ATTACCO AL POTERE - OLYMPUS HAS FALLEN

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Titolo Originale: Olympus Has Fallen
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: Creighton Rothenberger e Katrin Benedikt
Produzione: Gerard Butler, Ed Cathell III, Mark Gill, Alan Siegel per Millennium Films, Nu Images/Millennium Films, West Coast Film Partners, Sony Pictures Entertainment
Durata: 120
Interpreti: Gerard Butler, Aaron Eckhart, Ashley Judd, Morgan Freeman, Angela Bassett, Dylan McDermott, Robert Foster, Radha Mitchell

Un commando di terroristi nordcoreani attacca e quasi rade al suolo la Casa Bianca, prende in ostaggio il Presidente e il suo staff e si asserraglia in un bunker sotterraneo, da dove pianifica un olocausto nucleare. Tutto facile per i cattivi? No, perché non hanno fatto i conti con una guardia del corpo del Presidente, dai drammatici trascorsi, che non aspettava che un’occasione simile per vincere i sensi di colpa e ristabilire l’onore perduto.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La difesa dei valori familiari e democratici va da sé, ma la retorica patriottica è talmente plateale da creare straniamento
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza e di tensione psicologica, cenni di turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Il film regge da un punto di vista tecnico, anche se non tutti gli effetti digitali sono credibili alla stessa maniera, ma Antoine Fuqua è meno bravo di altri a costruire la suspense

In principio ci fu Trappola di cristallo (1988), thriller d’azione che portava l’apocalisse urbana (e la violenza) del poliziesco Arma letale (1987) nel grattacielo di una multinazionale, applicando alla lettera le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione (giacché l’eroe aveva da sconfiggere dei cattivi e liberare degli ostaggi nel giro di una serata e senza poter/dover uscire dal luogo circoscritto del titolo). La formula ebbe tanto successo da essere replicata in molteplici modi – mai troppo diversi dall’originale, pena la non riconoscibilità – e spostata di volta in volta, affidata ai vari eroi muscolari di moda nel periodo, su una corazzata militare ormeggiata nel Pacifico (Trappola in alto mare, 1992), su un lussuoso treno lanciato a tutta velocità tra i canyon del Colorado (Trappola sulle montagne rocciose, 1995), in un palazzetto del ghiaccio durante la finale del campionato di hockey (A rischio della vita, 1996), nella prigione dismessa di Alcatraz (The Rock, 1996), su un affollatissimo Boeing 747 diretto a Washington (Decisione critica, 1996), sull’aereo presidenziale, di ritorno da Mosca (Air Force One, 1997).

La serie si è interrotta quando l’11 settembre 2001 la fantasia è stata raggiunta (ma non superata) dalla realtà, e gli Stati Uniti d’America sono stati davvero feriti da attentati terroristici di matrice islamica, come profetizzato, oltre che da Decisione critica, anche dal successivo Attacco al potere (1998), film omonimo di quello recensito solo per colpa della pigrizia dei titolisti italiani (il titolo originale infatti era The Siege, “l’assedio”). Dallo sconforto e dalla disillusione in cui era precipitato il cinema americano negli anni successivi, hanno provveduto a tirarlo fuori i supereroi. Grazie a Spider-Man, Iron-Man e Capitan America, infatti, l’eroismo è tornato di moda sul grande schermo e i nemici dell’America hanno potuto riprendere il loro posto. È così, forse, che è stato possibile ripresentare l’inflazionato format dopo quindici anni – come se niente fosse – in questo fragoroso e inverosimile action movie che trasuda nostalgia da ogni foro di proiettile.

Il film regge da un punto di vista tecnico, anche se non tutti gli effetti digitali sono credibili alla stessa maniera, ma Antoine Fuqua (che ai tempi di Training Day sembrava un regista più solido e meno rozzo) è meno bravo di altri a costruire la suspense. La difesa dei valori familiari e democratici, va da sé, non la mettiamo in discussione, ma la retorica patriottica è talmente plateale da creare straniamento. La trama è uguale a mille altre, e il divertimento non sta nel sorprendersi per qualcosa ma, esattamente al contrario, nel verificare che tutti gli stereotipi del genere funzionino secondo una tradizionale grammatica ben digerita (l’eroe con il senso di colpa, l’agente segreto fellone, il militare ottuso…). Da questo punto di vista in Olympus Has Fallen ci si diverte anche parecchio, ma solo grazie ai colpi bassi di quest’accorta e infallibile drammaturgia, che porta lo spettatore a esaltarsi se una spia americana (soprattutto se ha la faccia simpatica del duro Gerard Butler) fracassa il cranio a un terrorista coreano, usando come arma un pesantissimo busto di Abramo Lincoln. Eppure qualcosa da aggiungere c’è, o ci sarà: se questo film non fosse uscito in sinistra concomitanza con gli attentati dinamitardi alla Maratona di Boston (aprile 2013), e se la Corea del Nord non rappresentasse davvero le paure atomiche attuali dell’Occidente, potremmo concludere serenamente il discorso. Racconteremmo, per dovere critico, di una Hollywood con una ritrovata voglia di scherzare e di strizzare l’occhio, di spararla grossa e di esagerare, di girare un film che pare scritto negli anni Novanta come un omaggio al genere, esattamente come il francese The Artist (Oscar come miglior film nel 2012) lo fu del cinema muto degli anni Venti.

Invece no, nessuna voglia di scherzare (casomai, di prendersi terribilmente sul serio) per un cinema che, per quanto grezzo, non smette di essere tempestivo, se non profetico, nel mostrare paure e pericoli della contemporaneità. Non è un caso se, all’indomani degli attentati dell’11 settembre, furono convocati dall’Intelligence americana degli sceneggiatori hollywoodiani: quelli che potevano, meglio di altri, ipotizzare gli scenari futuri. Stiamo ancora parlando di cinema? Anche di quello, certo, e ci sarebbe solo da stare al gioco se non fosse in arrivo, tra qualche mese, un film “gemello”, un altro “Trappola di cristallo alla casa bianca” (titolo: White House Down), stavolta diretto dall’esperto di cataclismi Roland Emmerich (il primo, ai tempi di Independence Day, a mostrare agli americani la dimora del loro Presidente saltare in aria). Brutto segno quando il cinema inizia a essere troppo ripetitivo su certi temi, perché diventa lecito chiedersi: cosa ci riserva la realtà?

Autore: Raffaele Chiarulli


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