VIVA LA LIBERTA'

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Titolo Originale: Viva la libertà
Paese: ITALIA
Anno: 2013
Regia: Roberto Andò
Sceneggiatura: Roberto Andò, Angelo Pasquini
Produzione: BIBI FILM CON RAI CINEMA
Durata: 94
Interpreti: Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Michela Cescon

Enrico Oliveri, segretario del principale partito d'opposizione, guarda sgomento, durante un suo discorso in un teatro, una donna dalla platea che gli urla che se ne deve andare. Enrico sa che i sondaggi, poco prima del prossimo turno elettorale, danno in discesa il suo partito. Sgomento e depresso, lascia l’Italia senza informare nessuno e si reca a Parigi per ritrovare Danielle, una sua passione giovanile, ora sposata e impegnata come segretaria di produzione nel mondo del cinema. Andrea Bottini, il braccio destro dell'onorevole, non trova altra soluzione che invitare Giovanni Ernani, il fratello gemello di Enrico, appena uscito da una clinica per malati mentali, a prendere il suo posto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film vorrebbe fare la morale alla politica italiana ma di fatto non la fa, proponendo solo migliori capacità oratorie
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena con nudità femminile. Un episodio di disinvolto tradimento coniugale
Giudizio Artistico 
 
Il film diverte per il suo tono arguto e leggero con cui costruisce un apologo sulla politica italiana ma la costruzione è astratta ed intellettuale. Molto bravo Toni Servillo nel suo doppio ruolo.

Dai tempi in cui Alexandre Dumas (padre) aveva inventato il personaggio che si nasconde dietro una maschera di ferro nel romanzo Il visconte di Bragelonne, l’idea  dei  fratelli gemelli che si sostituiscono nei loro ruoli, ha sempre affascinato.

In questo film Roberto Andò, dopo 'Viaggio segreto', 'Sotto falso nome' e 'Il manoscritto del Principe', recupera la soluzione narrativa dello scambio delle parti fra due gemelli, complice un magnifico Toni Servillo, per costruire un apologo sulla politica italiana. Il film non si preoccupa di rappresentare con fatti la realtà di una politica stanca e corrotta, di elettori ormai disaffezionati e senza più entusiasmo:  tutto ciò viene detto a parole, mentre ciò che interessa al regista è interiorizzare il problema nelle figure dei due fratelli. Di come il primo, Enrico, depresso e sfiduciato, ritrovi se stesso nel recuperare i suoi amori giovanili: la francese Danielle, ormai sposata e la passione per il cinema, non disdegnando di fare l’attrezzista durante le riprese di un film. Intanto il gemello Giovanni, forte della sua ottima preparazione letteraria, filosofica e musicale, si diverte un mondo a recitare la parte del politico, ponendosi in presa diretta con gli elettori, iniettando buonumore, declamando frasi ad effetto prese da Brecht ('Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua') e  rivolgendo a tutti un invito a “non aver paura” di ispirazione woijtyliana.

Il film gioca intorno all’ambiguità delle situazioni che si vengono a creare e lo fa con tono leggero (il deputato gemello gioca a nascondino con il Presidente della Repubblica fra i mappamondi del Quirinale  o si scatena in un valzer con il primo ministro tedesco, una caricatura della Angela Merckel). Il film è quindi  godibile a vedersi ma è ambiguo nella sostanza. Anche Sorrentino ne “Il Divo” aveva fatto della satira politica surreale (in Cirino Pomicino che si divertiva a scivolare per i corridoi del Parlamento) così come Nanni Moretti ne  “Il Caimano” aveva costruito  la caricatura di Berlusconi ma entrambi avevano cercato  di arrivare a delle conclusioni che ritenevano giuste secondo il loro punto di vista.

Nel caso di “Viva la libertà” la cura proposta contro una politica malata sembra peggiore del male: il film lascia intendere che l’unico modo per recuperare il favore elettorale è essere brillanti nel parlare, manipolatori della folla, mettere in piedi una professione dell’apparire dietro la quale non si intravede nessuna sostanza, visto che il leader che si presenta come tale è un po' svampitello. 

In parole più dirette, se dietro l’espressione: “il principale partito all’opposizione” si intravede chiaramente il Partito Democratico (in un ufficio della loro sede è appesa una foto di Berlinguer), i metodi proposti come più efficaci, se non fosse per una certa velleità di fare un maggior sfoggio di cultura, sono proprio quelli del loro maggiore avversario.

E’ presente anche in questo film una certa deriva intellettuale, difficile da eliminare e troppo spesso presente nei film d’autore italiani, con una scarsa capacità di mordere la realtà.

Sul tema di quanto sia diventata sofisticata l’arte della retorica (o della manipolazione?) politica che mira a persuadere i potenziali sostenitori è uscito poco tempo fa “Le idi marzo” un film di George Clooney  molto rigoroso.

Da notare infine una curiosità: le figure femminili presenti nel film sembrano aderire con molta disinvoltura alla situazione ambigua che si è venuta a creare. Anna, la moglie di Enrico, non disdegna di trattare con affettuosità matrimoniale il gemello Giovanni, quasi a completare la sostituzione ormai in atto. Anche la francese Danielle, sposata con una figlia, di fronte al ritorno dopo 25 anni di Enrico, non tarda molto a dimenticare i suoi impegni coniugali.

Autore: Franco Olearo


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