L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO

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Titolo Originale: L'ultima ruota del carro
Paese: ITALIA
Anno: 2013
Regia: Giovanni veronesi
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Filippo Bologna, Ernesto Fioretti
Produzione: Fandango, Warner Bros Entertainment Italia
Durata: 113
Interpreti: Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi

Ernesto non completa gli studi perché il padre lo prende a lavorare con sè come tappezziere. Cresciuto, lascia il padre che non lo ha mai valorizzato per mettersi in proprio come autotrasportatore assieme al suo amico Giacinto. Ernesto si sposa con Angela, hanno un figlio e la loro vita scorre serena, mentre la storia d’Italia degli ultimi decenni scorre sul loro televisore di casa. Un affaticamento alla schiena lo costringe a lasciare la sua impresa per accettare un posto nell’amministrazione di un’azienda legata al Partito Socialista. Ma è il periodo di tangentopoli ed Ernesto sta firmando troppe carte compromettenti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bel racconto di unità familiare dove una coppia sa restare sempre unita anche nei momenti più difficili
Pubblico 
Maggiorenni
Qualche sgradevole scena con riferimenti sessuali, una rapida scena di incontro sessuale, espressioni volgari
Giudizio Artistico 
 
Bravi tutti gli attori ma la sceneggiatura mostra alcune incongruenze e il racconto è più semplice e minimalista dell’impegno di critica sociale che il racconto sembrava promettere all’inizio

Il film ha un obiettivo ambizioso: raccontare quarant’anni della recente storia italiana facendo perno su alcuni eventi-simbolo (la vincita al campionato di calcio del 1982, il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, le monetine lanciate a Craxi, l’ascesa di Berlusconi) attraverso lo scorrere parallelo della semplice vita di un uomo qualunque, spesso ingenuo ma sempre onesto.

Il film fallisce sia nel riscostruire la realtà socio-politica italiana che nel raccontare la cronaca familiare del tappezziere/trasportatore Ernesto Fioretti.

La cronaca degli anni ‘60-2010  scivola via  velocemente in un modo estremamente qualunquista (in questo simile al recente  Viva l’Italia!): ricorda l’esigenza inderogabile di farsi raccomandare per ottenere un lavoro al comune, la tangentopoli del periodo craxiano, le attenzioni di  Berlusconi per le giovani ragazze del suo partito. Tutto vero, ma il modo con cui il film accenna a questi eventi non genera nessuna positiva provocazione se non la banale conclusione che politica e corruzione sono la stessa cosa.  Non giova certo ricordare la miniserie TV La meglio gioventù, dove, indipendentemente dal giudizio che si vuol dare all’angolazione politica assunta dagli sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli, viene fatta un’analisi degli gli ultimi decenni della storia italiana con un ben diverso spessore.

La storia privata di Ernesto Fioretti ha anch’essa un punto debole: risente del problema che si trovano ad affrontare tutti i registi/sceneggiatori ogni volta che debbono tracciare la biografia di una persona a loro cara (basti ricordare come era stata idealizzata la figura di Mannina nel film Baaria di Giuseppe Tornatore, che raffigurava la madre del regista da giovane). Ernesto Fioretti non è un personaggio inventato ma uno reale e ben conosciuto dal regista Veronesi, perché è stato suo autista così come di molti altri registi e attori del cinema italiano. Questa figura di uomo semplice ma sempre onesto, spesso  ingenuo e impotente di fronte alle furbizie degli altri (un novello Candide o un Forrest Gump italiano) risulta talmente idealizzato che il film appare più che un racconto di fatti reali pubblici e privati, una apologo morale.

Peccato, perché gli attori sono molto bravi, la figura del pittore d’avanguardia interpretato da Alessandro  Haber è la più originale ma soprattutto, anno dopo anno, risalta la vera “ricchezza” del film: l’ amore immutato fra Ernesto e sua moglie Angela.

Un rapporto molto sbilanciato dalla parte di lei: se nelle relazioni esterne è Ernesto che riesce a tenere lontana la famiglia, con la sua correttezza e onestà, da ambienti inquinati, è sempre Angela che regala al marito la sua fiducia incondizionata ogni volta che Ernesto è costretto a iniziare una nuova attività.

La sceneggiatura risente di alcune incongruenze che indeboliscono ulteriormente il racconto: il padre di lui, esigente nei suoi confronti e molto presente nella prima parte, a un certo punto scompare; il timore per un ghepardo presente in un giardino che poi non si vede mai; l’incertezza sulla diagnosi di un presunto cancro ai polmoni del protagonista che forse è stata sbagliata (quindi lo sceneggiatore sembra aver voluto aggiungere il tema della malasanità)  oppure si è trattato di un pietosa bugia da parte del dottore.

Complessivamente un film minimalista con belle espressioni di unità familiare che ha più il tono di una favola che quella di una  denuncia sociale

Autore: Franco Olearo


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