IL GRANDE SOGNO

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Titolo Originale: IL GRANDE SOGNO
Paese: Italia, Francia
Anno: 2008
Regia: Michele Placido
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Angelo Pasquini, Michele Placido
Produzione: Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt per Taodue, Babe Film in collaborazione con Medusa Film e Sky
Durata: 101'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Laura Morante, Silvio Orlando

Nel '68 Laura è studentessa universitaria alla Sapienza di Roma; primogenita di una tranquilla e benestante famiglia borghese di impostazione cattolica, sente il vento della ribellione in arrivo: partecipa alla marcia della pace per la guerra nel Vietnam, all'università affronta il suo professore denunciando le discriminazioni in atto verso gli studenti operai e quando l'università viene occupata, aderisce con entusiasmo all'iniziativa, anche per un certo interesse verso Libero, leader carismatico del movimento. Nicola, giovane pugliese di modeste origini fa il poliziotto nella squadra celere di Roma. Gli viene comandato di infiltrarsi fra gli studenti che occupano l'università e in quell'occasione conosce Laura...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Della convulsa stagione della rivolta studentesca del '68 restano nascoste le motivazioni e manca un giudizio critico su quel periodo, in particolare sulla deriva violenta che ne scaturisce. Di evidente appare solo la voglia di libertà sessuale dei protagonisti
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo femminile integrale. Diverse sequenze di rapporti amorosi con nudità parziali. Molto turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Buona ricostruzione di alcuni eventi chiave del '68 ma i personaggi mancano di profondità e il film si limita a mostrare senza spiegare. Efficace interpretazione di Riccardo Scamarcio

Il regista e, in questo caso anche sceneggiatore Michele Placido, all'epoca giovane celerino impegnato a sedare le sommosse degli studenti, ha voluto raccontarci il '68 italiano concentrandosi su tre eventi chiave: l'occupazione dell'Università La Sapienza di Roma a febbraio, a marzo i fatti di Valle Giulia e a dicembre il corteo dei braccianti ad Avola, dove la polizia sparò uccidendo due manifestanti. 
Quel breve ma intenso sconvolgimento giovanile viene visto da tre punti di vista: quello di Libero, militante marxista leader del movimento studentesco; Laura, studentessa di formazione borghese e cattolica e il poliziotto Nicola, giovane pugliese con l'aspirazione di diventare attore, che raffigura lo stesso regista.

Si è trattato quindi di un progetto oltremodo ambizioso, che forse avrebbe richiesto molte ore di proiezione. In realtà lo schema subisce nello sviluppo forti semplificazioni; la componente cattolica scompare quasi subito: si accenna, in una breve battuta al fatto che Laura faccia parte dell'Azione Cattolica ma non la si vede mai riunita con altri membri del movimento e il suo atteggiamento non si discosta in nulla dagli slogan marxisti dell'epoca; in termini di eventi, il drammatico episodio degli incidenti di Avola è  accennato sbrigativamente con poche scene, quasi fossero mancate le risorse per una terza scena di massa.
Molto più curato e aderente allo spirito dell'epoca l'episodio dell'occupazione dell'università: risuonano nelle aule gli slogan che all'epoca facevano molto effetto, si coglie nei giovani la voglia di fare la rivoluzione, del vietato vietare e, non da ultimo, il poter passare la notte fuori casa con il/la proprio ragazzo/a.
Anche i fatti di Valle Giulia sono bene ricostruiti ma il racconto si ferma anche in questo caso al fenomeno, al ciò che appare: siamo coinvolti da subito negli eccessi verbali degli slogan dell'epoca, dalla determinazione degli studenti di voltare pagina ma non sappiamo perché si è arrivati a quel punto. Le istanze socialiste ed egualitarie, l'avversione alla guerra del Vietnam sono appena accennate ma siccome non viene mai individuato un antagonista, un avversario in carne ed ossa da combattere, la tensione drammatica viene meno. Resta il gusto estetico dei gioiosi cortei giovanili, del frontale della Sapienza con lo striscione rosso con su scritto "occupazione" ma l'istanza romantica di tanti giovani di voler cambiare le cose (il grande sogno, appunto, agli occhi di Michele Placido)  appare come sospesa nel vuoto.

Se la figura di Libero appare credibile nella sua granitica coerenza di rivoluzionario marzista a tempo pieno, molto poco riuscita è la figura di Laura.
Sicuramente molte ragazze di origine borghese dell'epoca restarono affascinate dal vento della contestazione ma lascia perplessi il modo con cui quell'atteggiamento è stato reso drammaturgicamente nel personaggio di Laura.
Vediamo Laura nella casa delle vacanze dei genitori giocare a bagnarsi con i suoi due fratelli, quasi a riprendere certe loro consuetudini di bambini e partecipare, con la famiglia al completo, alla ricerca del loro vecchio cane che si è perso nella boscaglia. Ma già nella sequenza successiva troviamo una Laura emancipata che vive in una sorta di comune rivoluzionaria in un paese del Sud, ora diventata l'amante di Libero, impegnata ad organizzare le rivolte dei braccianti.  Anche le sue vicende sentimentali sono di difficile lettura: dopo aver scelto Nicola come suo primo uomo in una notte di occupazione all'università, decide di convivere con Libero (Nicola si è rivelato essere un poliziotto infiltrato) ma poi torna con il giovane pugliese, quando questo lascia la divisa per amore del teatro. E' vero amore? Si tratta di un grande amore? Difficile comprenderlo: ancora una volta vediamo dei fatti, dei comportamenti, ma non riusciamo a leggere nell'intimo di Laura.
Il suo atteggiamento sembra piuttosto essere coerente con gli slogan dell'epoca sul libero amore, con l'imperativo di non disobbedire ai propri istinti.

Il personaggio di Nicola è decisamente più riuscito, anche se il tema delle sue prime esperienze alla scuola di arte drammatica (ben descritte perché palesemente autobiografiche) finiscono per allontanarci dal tema portante della rivolta studentesca del '68. Riccardo Scamarcio presta il suo sguardo incredulo ed attonito di semplice ragazzo pugliese proiettato dentro degli eventi più grandi di lui ed è forse questa la parte più vera del film.

Complessivamente le diverse intenzioni o anime con cui si è voluto costruire questo film non hanno trovato una sintesi: di positivo è rimasto l'impegno di ricostruire con un certo rigore storico l'occupazione dell'università, l'episodio di Valle Giulia e il mettere in scena la storia autobiografica del poliziotto amante del teatro ma per il resto, l'aver partecipato emotivamente a quegli eventi  ha finito per costituire come un filtro selettivo per la memoria dell'autore,  incapace di vedere quell'epoca con quel  distacco che gli avrebbe consentito di fare un'analisi più approfondita di quella intensa ma breve stagione di velleitario entusiasmo giovanile. Anche le bombe molotov che vengono lanciate dal fratello di Laura, triste anticipo di quello che sarà il successivo, doloroso periodo delle Brigate Rosse, si accumulano con le altre immagini in modo acritico, quasi un atto dovuto di cronaca.

Autore: Franco Olearo


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