TEZA

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Titolo Originale: Teza
Paese: Etiopia, Germania, Francia
Anno: 2008
Regia: Haile Gerima
Sceneggiatura: Haile Gerima
Produzione: Haile Gerima, Karl Baumbartner, Marie-Michéle Cattelain, Philippe Avril, Joachim Von mengershausen, Salome Gerima, per Negod-Gwad Production, Pandora Film Limited
Durata: 140'
Interpreti: Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun

Anberber, giovane studente etiopico, si è recato in Germania per prendere la laurea in medicina ma alla caduta del regime del Negus ritorna in patria, per poter realizzare la rivoluzione da lui tanto auspicata. La realtà si dimostrerà ben diversa: il paese viene soffocato da una dittatura marxista intransigente e neanche il ritorno al villaggio natio, dove può ritrovare la vecchia madre, allevia la sua tristezza, perché antichi pregiudizi e il rigoroso governo degli anziani non lo  riportano a quel mondo incantato della giovinezza a cui sono legati i suoi ricordi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore denuncia lucidamente ogni forma di violenza da qualsiasi parte essa provenga ma la proposta alternativa si limita a un individualismo disimpegnato
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e visioni di ferite impressionanti
Giudizio Artistico 
 
Il regista ha grande professionalità nel condurre la storia pur con alcune lentezze. Bravi gli attori e ottima la fotografia

Il film , che abbraccia vari decenni della storia dell'Etiopia, ha il respiro di un'epopea, alternando la vita privata del dottor  Anberber con la cronaca di   una società oppressa dalla dittatura di Menghitsu. Il film avanza senza fretta (dura due ore e venti)  alternando liriche visioni del tranquillo lago dove il protagonista ha passato la sua giovinezza  a scene di violenza, come quelle in cui le milizie  del dittatore rastrellano i villaggi alla ricerca di giovani da arruolare; la modernità dell'ospedale di Addis Abeba convive con il pigro procedere di buoi che spingono un aratro rudimentale in una arida campagna, mentre alle riunioni dei giovani contestatori  tedeschi degli anni '70, molto impegnati solo a  parole, fanno seguito le discussioni del consiglio degli anziani del villaggio.

"Dov'è il saggio che risolva l'enigma  di come andranno le cose nel mondo dei cieli, di coloro che soffrono qui sulla terra" declama una voce all'inizio della storia. Il desiderio di restare neutrale e la scelta della non violenza  sembra essere il modo con cui il protagonista ha deciso di rapportarsi a un mondo senza pace: unitosi a un gruppo della sinistra studentesca quando era in Germania, desideroso una volta tornato in patria, di contribuire alla realizzazione di una rivoluzione popolare,  si ritrova sotto una dittatura piena di fanatismo marxista peggiore della prevedente;  non per questo si affianca ai guerriglieri dissidenti e la sua scelta finale sarà quella di diventare un  insegnante dei ragazzi del suo villaggio. Il racconto del film si ferma al '90, quindi è non si intravede ancora un segno di cambiamento (Menghitsu verrà deposto nel 1991 da una coalizione  di forze ribelli).  La ripresa nel 1998 della guerra con l'Eritrea contribuirà a  a fiaccare  ulteriormente l'economia del paese e a mietere altre vittime.

Il pensiero del regista si delinea in modo progressivo: non oppone il presente al passato, la tradizione contro la modernità, il  liberismo contro il marxismo, ma ritiene che la radice di ogni conflitto risieda nella contrapposizione fra la libertà dell'individuo  e  le tante forme di imposizione oppressiva con cui le strutture organizzate, siano esse civili, politiche o religiose cercano di affermare se stesse. Il linguaggio ma anche il rito, sono  per lui   strumenti tipici dell'oppressione:  Gerima ricostruisce con molta cura i discorsi vaneggianti dei gruppuscoli rivoluzionari tedeschi ma anche il rito marxista dell'autocritica davanti a un tribunale del popolo,  le insulse sottili distinzioni fra la purezza di un comunismo Albanese rispetto a quello  sovietico. Anche gli abitanti del suo villaggio, con le loro antiche credenze e tradizioni non ne sono immuni: il consiglio degli anziani mostra tutti i suoi pregiudizi verso una donna cacciata dal marito, ma anche la tradizionale fede copta della popolazione è per l'autore è una superstizione pericolosa o inutile: il regista  ridicolizza la devozione della madre di Anberber che, per ringraziare la Madonna del ritorno del figlio, si reca in ginocchio fino alla chiesa del paese.

Cosa ha da proporre in cambio l'autore? Pacifismo e la libertà individuale, svincolata però  da ogni responsabilità. Nei rapporti con le donne il protagonista si comporta da libertino (in Germania, da studente, indurrà indirettamente la sua ragazza ad abortire per evitare di  avere impegni; in patria, sceglie una forma di libera convivenza con la donna che ama).
Non si può non fare un accostamento con il film Persepolis: anche in quel caso si trattava di una ragazza di origine iraniana che dopo la caduta di Reza Pahlavisi è ritrovata a vivere in un regime (quello del periodo di Khomeynista) oppressivo quanto il primo. Anche in quel caso, furono  fondamentali  per lei gli anni di formazione  in Europa.

Fa venire un po' di tristezza osservare  come in entrambi i film, i protagonisti non abbiano saputo assimilare dall'Occidente altro valore che quello  di un individualismo senza vincoli di responsabilità, che li porta a essere disimpegnati nell'amore privato e privi di solidarietà verso i propri connazionali: se Marjane (la ragazza iraniana) sceglie la via del ritorno in Europa, Anberber, pur potendo avere un peso nel suo paese con la sua preparazione culturale e professionale, resta nel suo piccolo villaggio  a fare il maestro.

Gemina è molto bravo nel guidare gli attori e beneficia della bellissima fotografia dell'italiano Mario Masini ma i suoi ritmi sono  troppo lenti per i gusti di noi  occidentali; inoltre  la storia  costruisce un eccesso di vittimismo intorno al protagonista (non ben chiarite le motivazioni del pestaggio a sfondo razziale che avviene  in Germania).

Autore: Franco Olearo


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