LONE SURVIVOR

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Titolo Originale: Lone Survivor
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Peter Berg
Produzione: Emmett/Furla FIlms, Envision Entertainment Corporation, Film 44, Herrick Entertainment, Hollywood Studos International, Spikings Entertainment, Weed Road Pictures
Durata: 121
Interpreti: Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Ben Foster, Emile Hirsch, Ali Suliman, Eric Bana

Tratto dalle memorie che il militare Marcus Luttrell ha affidato al giornalista inglese Patrick Robinson, Lone Survivor racconta lo svolgimento di una spedizione fallimentare – nome in codice “Operation Red Wings” – che vide coinvolta nell’estate 2005 una squadra di Navy Seal, mandata tra le montagne della regione afghana di Kunar, al confine con il Pakistan, a stanare un leader talebano. I quattro uomini che devono occuparsi materialmente della ricognizione (ottimamente interpretati da Wahlberg, Kitsch, Foster e Hirsch) vengono colti di sorpresa, circondati da un nutrito drappello di talebani armati fino ai denti e, impossibilitati a comunicare con il centro operativo, ridotti allo stremo delle forze e delle munizioni. Venderanno carissima la pelle.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In una rischiosa missione una squadra di Navy Seals sceglie di risparmiare degli ostaggi che potrebbero rivelare la loro presenza. Un afghano rispetta l'antico codice di ospitalità del suo paese
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza cruda, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Un action movie che ti fa stare con il cuore in gola fino alla fine ma il tasso di retorica patriottica è tenuto a fatica sotto il livello di guardia e la sceneggiatura non approfondisce gli aspetti più interessanti della storia. Tutti bravi gli attori.

Regista e sceneggiatore di questo atipico War-Movie è Peter Berg, capace mestierante hollywoodiano avvezzo ai film d’azione, che struttura il film in tre segmenti ben definiti: nel primo, dopo un prologo in cui immagini di repertorio mostrano quanto sia duro e selettivo l’addestramento dei Seal, conosciamo i personaggi. I militari, tutti abbastanza giovani (dietro le folte barbe spiccano i volti di alcuni talenti del nuovo cinema americano), chattano con le mogli e le fidanzate che li aspettano a casa e scherzano con le reclute, rivelando un cameratismo nutrito da stima e sincera amicizia. Nella seconda tranche si assiste all’operazione Red Wings vera e propria. Da un punto di vista tecnico, la parte centrale del film è la meglio realizzata: Berg piazza la macchina da presa sui quattro commilitoni, sui loro volti tumefatti, sugli sguardi allucinati, e racconta la strenua lotta per la sopravvivenza e l’eroismo, lo spirito di corpo e quello di sacrificio. Il terzo atto del film segue l’iter ugualmente accidentato dell’unico superstite che deve tornare a casa, con una brevissima tregua in un villaggio afghano in cui un padre di famiglia, rispettando il bimillenario codice di ospitalità del suo popolo, sottrae l’americano ai suoi persecutori e mette a repentaglio la sua stessa vita per proteggerlo.

Una volta partita la missione, il film non dà un attimo di tregua e si segue con il cuore in gola fino alla fine, anche conoscendo già l’esito della storia (il titolo del film dice già tutto). Berg è abile ma non è un cineasta dalle grandi sottigliezze: il tasso di retorica patriottica è tenuto a fatica sotto il livello di guardia, né ci sono particolari trovate che ci farebbero preferire questo film ad altri sullo stesso argomento. Troppe volte abbiamo visto un giovane marito lasciarci la pelle, senza che abbia potuto scegliere il colore delle piastrelle del bagno (i cui campioni scompaiono con lui sotto il fuoco nemico) per poterci commuovere. Né può più destarci emozione il solito capitano di corvetta (qui interpretato da un dimagritissimo Eric Bana) che sorseggia pensieroso beveroni di caffè, chiedendosi che fine abbiano fatto i suoi uomini.

Peccato, da un punto di vista della sceneggiatura, che il film non approfondisca e non dia unità tematica all’aspetto più interessante di questa storia: all’inizio della missione il drappello s’imbatte in un vecchio e in due ragazzi – tutti e tre disarmati – appartenenti alla stessa compagine del terrorista talebano che stanno cercando. Non sanno cosa farne: se li lasciassero andare, sicuramente darebbero l’allarme e in poco tempo avrebbero i nemici alle costole. Se uccidessero dei civili disarmati, avrebbero un peso sulla coscienza e finirebbero nell’occhio del ciclone dei media. Se li legassero, in una zona disabitata e selvaggia, li condannerebbero a morte certa. Che fare? I Seal sono in disaccordo ma obbediscono al loro più alto in grado, che sceglie di risparmiarli. È questa scelta probabilmente a condannarli ma il film non argomenta, non ne sottolinea per esempio il peso morale in contrasto con le tentazioni della vigliaccheria. Si limita a una cronaca dettagliata, benché avvincente. La questione del rispetto di questo “codice d’onore” riemerge nel finale, allorché l’unico sopravvissuto, nelle mani degli abitanti di un villaggio, gode della loro ospitalità e del loro precetto tramandato da generazioni per cui – come nella “legge del mare” dei pescatori siciliani – è immorale negare soccorso a un uomo che ne ha bisogno. Potrebbe nascere un altro film ma ormai le due ore sono passate, c’è tempo solo per un ultimo scontro a fuoco (e all’arma bianca) e aspettare la cavalleria

Autore: Raffaele Chiarulli


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