con la glaciazione al posto del diluvio) a quello dell’eroe predestinato.

Il mondo fuori dai finestrini, che i passeggeri delle ultime carrozze – da anni completamente chiuse come quelle di un carro bestiame o di un campo di concentramento – scoprono solo al momento della loro avanzata di ribellione, è un immenso susseguirsi di paesaggi ghiacciati.

Quello all'interno segue precise regole di sopravvivenza che mirano a tenere l'ecosistema in un fragile equilibro, un po' come un acquario, anche a costo di esercitare una violenza spietata (massacri, mutilazioni, rapimenti di bambini) in nome dell'unico valore della sopravvivenza collettiva e del mantenimento di ruoli predeterminati.

Per essere un "mondo" che esiste da soli 17 anni, poi, quello del treno sembra aver sviluppato già una sua determinata mitologia, con il culto della "sacra locomotiva" eternamente in moto, insegnato ai bambini e proclamato da una misteriosa burocrate, Mason (una grande Tilda Swinton), che fa discorsi che echeggiano grottescamente quelli dei patrizi ai plebei nelle storie di Tito Livio.

A contrapporsi alla tirannia l'eroico Curtis, un leader riluttante gravato da un passato di violenza ma deciso a riscattarsi con il sacrificio, un personaggio affascinante, destinato com'è a guidare una sorta di esodo biblico sui generis o forse, piuttosto, un'illusoria odissea fino al disvelamento finale.

La sua strada è un susseguirsi di scontri, genialmente coreografati, in cui la violenza è enfatizzata dallo spazio ristrettissimo, che sembra abolire vie di fuga così come ogni tentazione di misericordia. 

Accanto a Curtis troviamo anche un misterioso coreano esperto di sicurezza e schiavo dell'unica droga disponibile, accompagnato da una figlia veggente. Ed è a questi due personaggi, dopo l’incontro con Wilford, che è affidato l'elemento capace di sconvolgere alle fondamenta il mondo del treno e i suoi valori, ma anche il racconto stesso, costringendo improvvisamente a riconsiderare tutto quanto abbiamo visto, e spingendo la metafora di Snowpiercer anche oltre quella pur valida della critica sociale.

Al correre circolare e infinito del treno, condannato a una reiterazione ineludibile come un’Arca che abbia rinunciato a cercare la terra ferma, governata da un istinto di sopravvivenza che schiaccia ogni considerazione morale in nome del mantenimento dello status quo, si contrappone, infatti, un anelito altrettanto inevitabile a spezzare il cerchio in nome di una speranza magari folle e suicida, ma capace di guardare e “sentire” la realtà e la novità, disastrosa o salvifica, che può portare.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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