THE CANYONS

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Titolo Originale: The Canyons
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Paul Schrader
Sceneggiatura: Bret Easton Ellis
Produzione: FILMWORKS FX, POST EMPIRE FILMS, SODIUM FOX, IN ASSOCIAZIONE CON PRETTYBIRD
Durata: 99
Interpreti: Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk, Tenille Houston

Christian è un giovane ricco e annoiato che con i soldi del padre si diletta nella produzione di horror di bassa qualità, Tara è la sua compagna, ex attrice ed ex modella. Vivono insieme ma sono una coppia “aperta”, che pratica incontri a tre e scambi di coppia… Una situazione già complicata che precipita quando un ex fidanzato di Tara, Ryan, viene scelto come protagonista del film che Christian sta producendo. Ryan ora è fidanzato con Gina, l’assistente di Christian, ma è ancora legato a Tara, che però non ha detto nulla a Christian della loro relazione... Il ragazzo inizia a sospettare, inizia a spiare e far pedinare la fidanzata e precipita in un vortice di paranoica gelosia, tra giochi perversi e violenza latente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ondeggia tra il voyeurismo compiaciuto e una condanna morale confusa e in quanto tale piuttosto inefficace.
Pubblico 
Sconsigliato
Numerose scene a contenuto sessuale molto esplicite, linguaggio volgare, consumo di droghe, violenza.
Giudizio Artistico 
 
Questa pellicola è un pasticciaccio poco digeribile che solo un pubblico da Festival potrebbe avere lo stomaco o la sofisticazione per sorbirsi e apprezzare

Non credete a chi andrà a cercare giustificazioni da capolavoro postmoderno, iperconsapevole e ironico a questa storia squallida e noiosa di vite buttate via, vendute e sprecate tra sesso, droghe e internet, che si perde nelle sue confuse intenzioni e che la buona regia di Schader (pure se evidentemente limitata dal budget) non riesce a nobilitare. Il re è nudo e questa pellicola è un pasticciaccio poco digeribile che solo un pubblico da Festival (la pellicola è passata Fuori Concorso a Venezia 2013) potrebbe avere lo stomaco o la sofisticazione per sorbirsi e apprezzare.

Una riflessione sul declino di Hollywood e del cinema (la pellicola si apre su sale cinematografiche desolatamente abbandonate)? Un thriller psicologico? Una riflessione spinta sul degrado dei rapporti di coppia dovuto al pansessualismo e alla dipendenza patologica dai cellulari? Un ambiguo omaggio alla decadenza fisica e psicologica di Lindsay Lohan? Quale che sia l’intento del film di Paul Schader (sceneggiato da Bret Easton Ellis, già sceneggiatore di American Psyco), il risultato è per lo meno deludente e ondeggia tra il voyeurismo compiaciuto e una condanna morale confusa e in quanto tale piuttosto inefficace.

Va detto che, non si sa se a proposito o no, c’è veramente poco di interessante nelle vite dei protagonisti, il ricco e annoiato Christian (la scelta del nome è forse l’unico colpo di genio della pellicola, un ironico omaggio al protagonista del famigerato porno-soft Cinquanta sfumature di grigio, che Ellis si era autocandidato a sceneggiare), la sua fidanzata sottomessa, turbata e infedele Tara, l'ex fidanzato di lei Ryan, aspirante attore di belle speranze e dalla moralità claudicante, la di lui attuale fidanzata Gina e tutto il mondo che gira attorno alla produzione di un piccolo film horror di serie D.

Cene a quattro in cui Christian e Tara passano il tempo al cellulare e sdottorano sul loro statuto di coppia apertissima, gli incontri tra scambisti squallidi pure sullo sfondo delle lussuose ville californiane, i giri di shopping e gli incontri inconcludenti nei centri commerciali, pedinamenti misteriosi che non portano da nessuna parte, storie di sesso spiate su social network e cellulari. Niente di tutto questo riesce mai a creare una qualche empatia da parte del pubblico nel confronto dei personaggi, solo un senso di noia e di fastidio crescente non mitigato dalla curiosità un po’ perversa nei confronti degli interpreti.

Prima tra tutti Lindsay Lohan, ex piccola star dei film Disney da tempo persa tra droghe, alcool e riabilitazioni, già sfigurata nel fisico e nel viso da vizi e chirurgia, che qui sembra recitare stancamente se stessa a beneficio di un pubblico guardone. Lo stesso che potrebbe andare al cinema incuriosito dalla presenza, nel ruolo di Christian, del pornodivo James Deen, un unico broncetto (che si vorrebbe astutamente perverso)  stampato in viso e qualità attoriali pari a zero.

Non è una buona idea e l’impressione è che qualunque aspettativa, intellettualistica o banalmente pecoreccia, si nutra su una pellicola come questa è destinata a restare delusa.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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