THE LADY - L'AMORE PER LA LIBERTA'

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Titolo Originale: The Lady
Paese: Francia, Gran Bretagna
Anno: 2011
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Rebecca Trayn
Produzione: PER EUROPA CORP., LEFT BANK PICTURES, FRANCE 3 CINÉMA
Durata: 127
Interpreti: Michelle Yeoh, David Thewilis, Jonathan Raggett

La vicenda umana della premio Nobel birmana Aung San Suu Kyi, la sua lotta politica per la democrazia nel suo paese, la prigionia ventennale, il rapporto con il marito e i figli, messo duramente alla prova dall’isolamento imposto dal regime che la teme.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
il film è il ritratto di un matrimonio straordinario, fondato su una comunione di ideali, un’eccezionale devozione reciproca e una capacità di sacrificio che è il fondamento di ogni amore.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione.
Giudizio Artistico 
 
Un film altamente spettacolare e commovente ma limitato da una drammaturgia priva di grandi sorprese e svolte

Presentato come film di apertura alla Festa del Cinema di Roma del 2011 e prima ancora al Festival di Toronto, l’ultima pellicola di Luc Besson, che pure pecca un po’ nel senso della agiografia, è comunque un toccante tributo ad una figura politica asiatica tanto fondamentale  quanto poco conosciuta, la dissidente birmana e premio Nobel Aung San Suu Kyi.

Il racconto ripercorre una decina di anni di cronaca, dal ritorno di San Suu Kyi nel paese natale per la malattia della madre, al suo coinvolgimento nel movimento per la democrazia, una scelta che finisce per condannarla all’isolamento dal mondo quando il regime che opprime il paese la mette agli arresti domiciliari precludendole il contatto prima con i suoi collaboratori e poi anche con i familiari con un esilio che dura oltre venti anni.

L’aspetto più interessante e coinvolgente della vicenda è senza dubbio il rapporto di San Suu Kyii con il marito inglese Michael Aris, e i due figli, che potranno rivederla solo un paio di volte, a distanza di anni e lotteranno per farle avere il Nobel anche e soprattutto per portare il suo caso agli occhi del mondo.

Besson non fa nulla per evitare il rischio di “santificare” l’attivista birmana, la cui dedizione a una causa politica di libertà e democrazia, ereditato dal padre (militare democratico ucciso quando lei era piccola), non conosce mai cedimenti e questo per certi versi si traduce in una drammaturgia priva di grandi sorprese e svolte. Dall’arrivo in Birmania, all’impegno nella politica, all’esilio, lo sciopero della fame, il ricatto terribile al momento dell’agonia di Michael, la protagonista non vacilla mai, neppure se squassata dal dolore in una misura che ai comuni mortali riesce difficile concepire.

E tuttavia non può lasciare indifferenti la sincerità e la commozione con cui la storia tratteggia il ritratto di un matrimonio straordinario, fatto di tenerezza più che di quella passione che va tanto di moda oggi, ma soprattutto fondato su una comunione di ideali e su un’eccezionale devozione reciproca. Michael e San Suu Kyi vivono una separazione progressiva e lui, ammalatosi di cancro, morirà nel 1999 senza poterla riabbracciare. I momenti di comunicazione a distanza dei due sposi e il loro addio sono testimonianze rare e commoventi della vocazione profonda del legame coniugale.

Il film, poi, non nasconde come, oltre che nel sostegno e nel sacrificio dei suoi, la forza di San Suu Kyi abbia solide fondamenta nella fede buddista che professa (non a caso i monaci buddisti sono stati elementi pacifici quanto tenaci del movimento democratico che si oppone al regime nel suo paese).

Insomma, anche se probabilmente non del tutto riuscito sul piano drammaturgico e con più di una caduta retorica, il film di Luc Besson si guadagna l’encomio per l’evidente sincerità dell’intento e per questa celebrazione così contro i tempi della capacità di sacrificio che è il fondamento di ogni amore.

 

 

Autore: Laura Cotta Ramosino


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