LA MIGLIORE OFFERTA

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Titolo Originale: La migliore offerta
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Durata: 124
Interpreti: Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland

Virgil Oldman, geniale ed eccentrico esperto d'arte, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo trascorre la sua vita al riparo dai sentimenti, fino a quando una donna misteriosa lo invita nella sua villa per effettuare una valutazione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Chi vive ingannando gli altri prima o poi verrà ingannato
Pubblico 
Maggiorenni
Alcuni rapporti amorosi con nudità
Giudizio Artistico 
 
Giuseppe Tornatore si conferma un regista meticoloso e convincente nell’imbastire un racconto e nel guidare gli attori. Eccezionale la prestazione di Geoffrey Rush; coinvolgente la musica di Ennio Morricone.

Virgil Oldman: completi scuri impeccabili, il fazzoletto nel taschino, immancabilmente con i guanti (scelti ogni giorno fra i tanti del suo fornitissimo guardaroba), ha un tavolo solo per lui in un ristorante esclusivo dove si alimenta, anche esteticamente, di eleganti piatti confezionati secondo le regole della nouvelle cuisine e corroborati da una bottiglia di champagne. Nel lavoro (è un antiquario e battitore d’aste richiesto in tutto il mondo)  è formalmente gentile ma si altera facilmente quando qualche cosa non è stata fatta bene o gli si fa perdere tempo. Si vede bene che Giuseppe Tornatore e Geoffrey Rush hanno lavorato molto per costruire il profilo del Virgil, protagonista indiscusso  di questo giallo. Tutto il racconto si sviluppa intorno al suo punto di vista: un uomo di successo che non disdegna di impiegare la sua influenza per impossessarsi con operazioni truffaldine di quadri di grande valore, ma è anche un uomo che  a sessant’anni non ha mai conosciuto l’amore.  Non ha verso l’altro sesso nessun altro sentimento se non il compiacimento estetico che che gli procura la contemplazione di ritratti  femminili che lui maniacalmente colleziona.

E’ questo il pretesto narrativo per sviluppare i due  temi portanti del film: quando Virgil conosce una giovane donna, Claire  (ma solo parlandole attraverso una porta chiusa perché lei è affetta da una grave forma di agorafobia) si sviluppa il tema, tante volte esplorato ma sempre nuovo, della seduzione femminile (più lui e lei litigano, più lei si sottrae alla sua vista, più Virgil si sente irrimediabilmente attratto). A questo si accompagna il sentimento dell’amore, qualcosa di assolutamente nuovo per Virgil, che ora è diventato fragile e insicuro incapace di approdare ad alcuna forma di certezza: “Tutto può essere finzione, anche l’amore e la follia”  gli risponde l’amico interpretato da Donald Sutherland e ora per Virgil i dubbi professionali di routine nel valutare un quadro vero o falso si sono trasferiti nel vivo della propria carne senza essere in grado di risolvere il suo dilemma privato. Un mistero che è preludio allo sconvolgimento finale della componente thriller della storia.

Sotto questo aspetto l’ispirazione hitchkockiana è più che evidente. “La donna che visse due volte” è il riferimento più prossimo. Anche in quest’opera del ’58, il detective John- James Steward è irrimediabilmente attratto da una donna che nasconde uno strano segreto. Entrambi i registi, l’inglese ed ora l’italiano, amano l’esplorazione graduale del mistero tramite una meticolosa cura dei dettagli. Bisogna riconoscere però che Tornatore, impeccabile nello sviluppare il rapporto amoroso fra i due protagonisti (grazie anche alla superba interpretazione  di Geoffrey Rush) ha ripreso, della costruzione hitchkockiana, solo le mura ma non le fondamenta. Ne è la prova l’accumulo di finali con i quali Tornatore si sente in dovere di ripercorrere la storia per evidenziare quegli indizi che hanno portato alla sorpresa finale (in realtà uno spettatore smaliziato capisce molto presto quale sarà la conclusione). E’ come se si fosse concentrato sul rapporto sentimentale e su di esso abbia poi voluto innestare, quasi come corpo estraneo, la componente di thriller. Non è così per Hitchkock dove i due aspetti procedono in stretta simbiosi e il finale è in grado di  illuminare all’indietro tutta la storia. Zooma senza esitazione sulla collana che indossa Kim Novak: la grammatica sempre esplicita delle sue inquadrature non lascia dubbi su quali sono gli elementi indiziari. 

Al di là di questa annotazione, Giuseppe Tornatore si conferma un grande e meticoloso regista: in questo periodo di così scarsa vitalità della produzione italiana, sono pochi i registi all’altezza di una platea internazionale e Giuseppe è uno di  questi.

 

Autore: Franco Olearo


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