LA FRODE

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Titolo Originale: Arbitrage
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Nicholas Jarecki
Sceneggiatura: Nicholas Jarecki
Produzione: ARTINA FILMS, GREEN ROOM FILMS, TREEHOUSE PICTURES, ALVERNIA PRODUCTION
Durata: 107
Interpreti: Richard Gere, Susan Sarandon, Brit Marling, Tim Roth, Laetitia Casta

Robert Miller è un potente uomo d'affari che deve vendere il suo impero finanziario prima che qualcuno scopra gli ammanchi che sono stati nascosti dietro bilanci falsificati. Mentre cerca di mantenere alta la sua immagine di uomo di successo e di patriarca di una bella famiglia, deve coprire lo scandalo della sua relazione con una donna che resta uccisa in un incidente d’auto di cui lui è colposamente responsabile

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una lucida e inflessibile analisi di come i comportamenti avidi di un imprenditore possano restare venire occultati perché ogni persona ha il suo prezzo
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio e situazioni scabrose, pessimismo morale
Giudizio Artistico 
 
Il film marcia come un orologio grazie a una sceneggiatura di acciaio e all’ottima interpretazione di Richard Geere ma il film non emoziona perché troppo meccanico

Il punto nodale del film è il colloquio fra Robert Miller, il brillante, potente uomo d’affari e sua figlia Brooke, direttrice finanziaria della sua società, che si svolge a due terzi del racconto.

Brooke ha scoperto un pauroso ammanco nei bilanci, che risultano essere  stati falsificati. Il padre ne spiega le ragioni: ha fatto alcuni investimenti  che si sono rivelati più rischiosi del previsto e  ha cercato di recuperare la situazione con un misto di azioni finanziarie, falsificazioni di bilancio, prestiti da amici ottenuti con l’inganno. Il film riassume in questa breve sequenza il modo con cui il cinema americano negli ultimi anni, dopo la crisi finanziaria del 2008, sta cercando di indagare con la  spietata lucidità che gli è propria, sulla perdita di senso e di valore  per  tutto ciò che è denaro e finanza, a vantaggio del successo della propria azienda e di  se stessi. Robert usa frasi del tipo: “alla fine il denaro  è solo carta stampata”; si tratta della auto-giustificazione di chi si considera al di sopra del “popolo minuto”, non molto dissimile da quel “alla fine sono soltanto soldi; sono pezzi di carta con una figura sopra” del grande boss (Jeremy Iron) di  Margin Call .  Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo avuto un grande crack, quello della Parmalat e nel film  Il gioiellino il ragionier Botta (Toni Servillo) mostra la stessa indifferenza verso quella che appare una pura convenzione valida solo per i più deboli: “i soldi non li abbiamo? Ce l’inventiamo”

Robert continua la sua difesa di fronte alla figlia e adesso cerca di cambiare registro, parla di fatalità, di cose che succedono quando si rischia imprenditorialmente. A questo aggiunge la minaccia del peggio: l’alternativa della bancarotta avrebbe portato alla rovina centinaia di famiglie.

Quando infine la figlia lo contrasta di fronte all’evidenza  di un comportamento  illegale  e disonesto per aver  ingannato la fiducia di tanta gente, ecco l’ultimo attacco: “io sono il boss, tu lavori per me. Io sono il patriarca della famiglia. E’ questo il mio ruolo”.

Il film riesce a completare in questo modo le tre facce della “nuova economia”: il mondo è diviso in due, fra coloro la cui vita dipende dal denaro che hanno a disposizione  e quelli che lo “costruiscono”; la libertà imprenditoriale di rischiare con disinvoltura dietro la copertura di una fatalistica alternanza fra periodi di vacche grasse e magre; la libertà di usare tutti i mezzi, leciti ed illeciti a disposizione per coprire le perdite, perché alla fine nessuno vuole realmente la crisi.

Se La frode è una fiction, film precedenti come To big to fail e Inside Job che si rifanno a  quanto realmente accaduto nella crisi del 2008 sono arrivati alla stessa desolante conclusione: passata la crisi, nessuno ha cercato  di porre delle regole al mercato; si è preferito lasciare che le cose continuino ad andare come vanno, spingendo verso il futuro eventuali problemi.

Il film è costruito sotto forma di thriller dai ritmi serrati. Il protagonista si trova di fronte ad una bomba ad orologeria da disinnescare : deve riuscire a vendere la sua società prima che qualcuno si accorga dei bilanci falsificati e prima che scoppi lo scandalo a sfondo sentimentale nel quale si trova colposamente coinvolto per la morte della sua amante in un incidente d’auto.

Una sceneggiatura d’acciaio e una regia senza respiro guidano l’esperto Richard Geere in questo gioco d’azzardo ad alto rischio e raggiungono l’obiettivo di far tifare lo spettatore, nonostante tutto, per il manager disonesto.

In effetti  l’altra conclusione a cui perviene il film è che Robert Miller riesce a controllare una situazione così complessa solo perché gli altri in fondo sono simili a lui: hanno degli interessi venali, quindi sono prevedibili e quindi ricattabili.

Più volte  il film ritorna sul tema della ricerca di qualcuno che “sia diverso” e per un momento, un ragazzo di colore sembra ridarci la speranza che esista qualcuno che riesca  a guidare la propria esistenza in base dei principi assoluti ma poi anche lui finirà per intascare l’assegno che gli ha preparato Robert.

Un film ben realizzato, che analizza e mette sotto accusa certi comportamenti irresponsabili ma alla fine non riesce ad emozionare perché il suo sviluppo è  un meccanismo ben oliato ma freddo 

Autore: Franco Olearo


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