TUTTO SUA MADRE

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Titolo Originale: Les Garçons et Guillaume, à table!
Paese: FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Guillaume Gallienne
Sceneggiatura: Guillaume Gallienne
Produzione: LGM CINÉMA, RECTANGLE PRODUCTIONS, DON'T BE SHY PRODUCTIONS, GAUMONT, FRANCE 3 CINÉMA
Durata: 85
Interpreti: Guillaume Gallienne, André Marcon, Diane Kruger

Guillaume vive in una famiglia agiata ma si sente molto diverso dai suoi fratelli: tanto sportivi e maneschi loro, quanto lui è sensibile e pieno di fobie. Si rifugia spesso da sua madre, che vede come modello perfetto da imitare. La stessa madre è contenta di questo, perché ha sempre desiderato avere una figlia femmina. Guillaume decide di accumulare viaggi all’estero, di frequentare ambienti diversi, per riuscire a scoprire chi veramente sia…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo film ha il pregio di essere una storia vera come è vera la felicità di una persona che ha scoprto la sua vera identità
Pubblico 
Maggiorenni
Un linguaggio esplicito con riferimenti sessuali e alcune scene di incontri sessuali fra uomini ma che non giungono a compimento
Giudizio Artistico 
 
Guillaume è protagonista assoluto del film: bravo e divertente, avrebbe dovuto lasciare più spazio a un dialogo con gli altri personaggi per allentare quel senso di claustrofobia che si percepisce

E’ difficile dire quante commedie francesi sono ambientate in ambienti alto borgesi; anche questo “tutto sua madre” non sfugge alla regola. Il giovane Guillaume si muove in una casa con mobilia del ‘700, quadri firmati e il suoi genitori non hanno problemi a mandarlo in college francesi e inglesi fra i più prestigiosi.

Cresce così Guillaume, totalmente diverso dai suoi fratelli molto sportivi che vanno a caccia e  fanno scalate con il padre, mentre lui, sensibile e gentile, affascinato dalla personalità della madre, vorrebbe essere soprattutto come lei o come Sissi, la giovane imperatrice. La stessa madre, in fondo, ha sempre desiderato una figlia femmina che le tenesse compagnia.

Ricavato da una piece teatrale dello stesso Guillaume Gallienne di grande successo a Parigi, un monologo dove l’attore recita tutte le parti, in questo film (da lui diretto e sceneggiato) , si “limita” a recitare se stesso e la parte della madre.

Si ride in molte scene, ma in un modo totalmente diverso rispetto a Quasi amici: in questo Omar Sy trasmetteva una rozza ma vitale energia mentre ora Guillaume fa ridere in modo più sottile, una autoironia che si estrinseca attraverso una continua sorpresa verso un mondo in cui non si sente a suo agio.

Tutto il film in fondo è la storia di un suo percorso interiore, della sua ricerca di se stesso, del suo continuo provare e riprovare.

E’ questa la parte più seria del film, dove il suo percorso risulta originale proprio perché vissuto realmente e non frutto di una sceneggiatura scritta a tavolino. Guillaume rifiuta di considerarsi omosessuale per il semplice motivo che si ritiene una donna. Se al collegio inglese prova interesse  per un collega, ciò è dovuto al fatto che è l’unico che non lo prende in giro. Prova anche a comprendere se frequentando locali gay potrà dire di aver trovato il suo mondo. Anche questo esperimento fallisce perché si accorge che in realtà ciò di cui ha timore è l’intrinseca violenza che comporta l’atto sessuale. Anche in questo caso il risvolto della storia è originale: una serie ininterrotta di psicoanalisti non riescono ad aiutarlo nel suo problema ma sarà più semplicemente una ippoterapia a dargli quella sicurezza di cui ha bisogno per affrontare la vita.

 Questo testo, scritto anni fa, prima dei momenti caldi dell’approvazione al Parlamento francese del matrimonio fra omosessuali,  non manca di una certa ironia non solo verso il mondo degli psicologi ma anche  nei confronti di tutte quelle ideologie che proclamano l’omosessualità, sempre e in ogni caso, come qualcosa di innato, intrinseco all’individuo. Un modo di affrontare il tema che ha un indubbio vantaggio: è il resoconto di qualcosa di realmente accaduto sulla pelle di chi lo racconta.

Un film interessante quindi ma non appassiona completamente: c’è un eccesso di soliloqui e non aiuta l’inserimento periodico di riprese fatte durante la performance teatrale di Guillaume. Manca il calore di un interazione fra i protagonisti e il sapere che mamma e figlio sono lo stesso attore, di certo non aiuta. Inoltre le ambientazioni, il modo di raccontare sono, diciamolo pure, sono  irrimediabilmente snob

Autore: Franco Olearo


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