IO, LORO E LARA

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Titolo Originale: IO, LORO E LARA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino
Produzione: Warner Bros. Italia
Durata: 115'
Interpreti: Carlo Verdone, Laura Chiatti, Anna Bonaiuto, Angela Finocchiaro, Marco Giallini, Sergio Fiorentini

Carlo Mascolo, da 10 anni missionario in Africa, rientra a Roma perché teme di aver perso la vocazione.  I suoi superiori lo invitano a prendersi una pausa di riflessione e a rientrare per un certo periodo in seno alla sua famiglia. L'impatto non potrebbe essere più drammatico: i suoi fratelli sono interessati solo al denaro, il padre si è sposato con la sua giovane badante, perfino le ragazze di colore che  anni prima aveva peparato alla prima comunione ora, arrivate a Roma, si sono messe a fare le prostitute. Anche l'incontro con Lara, la figlia della badante-moglie del padre finisce per indebolire  le difese del sacerdote...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Padre Mascolo compie alcune opere buone nei cofronti dei suoi familiari e di chi gli sta vicino; il film si è però voluto caricare dell'impegno di fare il punto sulla condizione del sacedozio al giorno d'oggi, ma confonde la missione sacedotale con quella di un operatore sociale.
Pubblico 
Maggiorenni
Un sacerdote coinvolto in situazioni sempre più imbarazzanti, un uso eccessivo del turpiloquio, una rapida immagine di un nudo parziale femminile, alcuni dialoghi con dettagli sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il film riesce a costruire una serie di situazioni comiche grazie alle capacità mimiche di Verdone e alla sapiente direzione dei comprimari, tutti nella parte.

Nelle più recenti produzioni  italiane sembrano essere di  gran voga personaggi che, similmente al Candido di Voltaire, si trovano impreparati ad affrontare un mondo diventato per loro troppo complesso e malvagio.
In Io & Marilyn il protagonista Gualtiero, desideroso solo di riappacificarsi con la moglie che ancora ama,  si trova  spiazzato di fronte alla realtà delle famiglie allargate e ingabbiato nella sua rinunciataria bonomia, si consola chiacchierando con una persona che non c'è (il fantasma di Marilyn) parlando di un mondo che non esiste più.

In questo film padre Mascolo, dopo dieci anni vissuti in Africa, ritorna alla famiglia di origine calandosi in un mondo di egoisti, avidi, sazi dei loro vizi  ma al contempo depressi e quando, ormai ritornato nella pace (psicologica) della sua Africa,   fa gli auguri di Natale con la webcam alla sua famiglia finalmente riunita, il suo sorriso di saluto,  carico di affetto, è al contempo "melanconico e rassegnato" come ha giustamente osservato Vittorio Messori sul Corriere della Sera dell' 8 gennaio, privo quindi di quella speranza che è caratteristica fondante della fede cristiana.  Il "mondo civilizzato" resta imprigionato nel suo degrado, perché così vanno le cose, mentre  in quest'Africa di maniera (le donne sono vestite con i colori sgargianti della feste anche solo per andare a fare la spesa) viene perpetuato il mito opposto del buon selvaggio.

Il dibattito che si è sviluppato intorno al film penso stia tutto qui: se guardiamo il film relativamente alla recente produzione comica ed in particolare agli ultimi cinepanettoni, occorre riconoscere che presenta una dose di volgarità e di turpiloquio sicuramente inferiore (ma si tratta di un ben triste confronto) pur riuscendo ugualmente a divertire grazie alle capacità mimiche di Verdone e alla sapiente direzione dei comprimari; se invece gli chiediamo (cosa che implicitamente pretende) un'analisi della fede oggi e del servizio sacerdotale, nonchè dei rapporti Africa-Occidente, non possiamo che essere contrari con le sue conclusioni.

Il Don Carlo che vediamo all'inizio del film tornare in Italia in crisi per la perdita di senso della sua missione ("Io non so più chi sono: sono sciamano, idraulico,... penso che (in Africa) ci sia più bisogno della protezione civile che della protezione divina) mostra di aver dimenticato l'obiettivo principale della sua missione, quello della evangelizzazione, ma forse non appare chiaro neanche all' autore, che sembra  riferisi  più allo stereotipo del sacerdote visto come "brava persona ed utile operatore sociale". Lo si nota anche dal fatto che arrivato a Roma,  vediamo don Carlo completamente immerso nei problemi della sua famiglia ma neanche una volta  entra in  chiesa  per fermarsi a pregare ad invocare l'aiuto di cui ha bisogno per ritrovare la fede.
In un'altra sequenza Verdone cerca di chiarire la sua visione di un sacerdote più moderno, più presente nel mondo: dice don Carlo a Lara:  "tu hai un'immagine trita e ritrita della figura del sacerdote. Noi non siamo così, noi siamo persone normali, normalissimi, noi non parliamo con voce vellutata di pace e serenità; io ascolto il rock e non soltanto i salmi" . Alla fine però la cosidetta modernizzazione di don Carlo consiste nel dimostrare di saper dire tante parolacce quante ne dice Lara.
Appare chiaro che la figura dl sacerdote serve al regista per innescare  una serie di situazioni di imbarazzo, quindi comiche: lui e il linguaggio esplicito in questioni di sesso, lui e la droga, lui di fronte a una ragazza nuda (inutile dire che l'ipotesi di un sacerdote che vive in una casa da solo con una giovane donna sarebbe semplicemente assurda, ma si tratta di una licenza artistica dell'autore).
I vizi dei suoi parenti  a cui è costretto ad assistere vertono tutti, immancabilemente, con "the best game in town": il sesso. Il padre converte le sue giovani badanti prima in amanti e poi in spose, pronto a vantarsi delle sue rinnovate prestazioni sessuali; il fratello e la sua compagna riescono ad accoppiarsi solo quando sono completamente "fatti"; anche Lara, fra una fugace storia d'amore e l'altra, arrotonda le sue entrate esibendo le sue grazie su Internet .
Verdone sembra anche aver assorbito le recenti polemiche frutto delle grossolane semplificazioni  dei media: le grandiose iniziative della Chiesa sul continenete africano si riducono anche per lui al problema dell'uso di profilattici: "occorre sottostare a certe regole che la Chiesa ci impone" dice padre Mascolo a Lara.
Più decisa e costruttiva la sua reazione sul tema del celibato sacerdotale: quando una donna, interessata a lui,  definisce tale pratica un inutile sacrificio, lui ribatte con decisione: "è un percorso di autodisciplina, una scelta"

Alla fine, don Carlo, buon "operatore sociale",  salverà dalla strada tre ragazze di colore che riporterà in Africa; riappacificherà la sua litigiosa famiglia;  contribuirà con la sua mediazione  a far si che Laura abbia di nuovo l'affido di suo figlio. Qualcosa di "umanamente valido" è sicuramente riuscito a fare. Ha agito dall'esterno, come bravo mediatore; non ha operato una "conversione del cuore" non ha fatto riflettere nessuno dei suoi familiari sul senso dei loro atti e sull'orientamento da dare alla loro esistenza.
Ma questa è un'altra storia: sarebbe stata la storia di un sacerdote vero.

Autore: Franco Olearo


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