IL PROSSIMO TUO

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Titolo Originale: IL PROSSIMO TUO
Paese: Italia, Francia, Finlandia
Anno: 2008
Regia: Anne Ritta Ciccone
Sceneggiatura: Anne Ritta Ciccone
Produzione: Francesco Torelli per la Trincea Cinematografica, FS Film Oy, Astra Film
Durata: 124'
Interpreti: Jean-Hugues Anglade, Maya Sansa, Laura Malmivaara, Sulevi Peltola

Eeva è fredda, scostante, non vuole né dare né ricevere confidenze: fa la hostess di terra a Helsinky e sembra trovarsi a suo agio solo nella sua villetta, isolata in una valle coperta di neve. Jean Paul è un cronista di guerra rimasto traumatizzato dalla morte di tutti i suoi colleghi  in una imboscata durante la guerra in Irak. Non riesce a riprendere il lavoro nel suo giornale di Parigi ed  è assillato dalla moglie da cui ha divorziato perché non  paga più gli alimenti. Elena è figlia di immigrati che sono riusciti a gestire in proprio  un bar alla periferia di Roma. Desiderano che la figlia si prenda un diploma di ragioneria ma Elena ha  un sogno: diventare pittrice e inizia a frequentare un corso all'insaputa dei suoi genitori...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un mondo che appare violento ed ostile, l'unico sollievo ci viene dall'aiutarci l'un l'altro e c'è chi si apre alla speranza della fede
Pubblico 
Maggiorenni
Sequenze di film pornografici, una scena di stupro, una nudità maschile integrale
Giudizio Artistico 
 
L'autrice, nelle due ore del film ha alcuni momenti felici ma complessivamente l'opera ha un ritmo lento e scopertamente didascalica

Il sottofondo che accompagna le tre storie in tre diverse città europee è l'attentato terroristico alla metropolitana di Madrid ma a questa insicurezza globale se ne aggiungono altre tutte personali: l'animo dei tre protagonisti è stato ferito in circostanze diverse questo  ne ha determinato l'isolamento, il loro porsi in atteggiamento di costante autodifesa.

Eeva, che ha subito una violenza personale (quasi peggiore della violenza fisica subita è il commento del poliziotto: "come, ha dato confidenza a uno in spiaggia di cui non conosceva nemmeno il nome? Bisogna stare più attenti signora...") desidera solo stare da sola e non vuole ragazzi intorno. Jean Paul ha perso la fiducia in se stesso e la forza per andare avanti; il suo ricorso continuo alla pornografia su Internet, gli da l'illusione di sentirsi ancora vivo ma ha iniziato in questo modo una spirale discendente da cui non riesce più ad uscire. Maddalena è una giovane pittrice che fa  sesso senza amore perché non vuole fare la fine di sua madre, morta suicida per una passione non corrisposta; "siamo tutti schiavi: questo mondo non libera il sesso, non  libera la bellezza, figurati l'amore. Non devi avere speranze se vuoi sopravvivere" confida a Elena, l'adolescente sua allieva, che a sua volta non comprende la prosaicità del duro lavoro dei genitori immigrati, il loro impegno per integrarsi e portare avanti il loro piccolo bar: vede nella pittura un modo per vivere "una vita diversa" .

L'autrice, dopo avere presentato nella prima parte del film le problematiche di cui sono afflitti i tre protagonisti, ci offre la soluzione nella seconda parte: l'unica cura per guarire dai propri mali è uscire da se stessi e offrire solidarietà al nostro prossimo, che probabilmente soffre come noi e più di noi.

Ognuno di noi ha il suo angelo custode e chi ci sta vicino, per scelta o per caso, finisce per  aiutarci nel modo più impensato: Eeva ha come  vicino di casa un vecchio professore rimasto solo: è colmo di tristezza perché  l'unica sua figlia  non viene mai a trovarlo ed Eeva decide di aiutarlo per essere aiutata . Jean Paul ha due figli adolescenti che soffrono per la separazione dei loro genitori: hanno bisogno del loro padre tanto quanto lui ha bisogno di loro.

Anche Maddalena, vedendo la passione della sua allieva per la pittura, recupera l'entusiasmo di un tempo  e forse ora riuscirà ad innamorarsi; Elena invece, dopo che un assalto di xenofobi ha distrutto il bar dei suoi genitori, comprende il valore dei loro sacrifici  e forse farà ragioneria, come loro chiedono.

Tutte tre le storie parallele virano nel finale verso la speranza (anche se con soluzioni drammaturgiche a volte sbrigative, come il pestaggio di Jean Paul da parte dei protettori di una prostituta e il repentino arrivo della polizia) e l'autrice mostra una certa finezza nel ritrarre i personaggi; tuttavia il modo con cui  vuole esporre il suo teorema è troppo didascalico e scoperto nelle intenzioni, nelle due lunghe ore (il film è stato già ridotto rispetto all'originale) di spettacolo.

Un cameo di speranza viene dal figlio di Jean Paul: vuole farsi prete, con grande costernazione della madre che cerca di correre ai ripari facendo intervenire una psicologa; ma il suo modo sereno di dedicarsi agli handicappati,  il suo soffermarsi  in preghiera nella chiesa che frequenta,  è disarmante. Forse il mondo in cui viviamo non è frutto di una mano ostile, nonostante le tante evidenze contrarie,   sembra suggerire l'autrice.

"Crede anche nel Paradiso: te lo puoi immaginare?" commenta suo padre, fra il sorpreso e il compiaciuto.

Autore: Franco Olearo


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