CHERI

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Titolo Originale: CHERI
Paese: Gran Bretagna, Germania, Francia
Anno: 2009
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Produzione: Bill Kenwright Films Ltd, MMC Independent, Pathè Production
Durata: 110'
Interpreti: Michelle Feiffer, Kathy Bates, Rupert Friend

Parigi nel periodo della Belle Epoque, qualche anno prima dello scoppio della Grande Guerra. Non c'è solo la bella Otero a far girare la testa a principi e ricchi borghesi, ma anche Lèa de Lonval, ricca ma ormai sulla soglia della cinquantina, e la sua amica ed ex rivale madame Peloux, ormai ritiratasi dal mestiere. Quest'ultima prende la strana iniziativa di far incontrare suo figlio diciannovenne soprannominato Cherì, un bel tenebroso senza nerbo, con la quasi "zia" Lèa. Pensa che in fondo per il figlio avere un'amante matura sia meglio che passare le serate a bere e a fumare oppio...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Al di là dell'eleganza della forma e dell'ironia del racconto, si tratta di un incontro fra una prostituta di lusso e un giovane vanesio incapace di crescere
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di incontri sessuali con nudità maschili
Giudizio Artistico 
 
Bellissimi costumi, accurate ambientazioni Art Dèco, brave la Feiffer e ancor più la Bates. Ma per raccontare il vuoto...

Non é ben chiaro perché ci sia un interesse a realizzare film come questi.

Siamo a Parigi, nella mitica Belle Epoque (rivissuta attraverso stupendi interni in stile Art Dècò). Lèa é una prostituta di lusso arrivata ormai alla fine di una molto lucrosa carriera; con un umorismo molto inglese che pervade tutto il racconto, lei  trova che non ci sia niente di meglio che  poter finalmente dormire in un letto senza doverlo condividere con nessuno.

Cherì invece ha solo 19 anni, non ha nulla da fare (é figlio di un' altra cocotte a cui gli "affari" soo andati molto bene) se non vivere senza alcuno scopo le fatue notti di Parigi.

I due si incontrano, complice la madre dl lui e dimentichi della differenza di età, hanno una relazione per ben sei lunghi anni, ovviamente a spese del patrimonio di Léa.

La storia è tutta qui perché anche quando, per puri motivi di convenienza, Cherì accetta di sposare Edmèe, graziosa diciannovenne figlia di Marie-Laure, un'altra cortigiana, i due amanti continueranno a farsi del male, ritrovandosi e respingendosi secondo i flussi alterni della loro passione.

Ritorna di nuovo la domanda: che interesse può avere per il pubblico un amore simile (anche molto fisico, come sottolineano alcune scene che sottopongono la cinquantenne Pfeiffer e il direttore della fotografie a sofisticati giochi di prestigio)?.

Forse si voleva mostrare la bellezza trasformante dell'amore: due persone provenienti da ambienti degradati, si riscattano e ritrovano la loro dignità di persone, ma in realtà niente di tutto questo accade. Al contrario: appare evidente, al di là del romanticismo struggente della storia, che il loro è stato l' incontro di due egoismi: un amore sterile destinato solo a generare dolore.

Molto bella e onesta  la confessione finale di Lèa: chiede perdono a Cherì perché se lo avesse amato veramente lo avrebbe aiutato a maturare (quindi a desiderare una famiglia e dei figli); al contrario lo ha protetto e come "bloccato" nella sua giovinezza. Ha passato ogni giorno   con lui come se dovesse essere l'ultimo: nessun futuro  poteva venir costruito, nessuna visione progettuale era possibile per il loro amore. Ha cercato di  carpire da lui fino all'ultimo quellla giovinezza che si stava allontanando da lei.

Anche su Cherì pesa una grossa responsabilità:  riscattarsi e costruire  insieme a sua moglie una famiglia o restare eterno bambino cullato dalla materna Lèa.
L'inizio della Grande Guerra risolverà le loro incertezze è chiuderà un'epoca.

 

Molto brava la Feiffer nella mobilità del suo volto che da un sorriso di speranza si scolora rapidamente nel'angoscia della solitudine. Forse ancor più brava la Bates nella sua calcolata determinazione di madre.

La storia é molto simile a quanto racconta il film La Diva Giulia  : in quel caso una matura attrice di teatro non trovava niente di meglio, per tornare a sentirsi viva, che prendersi come amante un giovane vanesio. Di nuovo l'inizio della guerra (si trattava della guerra del '39) poneva fine a quella storia privata e a tutto un mondo fatuo.

Frears ha cercato, con la contrapposizione fra il lusso e l'eleganza delle ambientazioni e il dramma interiore dei personaggi, di farci adombrare la fine imminente di un'epoca vissuta con troppa leggerezza: un impegno forse troppo ambizioso per una storia così modesta

Autore: Franco Olearo


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