A CHRISTMAS CAROL

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Titolo Originale: A Christmas Carol
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Robert Zemeckis da "Il canto di Natale" di Charles Dickens
Produzione: Jack Rapke, Steve Starley, Robert Zemeckis per Imagemovers, Walt Disney Pictures
Durata: 90'
Interpreti: Jim Carrey, Colin Firth, Bob Hoskins, Gary Oldman

Londra, 1843, vigilia di Natale. Il finanziere Ebenezer Scrooge ormai solo al suo banco dopo che sette anni prima era morto il suo socio, non riesce a comprendere lo spirito di Natale; per lui è solo un giorno di lavoro perso, non c'è niente di buono da augurare agli altri, neanche a suo nipote Fred, che lo ha invitato a cena. Controvoglia concede la paga natalizia al suo contabile Bob Cratchit, il quale senza rancore ritorna a casa alla sua famiglia numerosa, cosciente di non avere i soldi per curare Tiny Tim, il figlio gracile e malato. Ma quella stessa notte il vecchio Scrooge riceverà la visita di tre spiriti,  quelli del Natale passato, presente e  futuro che gli fanno ricordare gli errori commessi e il pericolo reale, dopo la sua morte, di bruciare nelle fiamme eterne...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un vecchio avaro si accorge che per tutta la vita ha fatto scelte derivate dalla sua arida avidità ma decide che c'è ancora tempo per cambiare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene con l'apparizione di fantasmi potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura fedele all'originale; il regista si concede a volte troppa libertà nell'utilizzare le nuove tecnologie.

Così Robert Zemeckis ci ha riprovato per la terza volta.
Dopo Polar Express e Beowulf eccolo di nuovo impiegare la tecnologia dell' Image capture: gli attori debbono indossare una tuta blu piena di sensori in modo che il loro corpo e il loro volto possano venir renderizzati all'interno di una scena costruita in computer grafica. A questo occorre aggiungere la tecnologia 3D (con tanto di occhialini) e il nuovo sound della Walt Disney, definito, anche lui, tridimensionale.
L'efficacia di tutte queste tecnologie si vede e si sente, molto meglio che nei due precedenti tentativi: ora i volti dei protagonisti hanno un maggior realismo, il suono arriva esattamente da dove, sullo schermo è stato originato e la neve che cade sembra debba riempire tutta la sala del cinema. Le ambientazioni sono state ricostruite con cura: ottima Londra com'era a metà ottocento vista dall'alto e le sue strette e affollate viuzze sotto la neve. Quando Scrooge vola verso il suo paese natale e alberi e case gli (ci) passano sotto, il 3D fa sentire tutta la sua suggestione.

Restano alcuni problemi da risolvere: Zemeckis ripete lo stesso errore che aveva già commesso in Polar Express- far ballare i suoi personaggi. Anche questa volta si è saltata l'Image Capture ed è stata utilizzata direttamente la computer grafica (in Polar Express alcuni camerieri si mettevano a saltellare nel vagone ristorante del treno) per rappresentare dei personaggi che oltre a   perdere l'influsso della forza di gravità, sembrano pupazzi di plastica.

La sceneggiatura ripercorre con fedeltà il testo del racconto di Dickens, né si perita di saltare le pagine più dure dove viene messa in evidenza l'avarizia del protagonista: "non ci sono le prigioni, non ci sono gli ospizi?",  domanda Scrooge quando due signori vengono da lui per un donativo verso i poveri e i più bisognosi:  per lui essere povero equivale a essere un perdigiorno.
Questa stessa fedeltà viene però arricchita, forse per far divertire i più piccoli, di un eccesso di corse, rincorse, voli sui tetti, della miniaturizzazione temporanea di Scrooge: sono tutti effetti che servono solo a mostrare le possibilità della nuova tecnologia ma globalmente costituiscono una caduta di stile e una deviazione dal tema portante.

Alla fine tutto finisce bene, Scrooge aprirà il suo cuore e la sua borsa nei confronti di suo nipote, del commesso Cratchit e di tutto il resto dell'umanità  ma nello spettatore resterà il dubbio se l'effetto non sarebbe stato migliore se Zemeckis avesse usato gli attori di cui si disponeva, del livello di Jim Carrrey, Colin Firth e Bob Hoskins per un film dal vero.

Autore: Franco Olearo


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