L'UOMO NERO

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Titolo Originale: L'UOMO NERO
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Sergio Rubini
Sceneggiatura: Domenico Starnone, Carla Cavalluzzi, Sergio Rubini
Produzione: Donatella Botti per Bianca Film in collaborazione con Rai Cinema 01 Distribution
Durata: 117'
Interpreti: Sergio Rubini, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Anna Falchi, Margherita Buy, Guidi Giaquinto,

Puglia, fine anni Sessanta. Ernesto Rossetti è il capostazione di un piccolo centro dove tutti si conoscono. Ha l'hobby della pittura che per lui è una forma di rivincita per la sua vita grigia e monotona, anche se ha il conforto di una moglie affettuosa e di Gabriele, un vispo ragazzetto che fa la terza media. Finalmente arriva la grande occasione: riesce ad organizzare una personale nel municipio del paese, un omaggio a Cezanne di cui è grande ammiratore. I notabili del paese che si piccano di essere grandi esperti, trovano i suo lavori dilettanteschi innescando la reazione incontrollata  di Ernesto. Molti anni dopo, quando Gabriele, ormai uno scienziato famoso, tornerà al paese natio in occasione della morte del padre, scoprirà una  verità insospettata intorno a  quell'episodio....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bel quadro di vita familiare dove, nonostante le intemperanze del padre, si riesce sempre a ritrovare l'unità e l'armonia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena con l' "uomo nero" potrebbe spaventare i più piccoli. Uso frequente di espressioni volgari
Giudizio Artistico 
 
Il regista e gli sceneggiatori confezionano un'opera molto ben raccontata, grazie anche alla buona prova di tutti gli attori. Forse troppo lunga in alcune parti.

La storia di per se è piccola. Anzi, diciamola tutta, è il confronto/scontro di due piccinerie: quella dei notabili del paese che considerano chi non ha studiato come un irrimediabile ignorante e quella di Ernesto, che preso dal desiderio di voler esser quello che non è,  finisce per trascurare una moglie adorabile e un simpatico figlio. Siamo lontani quindi dalle ambizioni di un affresco tipo Baaria, dove si aveva la pretesa di raccontare la storia di un paese e la storia d'Italia. Tuttavia, se le vicende di questo scontro che si protraggono per anni, non hanno certo risonanze universali, Rubini ha la brillante idea di incentrare tutta la storia sul bambino Gabriele.

Il suo assistere muto alle intemperanze del padre, la sua voglia di fare bricconate con la complicità di altri ragazzi più svegli di lui, il dover partecipare a lunghi e noiosi viaggi fino a Bari con il padre, che in questo modo vuole mostrare di occuparsi anche lui della famiglia, il suo timore di poter incontrare, nel sogno come nella realtà, l'uomo nero, danno al racconto una fragilità e una delicatezza inaspettate, lasciando in sordina le sfuriate e i livori del padre frustrato. Gabriele è in fondo Sergio Rubini da piccolo: la storia ha molti aspetti autobiografici, anche suo padre era ferroviere con il pallino della pittura e molti dei quadri che si vedono nel film sono originali di suo padre.

Ben costruita è anche la figura dello zio Pinuccio, scapolo impenitente che si è piazzato in casa loro, visto che sua sorella maggiore Franca (la moglie di Ernesto) si prende amorevolmente cura di lui. Come spesso succede anche con i nonni, Gabriele riesce con lo zio a parlare di cose che non direbbe ai genitori e ottiene dei permessi che altrimenti gli sarebbero negati.

Riccardo Scamarcio è ormai un attore maturo, ora che si è scrollato di dosso l'immagine di bel giovane per il clan delle ragazze Moccia-dipendenti mentre la Golino interpreta una insolita figura di donna  serena e positiva.

Anche Giuseppe Tornatore in Baaria, quando si è trattato di presentare sullo schermo la figura di sua madre, vi  ha trasferito il ricordo  delle sue affettuose premure.

I sogni visionari di Gabriele, molto onirici e molto felliniani, danno quel tocco di poesia a un racconto che altrimenti viaggerebbe molto raso terra portato avanti dalle  meschine  figure del paese.

C'è chi ha voluto trovare, nel film di Rubini significati importanti, come l'immobilismo del Meridione, la potenza distruttiva dei pregiudizi in contrasto con  la capacità trasformante e liberatoria dell'Arte.

Preferisco ammirare l'amorevole nostalgia con cui Rubini ricorda il suo paese natio e l'immagine di una  famiglia unita che si vuol bene e su cui si può contare nei momenti difficili.

Autore: Franco Olearo


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