HOUDINI L'ULTIMO MAGO

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Titolo Originale: Death defying Acts
Regia: Gillian Armstrong
Sceneggiatura: Brian Ward e Tony Grisoni
Produzione: Myriad Pictures/BBC Films/Cinemakers/Film Finance/Australian Film Finance Corporation
Durata: 93'
Interpreti: Guy Pearce, Catherine Zeta-Jones, Saoirse Ronan, Timothy Spall

Dopo la morte dell’amata madre il famoso illusionista Houdini, specializzato in fughe acrobatiche e spettacolari, in cambio di un premi di diecimila dollari sfida i sensitivi di tutto il mondo a indovinare con esattezza le ultime parole rivoltegli dalla donna sul letto di morte. La grande sfida gli permette di smascherare imbroglioni ovunque, finchè la sua turnée lo porta ad Edimburgo. Qui Mary Macgartie e sua figlia Benji si guadagnano da vivere estorcendo denaro ai creduloni grazie alle presunti doti psichiche della donna. Per Mary la sfida del grande mago sarebbe l’occasione per liberarsi per sempre dalla povertà, ma per lei e per Houdini è in agguato il pericolo più grande di tutti: l’amore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il finale ribadisce che la realtà è semplicemente quella che si vede e che deve essere accettata comunque
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione
Giudizio Artistico 
 
Un un film certamente suggestivo, ma che, nella foga di accumulare metafore, perde per strada la logica narrativa.

Arriva con un certo ritardo sugli schermi italiani l’ultima pellicola americana dedicata a chi pratica la magia, o meglio, l’illusionismo, e al suo più illustre rappresentante, Henry Houdini, illusionista, prestigiatore, escapista (la sua specialità erano le fughe da una cassa di vetro in cui veniva immerso incatenato) nonché indagatore acuto e scettico dell’occulto e del paranormale. Come ben spiegava il bellissimo Prestige di Christopher Nolan (vedi recensione in Scegliere un film 2007), la magia da palcoscenico (la stessa che praticano, seppur con stili diversi, sia Houdini che Mary) è quella che, complice la (più o meno volontaria) sospensione dell’incredulità di un pubblico ben disposto, permette, per lo spazio di uno spettacolo, di rendere “reale” l’esistenza di qualcosa di misterioso che va oltre la vita di tutti i giorni.

Non è quindi strano che l’argomento si presti a riflessioni sulla fede, le sue motivazioni, i bisogni profondi che ispirano a credere al di là di prove “scientifiche”, quelle che Houdini vuole, crede, o semplicemente spera di poter trovare attraverso esperimenti inconfutabili sull’esistenza dell’Aldilà.

Sono temi che questa pellicola affronta in maniera un po’ confusa, insieme a molti altri, che hanno a che fare con la complessa e un po’ contraddittoria psicologia dei personaggi principali. Houdini stesso ma anche la mamma single Mary, che pur occupandosi di faccende incorporee come gli spiriti e la comunicazione paranormale, ha ben chiaro che il suo scopo primario è portare a casa da mangiare, e poi Benji, la ragazzina con l’aria da monello che prima è una fan del mago e poi fa di tutto per sabotare il rapporto che l’uomo crea con sua madre.

Il titolo della pellicola originale suona “atti che sfidano la morte” e sono questi a cui si applica costantemente Houdini, dentro e fuori dal palcoscenico, come in una sorta di compulsiva sfida alla morte, o forse semplicemente alla madre morta, come un bambino che si metta in pericolo con il preciso scopo di invocare l’intervento materno. E in effetti proprio un bambino ci sembra in alcuni momenti l’illusionista, mentre altrove gli autori impiegano tutto il campionario della rockstar ante litteram (comprensivo di manager concentrato sul soldo, fan scatenati, capricci improvvisi, e finale in stile John Lennon).

Un enorme e irrisolto senso di colpa verso la madre (al cui capezzale non è giunto per impegni “lavorativi”), un complesso di Edipo esibito fino a diventare un po’ imbarazzante, sono solo alcune delle molte chiavi di lettura di un film certamente suggestivo, ma che, nella foga di accumulare metafore, perde per strada la logica narrativa. La soluzione, semplice e forse un po’ semplicistica, è sempre l’Amore, quello elettivo ma anche carnale (e ovviamente da consumare seduta stante una volta compiuta la doverosa autoanalisi) con Mary, che pure (ri)incarna in qualche modo la stessa madre. A complicare le cose, pure quando il sentimento sembra superare il bisogno del vile denaro, arriva la gelosia della piccola Benji, che giustamente si intuisce esclusa da quel legame così particolare e unico, e i cui interessi si intrecciano con quelli del manager di Houdini, che preferirebbe vederlo esibire in lucrative messe in scena anziché inseguire le farfalle del paranormale.

Che la realtà sia semplicemente quello che si vede, e che forse debba essere accettata comunque, non è  risposta che un uomo, qualsiasi uomo, possa accettare, e il finale non fa che ribadire, capovolgendo i suoi presupposti, la realtà di un mistero che va oltre i sensi e il senso comune. Per arrivare a questo punto forse, sarebbe bastato qualche contorsionismo psicanalitico in meno e un po’ più di sana drammaturgia in più che avrebbe dato a questa storia l’unità e la tensione che le mancano.

Autore: Franco Olearo


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