LA BICICLETTA VERDE (Laura Cotta Ramosino)

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Titolo Originale: Wadjda
Paese: Arabia Saudita/ Germania
Anno: 2012
Regia: Haifaa Al Mansour
Sceneggiatura: Haifaa Al Mansour
Produzione: Razor Film/High Look Group/Rotana Studios/Norddeutscher Rundfunk/Bayerische Rundfunk
Durata: 97
Interpreti: Waad Mohammed, Reem Abdullah

La dodicenne Wadjda sogna di possedere una bicicletta ma per una ragazza a Riyad, dove le donne escono solo coperte da capo a piedi di nero e hanno pochi diritti, sembra un sogno impossibile… Un giorno però a scuola viene indetto un concorso di conoscenza del Corano e Wadjda decide di partecipare per vincere la somma necessaria a comprarsi la bicicletta dei suoi sogni.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La capacità di sognare di una bambina è contagiosa e suggerisce che il cambiamento del mondo nasce da quello anche di un solo cuore.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film arriva dritto al cuore come i capolavori del Neorealismo italiano, che ricorda non solo per l’oggetto del desiderio della piccola protagonista, ma anche per la capacità di condividerne il punto di vista spontaneo e positivo

Wadjda è una dodicenne come tante: discute con la mamma, si lamenta per il padre che non vede mai, passa il tempo con i videogiochi, ma soprattutto desidera ardentemente una bicicletta per sfidare il vicino di casa dispettoso (ma a dodici anni certi dispetti sono già il preludio di qualcosa di più tenero) sul percorso che va verso la scuola. … 

Ma a Ryad un desiderio all’apparenza semplice diventa  quasi impossibile da realizzare: in Arabia Saudita  essere donna, anche a quell’età, significa indossare sempre un velo scuro quando si esce di casa e, una volta adulta, girare coperta di nero dalla testa ai piedi in ogni luogo pubblico, poter andare in macchina solo con un parente uomo (oppure, come nel caso della mamma di Wadjda, che fa la maestra, dover affittare con le colleghe un costoso autista), mentre anche mettersi lo smalto alle unghie dei piedi  può essere punito come  un atto rivoluzionario.

La mamma di Wadjda, che non vede mai il marito e teme di essere ripudiata perché non riesce a dargli un figlio maschio, non vuol sentire nemmeno parlare di biciclette.

A scuola le maestre insegnano la modestia e l’obbedienza mentre l’intraprendenza della piccola Wadjda non è vista di buon occhio. A casa gli armadi sono pieni i bei vestiti colorati, che però si possono mostrare solo all’interno delle mura domestiche, e solo per gli occhi di un padre e di un marito amatissimo ma che si fa vedere raramente.

Tutti gli elementi questa vita quotidiana, per noi occidentali incomprensibili e inaccettabili, non vanno però a comporre l’ennesimo documentario di denuncia, ma sono solo lo sfondo di una storia che è l’elogio dell’intraprendenza e del coraggio di sognare.

Wadjda, infatti, non si fa scoraggiare, ha adocchiato in un negozio una bicicletta verde ed è disposta a tutto per averla, anche a trasformarsi nella studentessa modello. La sua scuola, infatti, organizza una gara di conoscenza del Corano e lei si mette a studiare (anche con un programma apposito della Wii) e seguire le lezioni per  vincere il quiz che mette in palio la somma necessaria a comprare la bicicletta.

E anche se alla fine il suo piccolo sogno, rivelato in pubblico in un momento esilarante, sarà ancora troppo grande per quelli intorno a lei (ipocritamente sarà più o meno costretta dalla preside a “regalare” il suo premio ai bambini palestinesi bisognosi) i suoi sforzi non saranno  inutili.

La bicicletta verde, infatti, ci mostra come la capacità di sognare di una bambina possa contagiare proprio chi all’inizio le diceva di lasciare perdere, suggerendo che il cambiamento del mondo nasce da quello anche di un solo cuore.

Opera della prima regista donna dell’Arabia Saudita, anche se realizzata in coproduzione con la Germania, La bicicletta verde, che era in concorso alla sezione Orizzonti del festival del Cinema di Venezia e lì ha raccolto molti plausi, mantiene la freschezza e la speranza dello sguardo della sua protagonista di fronte a un mondo che può sempre regalare qualcosa e arriva dritto al cuore come i capolavori del Neorealismo italiano, che ricorda non solo per l’oggetto del desiderio della piccola protagonista, ma anche per la capacità di condividerne il punto di vista spontaneo e positivo nonostante tutto. 

Autore: Laura Cotta Ramosino


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