BELLA ADDORMENTATA

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Titolo Originale: Bella Addormentata
Paese: Italia
Anno: 2012
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Veronica Raimo, Stefano Rulli
Produzione: CATTLEYA, RAI CINEMA
Durata: 110
Interpreti: Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Giorgio Bellocchio, Michele Riondino
Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Pubblico 
Maggiorenni
Giudizio Artistico 
 

Bellocchio odia, Bellocchio si arrabbia e questo atteggiamento, fin dalle sue prime opere, è stato la fonte principale della sua ispirazione artistica. Come già in L’ora di religione-2002, sono due le organizzazioni contro cui scaglia tutto il suo astio senza appello: la Chiesa Cattolica e i partiti politici (certi partiti). . Dalla sua prospettiva di anarchico-nichilista questi due poteri limitano le libertà dei singoli ed in particolare la religione cattolica è rea di mortificare la nostra umanità, imprigionata in sterili superstizioni. Anche in questo film, come già nei precedenti, compaiono più sacerdoti, suore, statue della Madonna, fedeli in preghiera, che in un documentario su Lourdes, perché è con le immagini che il nostro cineasta, sicuramente di grande talento, riesce a dar volto alla sua satira mordace.

La sua corrosiva fantasia visiva ha dato questa volta il meglio di sé nella sequenza che si svolge in un bagno turco immaginato nei sotterranei del senato, dove politici depressi (una scena da fine dell’impero romano, è stato detto) si intrattengono a turno con il senatore-psicologo (un magnifico Herlitzka) che bonariamente distribuisce ricette e consigli: il loro malessere è quello di sentirsi inutili, di aver perso il senso della loro esistenza, soprattutto da quando la televisione non li convoca più.

Se in questo modo Bellocchio conferma se stesso, bisogna riconoscere che “la bella addormentata” presenta interessanti novità.

Le quattro storie che si sviluppano in parallelo negli stessi giorni in cui il caso Englaro giunge al suo epilogo, danno luogo a una sfaccettatura di reazioni che hanno sicuramente l’obiettivo di mostrare il punto di vista dell’autore ma al contempo introducono delle interessanti prospettive che mostrano quanto meno un certo rispetto verso opinioni diverse. L'autore presenta un caso di amore puro (quello di Maria, interpretata da Alba Rohrwacher) a cui si aggiungono due episodi che esprimono una  forte pietà e altruismo.

Maria si innamora di Roberto, anche lui arrivato ad Udine per militare nel fronte opposto a quello scelto di lei, venuta per pregare per la vita di Eluana. Maria gli si dona completamente perché non concepisce altro amore che non sia totale: “voglio stare tutta la vita con te, sempre, sempre. Sono pazza di te” gli dichiara, in modo sicuramente ingenuo ma così assoluto, in un film dove ogni personaggio tratta il tema opposto, quello della morte, con il bilancino della propria orgogliosa indipendenza che è il miglior modo per preparare lo spettatore alla carità che si manifesta negli altri due episodi.

Quello di Roberto stesso, che fin da ragazzo ha la responsabilità di accudire il fratello minore, insano di mente e lo fa con totale dedizione, fino a rinunciare a costruirsi una vita privata e quello di Rossa (Maya Sansa) ragazza tossicodipendente che desidera solo suicidarsi. Rossa incontra un dottore (Pier Giorgio Bellocchio) che decide di prendersi cura di lei ad ogni costo. Lei pretende il “diritto” di togliersi la vita; lui risponde che continuerà a salvarla, per nessun’altra ragione se non quella che è giusto e umano prendersi cura degli altri. Alla fine, quando Rossa troverà una nuova occasione per suicidarsi non lo farà, per il più antico dei motivi: adesso sente che qualcuno la sta amando.

E’ questo un punto di svolta significativo del film: se Bellocchio riconosce che è proprio dell’uomo sperare al di là di ogni speranza, aiutare il prossimo al di là di ogni logica e che la solidarietà è un sentimento fondante dell'essere umano, perché non comportarsi in modo analogo nei confronti di una ragazza come Eluana che semplicemente dorme senza soffrire mantenendo viva la speranza di un recupero?

E’ probabile che questa volta il regista si sia trovato nella posizione di non parteggiare in modo netto per una sola ipotesi (accanto ai due casi di altruismo indicati, vi è l’episodio di Uliano -Toni Servillo che accetta l’invito di sua moglie, malata terminale, a por fine alla sua sofferenza) ma ciò nonostante il suo nichilismo permane: ritiene impossibile che gli uomini possano trovare un accordo sul valore da attribuire alla vita umana e l’unica soluzione che resta plausibile è quella di lasciare ognuno libero di decidere di fare ciò che preferisce.

Il  tentativo che si intravede nei tre episodi positivi, quello cioè di determinare una sorta di "religione dell'uomo", indipendente da qualsiasi religione rivelata (il dottore che salva Rossa si professa ateo) sembra appena abbozzato, non portato alle sue ultime conseguenze.

Un giudizio a parte va dato all’episodio della Divina Madre (Isabelle Huppert): una madre che ha la figlia in coma e che esercita con due suore-infermiere ridicole ed eccessive pratiche religiose per invocare il miracolo di una guarigione. In questo caso Bellocchio si rivela un autore celebrale, incapace di scavare a fondo nei problemi e di comprendere la generosa tenacia di tante famiglie che coraggiosamente affrontano simili situazioni (a quando un film che ci mostri la realtà, non strumentalizzata, di tali famiglie?

 

Autore: Franco Olearo


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