IL CASTELLO NEL CIELO

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Titolo Originale: Tenkù no shiro Rapyuta
Paese: GIAPPONE
Anno: 1986
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, TOKUMA SHOTEN
Durata: 124

Pazu è un ragazzo orfano: lavora in miniera e si ricorda spesso di suo padre, appassionato aviatore, l’unico che dice di aver visto una volta, sbucare fra le nuvole l’isola di Laputa. Una sera vede una ragazza scendere dolcemente dal cielo: è Sheeta che è riuscita a sfuggire dall’aereo dove era tenuta prigioniera. Pazu capisce che l’origine di tale prodigio è nella pietra che la ragazza porta al collo ma non fa a tempo a chiedere altre spiegazioni perché sono inseguiti dai pirati, desiderosi anch’essi di impossessarsi della pietra..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Come negli altri film di Miyazaki, fra i due protagonisti si stabilisce prima una solidarietà, poi un’amicizia che li spinge anche al sacrificio l’uno per l’altra
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Questo film del 1989, il primo di Miyasaki con lo Studio Ghibli definiva già le caratteristiche dei suoi lavori: il fascino del disegno, l’accuratezza nello sviluppo dei personaggi, il senso del magico e del fantastico

Nel 2003 Hayao Miyazaki vinse l’Oscar per il miglior film animato con La città incantata.  Da quel momento la Lucky Red ha avviato  la ammirabile  iniziativa di far conoscere al pubblico le precedenti opere del grande autore giapponese mentre in parallelo uscivano i nuovi lavori: Il castello errante di Howl (2004) e Ponyo sulla scogliera (2008)

Dopo Porco Rosso, arrivato nelle nostre sale nel 2010 (il film è del 1994, ambientato in Italia) ecco ora Il castello nel cielo del 1986, il primo lungometraggio realizzato da Miyazaki con il suo Studio Ghibli.

Mentre le grandi produzioni di animazione americane puntano ormai decisamente sulla computer grafica, questa ricca produzione giapponese conferma, se mai fosse stato necessario, che l’animazione in 2D è una espressione artistica a se stante, ancora pienamente valida.
Lo è in particolare per Miyazaki: con le sue opere restiamo incantati ad ammirare il cielo, le nuvole, i prati e le case e i castelli fra le colline: una visione armoniosa  della natura tipica di questo autore ma in generale di tutta la cultura giapponese.

I suoi film di animazione hanno sempre come protagonisti dei bambini che sono tali per la loro purezza ed innocenza ma sono grandi per le virtù di solidarietà e di coraggio che riescono ad esprimere. Anche se a volte il rapporto fra i due, un ragazzo e una ragazza, sembra sfiorare l’amore , si tratta pur sempre di amicizia che acquista profondità man mano che la storia si sviluppa.
Tipico di Miyazaki è  il gusto per la tecnica vintage,  in particolare gli aerei ad elica o addirittura fantasiosi  dirigibili, come in questo  film.  Se non è difficile individuare alcuni momenti costanti della sua poetica, i principali lavori di questo autore giapponese sono diversi nel loro approccio al mistero e al fantastico.

La città incantata, forse il più coinvolgente, è popolato di immagini oniriche che sembrano scaturire  dai nostri sogni, forse incubi, più profondii; in Ponyo sulla scogliera (ispirato alla favola della sirenetta) il punto di vista diventa molto piccolo, quello di bambini di 4-5 anni per i quali è assolutamente naturale mescolare la realtà con la fantasia; in il castello nel cielo la storia si carica di significati più ampi: l’avidità umana, l’abuso della autorità costituita. Non a caso il riferimento esplicito è al terzo Viaggio di Gulliver di Jonathan Swift, dove il naufrago si ritrova nella città di Laputa  sospesa nel cielo, simbolo secondo l’autore irlandese dell’insipienza umana e delle ricerche inutili della Royal Society.

Il castello nel cielo si incentra sulla storia di due ragazzi orfani: Pazu che lavora in una miniera e Sheeta che poi sapremo essere l’ultima principessa  del mondo di Laputa. Fra i due si stabilisce una forte solidarietà anche perché debbono da subito difendersi dagli adulti: sia i pirati che l’esercito, con tutto il suo apparato di distruzione, sono intenzionati a impossessarsi della pietra magica che ha intorno al collo Sheeta, la chiave per raggiungere il regno sospeso nel cielo.
Il film,  che si sviluppa per più di due ore, è una continua sequenza di eventi , un ribaltamento di situazioni con parentesi comiche ma anche liriche, come il percorso che i ragazzi fanno in una grotta, alla scoperta della magia delle pietre, anch’esse in grado di entrare in comunicazione con noi se le sappiamo ascoltare
Forse una minor ambizione avrebbe giovato alla semplificazione del racconto discorso che risulta comunque sempre appassionante ,senza un momento di cedimento.

Nell’ultimo film dello Studio Ghibli, Arrietty, Miyazaki figura solo come sceneggiatore. Forse , come aveva anticipato, sta realmente abbandonando un impegno diretto nella produzione, ma per fortuna la qualità del disegno è rimasta immutata, invariata la cura nella definizione di personaggi  e questo ci fa sperare che lo Studio Ghibli continuerà ad incantare i piccoli e i grandi.

Autore: Franco Olearo


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