FLIGHT

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Titolo Originale: Flight
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: John Gatins
Produzione: IMAGEMOVERS, PARKES/MACDONALD PRODUCTIONS
Durata: 139
Interpreti: Denzel Washington, Kelly Reilly, Don Cheadle, John Goodman, Bruce Greenwood

Il pilota di linea Whip Whitaker riesce con un’abile manovra a portare a terra un aereo che ha subito un guasto meccanico riuscendo a salvare quasi tutte le vite dei passeggeri. Dopo la scampata catastrofe, Whip viene acclamato eroe nazionale, ma lui sa che in realtà durante il volo aveva in corpo un eccesso di alcool e di droga e la commissione d’inchiesta potrebbe riuscire a scoprirlo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta una storia che ha un lieto fine nella lotta contro la dipendenza dall’alcool ma certe scene forti di assunzione di droga e di nudità non sembrano necessarie per l’economia del racconto
Pubblico 
Maggiorenni
Una prolungata scena di nudo integrale, turpiloquio, espressioni forti all’interno di un ambiente per pornofilm; ripetute scene di assunzione di droga
Giudizio Artistico 
 
Robert Zemeckis dirige con mano sicura un film spettacolare e ad alta tensione mentre Denzel Washington incarna in modo eccezionale il tormentato e vizioso protagonista

Whip e Nicole sono persone sole e alla deriva.

Nicole non ha conosciuto suo padre, vive di espedienti (non sembra estranea alla partecipazione a qualche porno-film), ha relazioni occasionali e deve essere ricoverata all’ospedale perchè tossicodipendente.

Whip, nella sequenza iniziale si sveglia la mattina al suono del telefono: scopriamo che la donna con cui ha passato la notte non è sua moglie (è divorziato da tempo), appena alzato beve dalla bottiglia di Whisky, accetta dalla ragazza un tiro da una sigaretta di erba e per svegliarsi completamente sniffa cocaina (un ritratto fin troppo caricato di un uomo immorale, probabilmente in riferimento agli obiettivi religiosi che si pone il film).

Whip ha un problema in più rispetto a Nicole: svolge un servizio pubblico. E’ un pilota dell’aviazione civile e quando sale sull’aereo che deve pilotare da Orlando ad Atlanta, ha già bevuto e sniffato troppo. Ma quando l’aereo, a seguito di un guasto meccanico perde paurosamente quota (una sequenza altamente drammatica, degna di Robert Zemeckis) lui è l’unico a non perdere il controllo e a sapere cosa fare (è stato un asso dell’aviazione della marina militare). Dopo l’atterraggio di emergenza, 6 persone risultano morte ma 100 sono sopravvissute.

Anche Whip resta incolume e da questo momento la storia si muove su più piani: l’indagine sulle cause del disastro condotta dalla NTSB (National Transportation Safety Board) che si compie ai piani alti, fra la direzione della compagnia aerea e gli avvocati ingaggiati allo scopo di ridurre i danni finanziari e quella che conduce con cautela Whip, per cercare di capire se qualcuno dell’equipaggio (il secondo pilota, le hostess) ha intenzione di denunciare la sua dipendenza dall’alcool.

L’incidente ha posto Whip di fronte alle sue responsabilità, alla necessità di cambiare vita. Tenta di farlo con tutte le difficoltà di chi ha una dipendenza: in certi momenti riesce a smettere ma alla prima difficoltà finisce per cedere; si ritiene sincero nella sua lotta, ma altre volte si nasconde dietro una orgogliosa quanto futile autodeterminazione:“sono io che voglio bere, è una mia volontà: non ci sono costretto”. A peggiorare la situazione si insinua in lui il tarlo della speranza che possa venire assolto al processo (è da tutti ammirato per la bravura con cui ha condotto l’aereo) in modo che tutto possa restare come prima. La vicinanza di Nicole, anche lei debole come lui, non gli è di molto giovamento.  

Il risvolto positivo del finale del film riscatta tutta la tensione precedente: Whip è finalmente “libero” ma in un nodo molto particolare, da lui stesso voluto. In lui non ha prevalso l’opportunismo di cercare di evitare ciò che è evitabile ma l’impegno di costruirsi finalmente  una coerenza interna, preludio al ritrovamento della propria dignità.

Il tema della fede e dell’intervento provvidenziale divino interviene più volte del racconto. Denzel Washington non è estraneo a queste tematiche: lo si era visto in Codice Genesi, un film ambientato in un futuro dove occorreva difendere l’ultima Bibbia rimasta. Non risulta  evidente dal film se  Denzel voglia in qualche modo rendere omaggio a  suo padre ministro pentacostale: sono sicuramente dei pentacostali i fedeli che si vedono atterrare l’aereo vicino alla loro chiesa, che per i primi  soccorrono i passeggeri e che iniziano ogni giorno a pregare per i morti e per la guarigione dei feriti. Al contrario non sembra estranea una certa ironia nei confronti di un certo fanatismo religioso, come quando Whip incontra in ospedale il secondo pilota, ferito alle gambe, che lo invita a pregare con lui perché nella tragedia  Dio si è rivelato anche nella vita di chi è sopravvissuto. In un’altra sequenza in ospedale, un malato medita amaramente  sul fatto di aver pregato Dio per restare sano ma per qualche insondabile mistero ha scelto proprio lui per una forma rarissima di malattia.

Robert Zemeckis dirige con mano sicura e non ci risparmia nulla delle difficoltà e del grande sforzo che è necessario per risalire la china da una dipendenza. L’interpretazione di Denzel Washington è notevole. La conclusione del film è positiva.

Tuttavia non si può non osservare che la rappresentazione del vizio in alcune sequenze va al di là di quanto strettamente necessario per raccontare il degrado dei protagonisti.

La scena iniziale ldove a hostess che ha passato la notte con Whip si muove e parla  senza vestiti si prolunga oltre il dovuto e non ci vengono risparmiati  certi dettagli su come il protagonista riesce a riprendersi da una sbronza: sniffare coca sembra l’unico metodo per tornare in forma.

 

Autore: Franco Olearo


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