X-Men le origini: Wolverine

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Titolo Originale: X-Men Origins: Wolverine
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Gavin Hood
Sceneggiatura: David Benioff dai personaggi della Marvel
Produzione: Hugh Jackman, John Palermo, Lauren Shuler Donner e Louis G.Friedman per Twentieth Century-Fox/Seed Productions/Marvel Enterprises/Dune Entertainment/Donners’s Company
Durata: 105'
Interpreti: Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston, Ryan Reynolds

1845. James Logan è ancora bambino quando scopre traumaticamente la sua natura di mutante (un’incredibile capacità di “riparare” il proprio corpo, ma anche degli artigli d’osso che spuntano dalle nocche delle sue dita quando è in preda alla furia) e con essa un istinto che lo spinge verso la violenza. Lo stesso vale per il fratellastro Victor, a cui si accompagna per una lunga vita da guerrieri lungo tutto il Novecento. Poi due vengono arruolati dall’ambizioso colonnello Stryker, che odia i mutanti per ragioni personali e li vuole usare per scopi militari. Dopo anni di violenza autorizzata in un’unità misteriosa fatta di mutanti, Logan tenta di trovare la pace nell’isolamento delle montagne al fianco della donna che ama. Ma il passato torna a bussare alla sua porta nel modo più doloroso...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un racconto a suo modo universale, perché i personaggi dei mutanti, sempre al limite tra santità e dannazione, sanno esplorare a fondo le sfumature di questioni ponderose come la giustizia, la colpa e il perdono.
Pubblico 
Adolescenti
Numerose scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
La storia è imbastita con efficacia non priva di profondità da David Benioff e beneficia di due attori di grande livello: il dinamico Jackman, ma particolarmente il bravissimo Liev Schreiber,

Dal successo planetario della saga di X-Men nasce, come prevedibile in tempi di crisi di idee, il primo di una serie di prequel dedicati ai personaggi più celebri e amati tra i mutanti della Marvel (è già in preparazione una pellicola dedicata a Magneto, il grande, complesso antagonista delle tre pellicole madri interpretato da Ian McKellen).

Le Origini degli X-Men, del resto, possono attingere a un amplissimo immaginario costruito attraverso gli albi della Marvel, ormai ora anche coinvolta direttamente nella produzione.

Il personaggio di Wolverine, poi, è certamente quello che lasciava maggiore spazio all’immaginazione e che presenta un nucleo tematico decisamente interessante in cui vanno a intrecciarsi le opposizioni tra natura e libertà, vendetta e perdono.

Per non parlare della più classica delle curiosità circa l’origine del leggendario scheletro di adamantio (un metallo indistruttibile proveniente dallo spazio) o del soprannome del misterioso e smemorato Logan (che letteralmente corrisponde al ghiottone, un animale estremamente aggressivo che nella storia è il protagonista di una leggenda indiana), della sua moto o della sua giacca...cioè in pratica di tutto l’armamentario che i fan hanno imparato a riconoscere e apprezzare.

In questo senso la storia imbastita con efficacia non priva di profondità da David Benioff (La venticinquesima ora, Troy, Il cacciatore di aquiloni) è una perfetta macchina da marketing, che riempie i vuoti delle pellicole precedenti con una certa creatività e al contempo lancia tante nuove storie ricche di possibili sviluppi.

Anche se le concessioni alla moda dei blockbuster destinati a quel pubblico di teenager che fa salire gli incassi del primo week end al botteghino sono evidenti (in termini di effetti speciali, coreografie guerresche e look generale), Wolverine riesce così a recuperare almeno in parte il fascino dei primi due X-Men (quelli firmati da Bryan Singer).

Che è quello di un racconto a suo modo universale, perché i personaggi dei mutanti, con il loro carico di isolamento e incomprensione che li porta sempre al limite tra santità e dannazione (un limite che alcuni oltrepassano e altri no...) sanno tuttavia toccare dilemmi autentici.

Qual è la natura più profonda che ci determina? È giusto cedere alla violenza e alla vendetta, per quanto ampiamente provocata? Oppure l’umanità (che alla fine possiamo solo leggere riflessa negli occhi di qualcuno che ci ama per quello che siamo) coincide con la libertà? Una libertà carica di responsabilità anche nei confronti di un mondo troppo spesso ostile, in cui i mutanti finiscono per essere spesso degli emarginati o dei fenomeni da baraccone (come il Bradley interpretato da Dominic Monaghan).

L’opposizione si gioca qui in modo particolarmente efficace anche grazie a due attori di grande livello: il dinamico Jackman, ma particolarmente il bravissimo Liev Schreiber, capace di dare profondità a Victor Creed, fratellastro e “doppio” di Wolverine, molto più disposto a cedere al suo lato oscuro, ma che sopratutto non accetta di essere abbandonato da  Logan.

Solitudine o fratellanza tra diversi: è anche questo, in fondo, una delle chiavi delle mille mutazioni che con una certa fantasia, anche visiva, gli autori del film (la regia, adrenalinica e convincente è di Gavin Hood, premio Oscar per Il mio nome è Tsotsi) rivestono di effetti speciali dalla resa davvero impressionante.

Ed è questo che, fatte salve le necessarie cautele per i giovanissimi e la sottolineatura di alcuni eccessi di violenza visiva, rende questo film più interessante della media e fa sperare che il prossimo spin off, quello dedicato al complesso personaggio di Magneto, sappia esplorare a fondo le sfumature di questioni ponderose come la giustizia, la colpa e il perdono.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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