(500) GIORNI INSIEME

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Titolo Originale: 500 Days of Summer
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Mark Webb
Sceneggiatura: Scott Neustadter e Michael H Weber
Produzione: Fox Searchlight Pictures / Watermark/ Dune Entertainment
Durata: 96'
Interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Zooey Deschanel, Geoffrey Arend, Matghew Gray Gubler

Tom Hanson ha sempre creduto che prima o poi il destino gli avrebbe fatto incontrare l’unica donna capace di fargli battere veramente il cuore e cambiare la sua vita per sempre. E un giorno nel suo ufficio arriva Sole, una ragazza bella e brillante che sembra possedere tutti i requisiti … salvo che lei non crede nell’amore! È l’inizio di una relazione fatta di alti e bassi, esaltazioni e disillusioni, che Tom affronta armato di tutta la sua fiducia e ingenuità…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Analisi spietata della società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti e finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, preda di altalene di esaltazione e depressione
Pubblico 
Adolescenti
Scene sensuali e turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Gli autori impiegano uno stile originalissimo che mescola balletti, interviste, split screen, commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta

Basata in parte su esperienze personali degli autori (ma chi non è mai stato piantato una volta in vita sua?), la pellicola di Mark Webb (il cui titolo italiano sconta in parte anche il cambio di nome della protagonista voluto dal distributore, che evidentemente non si fidava della capacità del pubblico italiano di tradurre il Summer originale), si presenta come la commedia romantica del nuovo millennio, ma dichiara apertamente di “non essere storia d’amore”.

In effetti, più che di una storia d’amore, quella di Tom con Sole è una storia di inevitabile disillusione, e di (parziale) maturazione. Il protagonista maschile (attraverso i cui occhi, ed è di sicuro un tocco originale per il genere, vediamo tutti gli avvenimenti) è imbevuto di un incrocio di idealismo romantico (ad un certo punto ironicamente Sole lo chiama “giovane Werther”) e sentimentalismo a buon mercato che oggigiorno fanno la fortuna dei venditori di cioccolatini e gadget di San Valentino e … degli avvocati divorzisti pronti a raccogliere i cocci delle promesse mancate e dei sogni spezzati.

Nella sua critica feroce alle aspettative esagerate di cui la mentalità odierna investe l’Amore, unica forza capace di muovere l’universo e trasformare la vita, ma anche lucroso motore di un capitalismo sentimentale ben radicato (non a caso Tom, architetto mancato, di mestiere scrive bigliettini sdolcinati per le più varie occasioni), il film di Webb colpisce nel segno con inaspettata precisione.

La società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti, finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, incapace di vedere le cose per quello che sono, preda di altalene di esaltazione e depressione che, anche quando dichiarano di mirare all’Amore eterno, di fatto sono preda di un’istintività senza riflessione.

Con uno stile originalissimo che potrebbe spiazzare molti e che mescola balletti, interviste, split screen (divertentissimo quello in cui si confrontano le aspettative di Tom per una serata con Sole e i suoi esiti reali), commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta, gli autori presentano fin dall’inizio i due protagonisti come perfetti opposti (un elemento, questo, che nella commedia tradizionale ne farebbe automaticamente una coppia predestinata), anche se dotati di qualche gusto in comune e di una innegabile attrazione fisica.

Ma, come giustamente fa notare la sorella dodicenne di Tom (vera voce della ragione in tutto il film) “non basta che a una ragazza carina piacciano un po’ delle cretinate che piacciano a te perché siate anime gemelle” e neppure vale la scelta al ribasso di accettare una relazione superficiale, fatta di sesso e uscite al cinema, sperando che si trasformi per magia in qualcosa d’altro.

A questa efficacissima pars destruens (letteralmente tale, visto che Tom esce distrutto dall’esperienza, soprattutto quando scopre che Sole ha finalmente trovato l’Amore, ma con un altro), per altro, non corrisponde una vera e propria pars construens. È vero che Tom, grazie alla delusione amorosa troverà il coraggio di prendere in mano la sua vocazione professionale (troppo facilmente messa da parte), provando ad intravedere una realizzazione personale che non passi solo per il trionfo dei sentimenti, ma è anche vero che al romanticismo insensato dell’inizio non è mai posta una vera alternativa.

Finita l’illusione, come in generale nella mentalità postmoderna contemporanea, resta comunque il “sonno della ragione” pronto a generare nuove utopie non appena le circostanze (o le coincidenze) lo permetteranno perché, come dice lo slogan di presentazione “a volte innamorarsi è lo sbaglio migliore che si possa fare”.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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