UN ANNO DA LEONI

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Titolo Originale: The Big Year
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Howard Franklin
Produzione: RED HOUR FILMS, DEUCE THREE, SUNSWEPT ENTERTAINMENT, IN ASSOCIAZIONE CON DUNE ENTERTAINMENT, INGENIOUS MEDIA
Durata: 100
Interpreti: Jack Black, Owen Wilson, Steve Martin

Brad ha ormai 36 ma è divorziato ed è costretto a vivere ancora con i genitori; Sturad è un executive di successo ma vorrebbe fare uno stacco da una vita troppo intensa per dedicarsi alla famiglia. Entrambi decidono di partecipare a “The Big Year” una gara dove vince chi ha visto più uccelli nell’arco di un anno.
Ma debbono fare i conti con Kenny Bostick, che ha già vinto l’anno precedente e non vuole cedere la vittoria a nessuno…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film valorizza i rapporti familiari anche se poi giustifica questi concorrenti che abbandonano famiglia e lavoro per la passione per gli uccelli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
I tre comici americani Jack Black, Steve Martin e Owen Wilson fanno del loro meglio ma non si ride molto e la sceneggiatura è piatta

Come giudichereste delle persone che per un anno intero smettono di lavorare, lasciano le loro famiglie, spendono un patrimonio in viaggi per correre da una parte all’altra degli Stati Uniti (inclusa una sperduta isola vicino all’Alaska) al solo scopo di cercar di diventare colui che è riuscito a vedere il maggior numero di uccelli? A questo occorre aggiungere che non è previsto alcun premio in denaro e che non è necessario fotografare gli uccelli: è sufficiente dichiarare di averli visti.

A parte congratularsi con gli americani per la loro onestà, viene da domandarsi cosa spinge queste persone a tanto impegno. E’ ciò che cerca di spiegarci questo film, che da una parte vuole trasferire  anche a noi la passione per l’osservazione degli uccelli, dall’altra segue da vicino i tre protagonisti per indagare sulle loro più intime motivazioni. Un impegno preso sul serio, visto che sono stati ingaggiati tre fra i migliori comici americani, Jack Black, Steve Martin e Owen Wilson, che in altre produzioni hanno assunto il ruolo di protagonisti assoluti.

Il film raggiunge in modo soddisfacente il primo obiettivo: durante lo sviluppo della storia abbiamo l’opportunità di conoscere i bellissimi parchi naturali degli Stati Uniti, poter sbirciare fra le fronde di un albero  uccelli rari, venire a conoscenza dei loro nomi e delle loro storie raccontate dai concorrenti nelle lunghe ore di appostamento. Brad ad esempio ama molto il piviere dorato americano: “ Si riproduce nella tundra artica, poi vola fino in Argentina e torna indietro nello stesso  anno. E’ stato visto in Guatemala, poi nell’Illinois: viaggia migliaia di miglia per tutta la sua vita. Nessun passaporto, libertà assoluta”.

E’ con questo continuo riflesso delle storie personali nelle abitudini dei pennuti si iniziano a mettere a fuoco le motivazioni dei bipedi umani: Brad ha ormai 36 anni, è divorziato, svolge un lavoro che non lo appassiona e vive ancora con i genitori. Ma conosce a memoria tutti i richiami degli uccelli e sente imperiosa la necessità di fare uno stacco nella sua vita, applicandosi nell’unica cosa che lo appassiona, nella speranza di poter trovare un nuovo punto di partenza.

Stu è invece un executive di successo che si iscrive al Big Year per cercare di trovare la forza di sganciarsi dal lavoro, andare in pensione e dedicarsi interamente, nelle vesti di nonno, alla famiglia.

Completamente diversa è la situazione di Bostick : già campione nell’anno precedente, si considera un uomo realizzato solo nella misura in cui continuerà ad essere primo. Sua moglie lo ama ma  Bostick non riesce a pensare ad altro se non la vittoria. Il presso da pagare sarà la solitudine.

Il lieto fine è dietro l’angolo: alla fine Brad telefona a Stu per congratularsi per la loro vittoria: hanno perso al Big Year ma hanno vinto nella vita.

Il film può piacere per chi ha una vocazione naturalistica, è inoltre pieno di buoni sentimenti e di sinceri affetti familiari ma soffre di una sceneggiatura piatta: si sviluppa esattamente nel modo in cui si deve sviluppare, avanza dritta verso la conclusione che si intravede già dall’inizio, non ci sono né varianti né sorprese.

Autore: Franco Olearo


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