CHE - L'ARGENTINO CHE - LA GUERRIGLIA

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Titolo Originale: Che part one - Che part two
Paese: Spagna, Francia
Anno: 2008
Regia: Steven Soderbegh
Sceneggiatura: Peter Buchman e Benjamin A. Van der Veen
Produzione: Benicio Del Toro e Laura Bickford
Durata: 268'
Interpreti: Benicio Del Toro

Nella prima parte, la nascita del mito. Giovane argentino dall'aria introversa, Ernesto Guevara conosce Fidel Castro nel 1955. Lasciatosene persuadere alla causa della rivoluzione cubana, il Che guida la guerriglia antibatista attraverso la Sierra Maestra fino al decisivo assedio di Santa Clara e all'ingresso vittorioso a Cuba. Nella seconda parte, la fine tragica dell'eroe che resta fedele al suo credo

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
il Comandante Guevara è stato idealizzato. La scelta di mostrare solo il rivoluzionario omette completamente, infatti, il periodo della gestione del potere e della repressione degli oppositori con metodi disumani
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza conformi al genere bellico.
Giudizio Artistico 
 
Eccesso di retorica da un lato, difetto dall'altro. Espungere a fini di asciuttezza antihollywoodiana qualsiasi nota sentimentale o riferimento alla vita privata del Che, tralasciare i rapporti con le due mogli e con i figli lontani, ha reso freddo il lunghissimo film.

Il vero rivoluzionario ama l'umanità sopra ogni cosa e sacrifica alla lotta tutto, relazioni umane e affetti inclusi. È il messaggio di un esangue film biografico in due parti sul Comandante Che Guevara.

Nella prima parte, la nascita del mito. Giovane argentino dall'aria introversa, Ernesto Guevara conosce Fidel Castro nel 1955. Lasciatosene persuadere alla causa della rivoluzione cubana, il Che guida la guerriglia antibatista attraverso la Sierra Maestra fino al decisivo assedio di Santa Clara e all'ingresso vittorioso a Cuba. L'impresa è raccontata alternandovi salti nel futuro: momenti del viaggio che il Comandante, ormai icona internazionale, compie nel 1964 a New York per pronunciare un discorso all'Onu.

Nella seconda parte, la fine tragica dell'eroe che resta fedele al suo credo. Quasi dieci anni dopo la rivoluzione castrista, camuffato da imbelle uomo d'affari, il Che entra in Bolivia per organizzare dal niente i contadini e portare la rivoluzione anche a La Paz. Incomprensioni con l'opposizione locale e, soprattutto, l'aiuto della CIA al governo di Barrientos, faranno naufragare il tentativo. Il Che muore fucilato. Ad effettuare l'esecuzione, un soldato giovane e nervoso che ne subisce il carisma.

Raccontare la biografia del rivoluzionario per antonomasia in modo non spettacolare, adottando il registro del docudrama: un'operazione intellettualistica per realizzare la quale il regista Soderbergh ha dovuto rinunciare ai finanziamenti americani e ricorrere a quelli europei. L'esito lascia il tempo che trova. I tempi morti sono tantissimi e, alla fine, ciò che mantiene l'annoiato spettatore agganciato alla storia è comunque l'iniezione, nell'impianto iperrealistico, di espedienti agiografici.

Soderbergh dichiara di aver voluto raccontare la vita quotidiana del guerrigliero: il giorno per giorno nella foresta, i problemi dell'approvvigionamento e la tattica degli spostamenti. Calare il pubblico nella vera vita del Che, oltre i suoi momenti topici. Per farlo, e per mantenere una sintonia con il protagonista, il Comandante Guevara è stato però idealizzato. A partire dalle fasi biografiche affrontate. La scelta di mostrare solo il rivoluzionario omette completamente, infatti, il periodo successivo alla vittoria cubana: quello della gestione del potere e della repressione degli oppositori con metodi disumani (il campo di concentramento di Guahana) in cui Guevara fu coinvolto. Il Che, viceversa, è schematicamente ritratto come un monolite di filantropia che lotta contro lo sfruttamento del debole ovunque e comunque, conducendo marce sfiancanti, superando violente crisi di asma, suturando i feriti dopo gli scontri.       

Il prezzo di questa stilizzazione positiva, necessaria a rendere attraente la messa in scena documentaristica, finisce per essere la staticità del protagonista: un eroe già fatto in partenza, senza evoluzione lungo la trama. Nessun dramma interiore, nessun nodo o dilemma, nessun interrogarsi, per esempio, sulla compatibilità tra la causa sudamericana e l'imperialismo dell'alleato sovietico. Invece, oculato uso della voce over a recitare parole ispirate contro l'oppressione dei popoli.

Dunque, eccesso di retorica da un lato, difetto dall'altro. Espungere a fini di asciuttezza antihollywoodiana qualsiasi nota sentimentale o riferimento alla vita privata del Che, tralasciare i rapporti con le due mogli e con i figli lontani, ha reso freddo il lunghissimo film.

Ma Soderbergh dichiara che tale freddezza corrisponde alle descrizioni fatte da chi conosceva Guevara: uno che concedeva poco al rapporto umano, uno tutto assorbito nella visione della causa e della strategia.

È il ritratto che ne esce, anche grazie all'interpretazione simbiotica di Del Toro.

Autore: Franco Olearo


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