DALLAS BUYERS CLUB

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Titolo Originale: Dallas Buyers Club
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Jean-Marc Vallée
Sceneggiatura: Craig Borten, Melisa Wallack
Produzione: TRUTH ENTERTAINMENT, VOLTAGE PICTURES, EVOLUTION INDEPENDENT, R2 FILMS
Durata: 117
Interpreti: Matthew McConaughey, Jennifer Garner, Jared Leto, Denis O'Hare

Dallas. 1985. In un mondo pieno di pregiudizi, in cui l’AIDS è sia la malattia-vergogna sia una piaga umana e sociale, a un promiscuo e rude ranchero, Scott Woodroof, sono diagnosticati trenta giorni di vita. Dopo un breve periodo di sconforto, Scott inizia a sperimentare medicine alternative, non approvate dal sistema sanitario statunitense dell’epoca, e a notare miglioramenti. Grazie all’aiuto di un transessuale sieropositivo e successivamente di una giovane dottoressa, inizia un giro di vendite che non solo gli consentirà di sopravvivere molto più a lungo, ma di dare una speranza a molti malati.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film interessante su uno spaccato di realtà che non ha buoni e cattivi, ma persone reali alle prese con un dramma che ha distrutto migliaia di vite. Eppure non emoziona quanto potrebbe perché il protagonista non attraversa alcun cambiamento sostanziale
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, uso di droghe e numerose scene a contenuto sessuale e di nudo
Giudizio Artistico 
 
Matthew McConaughey conferma di aver conquistato a pieni voti il suo posto tra i più efficaci interpreti del genere drammatico. La vera sorpresa e gemma del film, però, è Jared Leto, che regala una performance bellissima nella parte di Rayon

Ispirandosi a una storia vera, Vallée e i suoi sceneggiatori raccontano una vicenda storica e umana dall’ambiguo spessore. Scott Woodroof non è il tipico eroe hollywoodiano a cui siamo stati spesso abituati e il suo percorso è sicuramente verosimile, anche se spesso poco edificante. Inizialmente dipinto come un uomo pieno di pregiudizi, dal carattere scontroso e dedito alle donne, il personaggio interpretato da McConaughey progressivamente migliora, ma non attraversa alcun cambiamento sostanziale. Forse è questo il motivo per cui la sua storia, seppure drammatica, fallisce nel toccare fino in fondo il cuore dello spettatore. Scott rimane un uomo che pensa principalmente a se stesso e anche il suo modo di aiutare gli altri malati è, per un bel tratto, frutto di una manovra dettata dal denaro più che da una condivisione di un doloroso vissuto. 

Se non possiamo affezionarci al protagonista, non si può dire lo stesso di Rayon, il transessuale sieropositivo, che rappresenta l’anima del film. Impulsivo, dolce, autodistruttivo e destinato a soccombere a una malattia che non sa o non riesce ad affrontare. Mentre la platonica relazione tra Scott e la dottoressa ondeggia nell’incertezza tra amicizia e qualcosa di più, l’amicizia tra Rayon e Scott costituisce la colonna emotiva dell’intero film, in quanto consente al protagonista di diventare un uomo migliore, permettendogli di vedere la persona Rayon al di là del pregiudizio.

A questo punto è lecito però notare come anche questo sia un po’ frutto di uno stereotipo, in cui spesso il transessuale viene dipinto come il buono da contrapporre all’etero. Sarebbe stato interessante vedere Rayon affrontare un cammino umano simile in spessore a quello intrapreso da Scott.

Accanto alla parabola umana di Scott (a suo modo un self made man, capace di inventarsi il sistema ingegnosissimo del titolo per dribblare i divieti ottusi o platealmente pilotati della legislazione farmaceutica americana) il film segue, seppure ricamando un po’ sui fatti a favore del suo “eroe”, il percorso spesso ambiguo e contraddittorio della ricerca sulla cura dell’AIDS. Quello delle case farmaceutiche, più preoccupate di fare soldi con i brevetti che di migliorare realmente la vita di persone allora destinate a una morte più o meno veloce, è un mondo dipinto in toni ambigui e oscuri, in cui la buona fede di pochi singoli non sembra poter controbilanciare la mancanza di scrupoli di tanti altri.

Una considerazione a parte deve essere spesa nei confronti degli attori: Matthew McConaughey conferma ancora una volta, dopo la prova di successo in Mudd, di aver conquistato a pieni voti il suo posto tra i più efficaci interpreti del genere drammatico. La vera sorpresa e gemma del film, però, è Jared Leto, che regala una performance bellissima nella parte di Rayon – un’interpretazione che vale da sola il prezzo del biglietto.

Dallas Buyers Club è un film interessante su uno spaccato di realtà che non ha buoni e cattivi, ma persone reali alle prese con un dramma che ha distrutto migliaia di vite. Eppure non emoziona quanto potrebbe e neanche, dato l’argomento, offre tutti gli spunti che sarebbero necessari per riflettere maturando un giudizio completo. Peccato.

Autore: Miriam Bellomo


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