AMICHE DA MORIRE

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Titolo Originale: Amiche da morire
Paese: ITALIA
Anno: 2013
Regia: Giorgia Farina
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci e Giorgia Farina
Produzione: Andrea Leone e Raffaella Leone per Andrea Leone Films, in collaborazione con Rai Cinema
Durata: 103
Interpreti: Claudia Gerini, Cristiana Capotondi, Sabrina Impacciatore, Vinicio Marchioni

Subito dopo aver individuato i componenti di una banda di rapinatori tra i pescatori di tonni di un’isoletta del Sud Italia, un commissario di polizia registra l’inspiegabile sparizione del loro capobanda. S’insospettisce quando, andato a interrogare la giovane moglie Olivia di prima mattina, trova a farle compagnia Gilda, una nota prostituta del paese, e Crocetta, timida e scontrosa impiegata della tonnara. Mai queste tre donne erano state viste insieme. Come mai, proprio in concomitanza della sparizione del bandito, iniziano a fare sempre più spesso comunella? Ohibò, qui gatta ci cova.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film programmaticamente amorale ma che si mostra come tale . Almeno in questo è onesto
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, scene di sesso, allusioni sessuali, due scene di tensione.
Giudizio Artistico 
 
Una commedia nera confezionata con brio e spigliatezza puntando su un cast femminile molto ben affiatato

Ilare commedia nera, volutamente sopra le righe e volutamente amorale, che l’esordiente regista Giorgia Farina ha confezionato con brio e spigliatezza puntando su un cast femminile molto ben affiatato. La trama un po’ strizza l’occhio e un po’ prende in giro il cinismo del poliziesco americano, usando le maschere della commedia dell’arte italiana e tutti i cliché possibili e immaginabili. La macchina narrativa non s’inceppa, merito delle tre attrici e soprattutto della sceneggiatura dell’indaffaratissimo Fabio Bonifacci (scrittore eclettico che nella stessa stagione cinematografica è passato da Il principe abusivo a Bianca come il latte, rossa come il sangue, passando per questo film).

Non è un caso che il film illustri una Sicilia, un po’ da cartolina un po’ da barzelletta, che in realtà è stata ricostruita in Puglia (con set a Monopoli, Polignano, Fasano e Massafra). Qui si gioca con gli stereotipi, senza volerli sovvertire o affrontare, semplicemente utilizzandoli come pezzi dell’ingranaggio del plot, con l’unico scopo di divertire lo spettatore (quindi anche con un Sud schematico e stilizzato come un fondale dipinto a mano, in cui una regione può valere un’altra: pazienza se si nota lontano un miglio la differenza. Benedice la Film Commission). Fa sorridere, piuttosto, che molte recensioni abbiano parlato di questo film come di un vessillo della battaglia femminile per la parità dei sessi, festeggiando l’uscita nelle sale per l’8 marzo come un segnale di presa di coscienza civile da parte di un qualche movimento femminista, come se fossimo ancora ai tempi di Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi.

Donne umiliate di tutto il mondo: unitevi, imbracciate le armi e prendetevi ciò che vi spetta; se possibile, con gli interessi. Potrebbe essere questo il tema del film (o anche “Thelma & Louise incontrano Aldo, Giovanni e Giacomo”), che mette in scena tre donne che si ribellano ai pregiudizi, alle tradizioni, a un matriarcato soffocante e alle comari pettegole, ma che si fanno anche beffe di uno sbirro scaltro ma sfortunato e mettono al tappeto chi cerca di far loro del male senza alcun rigurgito di coscienza. Perché dovrebbero, visto che gli uomini sono tutti mascalzoni, a usare un eufemismo?

La regista e coautrice della sceneggiatura è una donna, è vero, ma non basta ad appioppare al film la patente di misandria e femminismo. Piuttosto, si tratta di un’escursione divertita e divertente oltre le regole del genere (la commedia all’italiana) alla ricerca d’ispirazione e di originalità in qualche prodotto cinematografico e televisivo d’oltreoceano: senza mai, però, prendersi veramente sul serio. Dall’ironia si passa facilmente al sarcasmo e la storia, che racconta di un delitto senza castigo né redenzione, è quanto di più sconsigliabile a chi cerca da un film occasione di approfondimento e riflessione sugli abissi d’immoralità cui può precipitare l’animo umano. Detto questo, nella sua ludica sincerità, che ammicca già dalla locandina, un film molto meno pericoloso di quelli che cercano di spacciare per buone morali cattive.    

Autore: Raffaele Chiarulli


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