100 METRI DAL PARADISO

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Titolo Originale: 100 metri dal paradiso
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Raffaele Verzillo
Sceneggiatura: Pier Francesco Corona, Salvatore De Mola, Raffaele Verzillo
Produzione: SCRIPTA SRL, RAI CINEMA
Durata: 95
Interpreti: Enzo Garinei, Gennaro Silvestro, Chiara Rosa,Humberto Josè Glaffo Miranda

La folle impresa di monsignor Angelo Paolini, profondamente convinto che la Chiesa debba 'aggiornare' il suo linguaggio per poter continuare a testimoniare la parola di Dio al mondo e del suo amico d'infanzia Mario Guarrazzi, un ex campione di atletica che nella vita ha ottenuto tanti successi tranne la vittoria alle Olimpiadi e che per questo cerca il proprio riscatto attraverso il figlio Tommaso. Per ragioni diverse e con mille difficoltà, i due decidono di mettere in piedi una Nazionale Olimpica del Vaticano per partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film riproduce in modo rispettoso la vita all’interno delle mura vaticane e manifesta sincero apprezzamento per le attività dei missionari impegnati in tante parti del mondo. Non si può dire lo stesso per le figure laiche perché per loro, quasi battezzati di serie B, è sufficiente una benevola comprensione delle loro debolezze, inclusa l'infedeltà coniugale
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il film è caratterizzato da un frequente turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Film con molti spunti comici con una regia lineare, quasi scolasticamente diligente: la guida della recitazione lascia qualche perplessità: gli attori sono impegnati a sottolineare i loro passaggi di umore caricando le espressioni facciali.

"Guarda la Coca-Cola: è nata cento anni fa e  ogni anno rinnova la sua immagine pubblicitaria,  ma la formula è rimasta sempre la stessa” . “Quindi secondo te la Chiesa e la Coca Cola sono la stessa cosa?”  “No, siamo più in ritardo; perché la Coca-Cola ha saputo rinnovare la sua comunicazione, la Chiesa no”.

E’ questo il dialogo che si svolge a metà film fra monsignor Angelo Paolini che  lavora all'interno del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali del Vaticano e sua sorella: tutto preso nell’impegno di ringiovanire l’immagine della Chiesa, don Angelo ha avuto un’idea folgorante: far partecipare alle Olimpiadi di Londra del 2012 una squadra atletica con i colori del Vaticano.

 L’idea è bislacca ma non  malvagia: non c’è mai stato conflitto fra orientare l’anima alla fede e  curare il proprio  corpo coinvolgendolo in  attività sportive. Don Angelo non manca di citare  una frase presa da un discorso di Giovanni Paolo II a favore dello sport e dell’atletica.

Il racconto, pur avviato con i toni scherzosi della commedia e svolgendosi per un terzo all’interno delle mura del Vaticano, è oltremodo rispettoso delle gerarchie ecclesiastiche. Quando don Angelo  inizia il suo tour in giro per il mondo  (deve andare a reclutare ex atleti che hanno poi seguito la loro vocazione sacerdotale) il regista non nasconde una sincera ammirazione per l’attività missionaria ed i benefici che questa porta alla gente del posto.  “Gli oratori li abbiamo inventati noi” esclama a un certo punto don Angelo, giustamente orgoglioso, parlando dell’impegno della Chiesa nei confronti dei giovani.

Unica nota stridente è il sotterfugio che don Angelo adotta per convincere il  recalcitrante vescovo, suo superiore, ad approvare l’idea. Forse gli sceneggiatori potevano trovare qualche idea più raffinata e simpatica per portare il vescovo sulle idee di don Angelo, piuttosto che ipotizzare un sacerdote impegnato in attività da falsario.

L’idea brillante di don Angelo è scaturita dalla necessità di risolvere il problema di un suo vecchio compagno di scuola, Marco, poi diventato un campione sportivo che si è dato molto da fare per allenare alla corsa veloce Tommaso, suo figlio diciottenne ma questi ora sente la vocazione per una vita claustrale.

Anche questo risvolto è interessante, perché consente di sottolineare il valore di una vocazione monastica, abbastanza raro da trovare al cinema.

La regia del film è lineare, quasi scolasticamente diligente: sviluppa l’evoluzione degli eventi in modo ordinato, senza troppe sorprese. La guida della recitazione lascia qualche perplessità: gli attori sono impegnati a sottolineare i loro passaggi di umore caricando le espressioni facciali.

Si tratta comunque di quasi due ore divertenti che conducono, com’era prevedibile, a un lieto fine.

Il punto delicato del film sta nel confronto fra gli uomini di Chiesa e i laici. C’ è una forma di contrapposizione quasi manichea fra i due mondi: i primi sono dediti alla fede, beneficiano di una vita serena e senza troppi affanni (la vita dei missionari impegnati in terre lontane è da cartolina dimenticando quante difficoltà debbono superare ogni giorno) mentre le figure  laiche presenti nel film, oltre a venir tipizzate tramite  un pesante turpiloquio,  non si occupano di Dio e sono immersi nella cruda realtà quotidiana, fatta spesso di lotte vane e  di compromessi . Manca totalmente la figura intermedia del  laico che crede e che si impegna a essere coerente con la propria fede.

Marco vive una crisi coniugale (il tema è trattato brevemente all’inizio del film ma poi non viene più ripreso;  la sorella di don Angelo si è lasciata con suo marito quasi subito dopo il matrimonio e viene ospitata dal fratello  perché è stata sfrattata e non riesce a trovare un lavoro. Alla fine si mette insieme a Marco incurante del fatto che sia sposato con un figlio. Don Angelo, suo fratello, sa tutto ma non parla: si limita ad abbracciarla. E’ questo un passaggio del film che nella migliore delle ipotesi  può essere accusato di leggerezza; diversamente può essere inteso come volontà di manifestare l’esistenza di due realtà: quella delle persone di Chiesa che perseguono un loro cammino di perfezione e i battezzati di serie B, i laici appunto, a cui tale perfezione non  può essere richiesta ma per loro è sufficiente una affettuosa comprensione delle loro debolezze.  

 

Autore: Franco Olearo


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