CIRQUE DU SOLEIL 3D: Mondi lontani

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Titolo Originale: Cirque du Soleil: Worlds Away
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Andrew Adamson
Produzione: ANDREW ADAMSON, MARTIN BOLDUC, ARON WARNER
Durata: 91

Una ragazza s’innamora di un trapezista e lo insegue attraverso i tendoni di un fantasmagorico circo, in una dimensione parallela in cui realtà e immaginazione si confondono.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La bellezza dello spettacolo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista Andrew Adamson non riesce a costruire un discorso cinematografico sensato che giustifichi la messa in scena, indeciso se porsi dalla parte dello spettatore passivo o trovare una più autoriale sintesi tra immagini e musiche

La frase di lancio del film recita: “Un viaggio spettacolare in cui l’immaginazione diventa realtà”. Produttore esecutivo è James Cameron – e per questo il poster con furbizia annuncia “Dai produttori di Titanic e Avatar” – e regista è Andrew Adamson, che ha diretto pellicole importanti come i primi due episodi di Shrek e i primi due delle Cronache di Narnia. Tutti questi elementi potrebbero trarre in inganno gli spettatori e far loro credere che Cirque du Soleil sia l’ennesimo fantasy. Nossignore. Si tratta di una versione cinematografica dell’omonimo spettacolo circense, girata durante alcune esibizioni della compagnia a Las Vegas.

Niente personaggi e niente trama, insomma: la cornice – in cui una ragazza entra in un circo, s’innamora al volo di un ragazzo, che poi scopriamo essere un asso del trapezio – è un debole pretesto che serve ad accompagnare lo spettatore all’inizio del film, fargli prendere posto e poi lasciarlo allo stesso spettacolo che vedrebbe se pagasse il biglietto in uno degli allestimenti che ogni anno si tengono in varie città del mondo.

Perché farne un film, allora? Un po’ per il feeling sempre esistito tra i due ambienti dello spettacolo: circo al cinema vuol dire Charlie Chaplin, Cecil B. De Mille e, soprattutto, Federico Fellini. Vuol dire tanti omaggi e citazioni, che vanno dal prologo di Indiana Jones e l’ultima crociata a Madagascar 3. Un po’ perché le esibizioni del Cirque du Soleil erano un banco di prova interessante per continuare a fare esperimenti con il 3D, in un continuo lavoro di perfezionamento tecnologico a cui cineasti come James Cameron – che qui ci mette il nome forse soprattutto per portare un po’ di gente nelle sale – stanno dedicando tempo ed energie.

Gli omaggi cinefili si esauriscono dopo i primi minuti di film quando, come detto, l’introduzione narrativa lascia lo spazio allo show vero e proprio. L’ambientazione non è neanche circense nel senso stretto del termine, giacché le performance del Cirque du Soleil sono piuttosto un intreccio di altre arti, che vanno dal balletto, alla performing art al musical classico, in cui scenografia, coreografia e fotografia la fanno da padrone, dialogando con la musica senza bisogno di parole.

Il 3D è appena percepibile e sicuramente non vale il prezzo del biglietto. Andrew Adamson è indeciso se assecondare lo stupore dello spettatore, tenendosi a distanza, oppure cercare una più autoriale sintesi tra immagini e musiche, lavorando sulla poesia dei corpi, dei movimenti e degli elementi (acqua, aria, terra e fuoco, di cui la fotografia cerca di recuperare le diverse consistenze e luminescenze). Il risultato è più che altro anonimo. Meno interessante di quello che sarebbe potuto essere un documentario con gli stessi protagonisti, non è neanche abbastanza coraggioso da diventare arte astratta.

Insomma, un nulla di fatto: un “film” che porta nelle sale di tutto il mondo uno show altrimenti visibile soltanto in Canada, Stati Uniti e pochi altri Paesi, interessante forse per una nicchia di appassionati di questo genere di esibizioni, che però non dà niente allo spettatore alla ricerca di emozioni, e neanche riesce a costruire un discorso cinematografico sensato che giustifichi la messa in scena. Con l’aggravante che, una volta visto sulla tv di casa, perderà anche quel minimo di spettacolarità che sul grande schermo almeno lo tiene in piedi.   

Autore: Raffaele Chiarulli


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