17 RAGAZZE

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Titolo Originale: 17 filles
Paese: FRANCIA
Anno: 2011
Regia: Delphine e Muriel Coulin
Sceneggiatura: Delphine e Muriel Coulin
Produzione: ARCHIPEL 35, ARTE FRANCE CINÉMA, CANAL +, CINÉCINÉMA, ARTE FRANCE
Durata: 90
Interpreti: Louise Grinberg, Juliette Darche, Roxane Duran, Esther Garrel

Nella città francese di Lorient la diciassettenne Camille resta incinta; no accetta l’invito delle altre compagne ad abortire ma decide di tenersi il bambino per avere “qualcuno che mi amerà sempre, incondizionatamente” e invita le altre a restare ugualmente incinte per vivere tutte insieme, libere e felici…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è altamente diseducativo non tanto per il comportamento delle ragazze ma per quello degli adulti: espressione di una società non più in grado di trasmettere amore, preoccupata solo di giungere ad una elevata efficienza contraccettiva
Pubblico 
Adolescenti
Per il tema trattato e per una scena in cui le ragazze incinte fumano uno spinello
Giudizio Artistico 
 
Il film ha un andamento meccanico e scarno: si concentra nel descrivere la straordinarietà dell’evento ma non dettaglia il contesto in cui esso è avvenuto e non approfondisce le motivazioni dei personaggi

Confidare in un’utopia è sempre stato un  modo di proiettare nel futuro i  nostri sogni e le nostre più profonde aspirazioni, ma si tratta quasi sempre di costruzioni che hanno  il difetto di prescindere dalla realtà e di fatto sono irrealizzabili.
Se Thomas More vagheggiava l’abolizione della proprietà privata e Pierre Joseph Proudhonpredicava l’eguaglianza e la reciprocità del mutualismo, ora le 17 ragazze protagoniste di questo film iscritte al liceo di Lorient, cittadina portuale della Normandia, decidono di avere un figlio tutte insieme e poi di costituire una comunità dove aiutarsi reciprocamente per allevare i loro bambini, senza più bisogno di genitori, di insegnanti, di ragazzi.
“Con questo bambino avrò qualcuno che mi amerà sempre. Incondizionatamente - Insieme saremo libere e felici” dice Camille, la capobranco, incinta per sbaglio, che convince le altre a mettersi incinte per scelta.

Se è chiaro il loro obiettivo, vien subito da domandarsi: perché?

Le due registe, Delfine e Muriel Coulin,  sono molto brave a rappresentare la freschezza dei 16 anni di queste ragazze e il loro affetto solidale (questo sì è molto utopistico: possibile che non c’è fra loro nessuna contesa per lo stesso ragazzo, nessuna maldicenza?) ma la loro messa in scena, il tratteggio dei personaggi, la descrizione del contesto sociale, sono  troppo scarni per  consentirci di trovare una risposta a questa domanda.
Camille afferma per conto di tutte le altre: “vogliamo una vita migliore” ma non ci sono gli appigli per comprendere  perché quella attuale non vada bene; “non ci sentiamo amate dai nostri genitori” dice sempre Camille ma è proprio lei che  ha un buon rapporto con suo fratello maggiore e in fondo anche con sua madre che, rimasta sola, è costretta a sostenere pesanti  turni notturni nell’ ospedale della città.  

Non aiuta molto riferirsi aI fatto di cronaca che ha ispirato il film, cioè  a quanto è successo nel 2008 nel  liceo di Gloucester (Massachusetts) dove  le 17 ragazze coinvolte (un numero quattro volte più alto della media) hanno sempre negato l’esistenza di un patto fra loro. E’ risultato certo che avevano uno scarso o nullo sostegno dalle famiglie (quasi tutte  con genitori separati) e che potevano stare la sera fuori casa tutto il tempo che volevano.

Alcune delle scarne dichiarazioni delle teen americane sono comunque state riportate nel film: quella già citata di Camille : “It may give you an opportunity for unconditional love and attention from the baby” e l’intenzione, con quel gesto, di raggiungere più rapidamente l’indipendenza dalle loro famiglie.

Il film fornisce comunque, in modo implicito, alcuni segni che inducono a intuire una risposta alla domanda che ci siamo posti.
Una risposta che va cercata non nelle ragazze, ma negli adulti.

Il modo con cui reagiscono i genitori e gli insegnanti mostra la desolazione più assoluta: le uniche proposte concrete che riescono ad esprimere sono un invito all’aborto e a installare  un distributore automatico di preservativi nella scuola. “Essere ragazze madri era un disonore fino a poco tempo fa. Penso che il loro gesto esprima un progresso” dichiara una delle insegnanti.

Paradossalmente le scene più agghiaccianti sono quelle dove si mostra come le strutture sanitarie del luogo sanno efficientemente prendersi cura delle ragazze nel loro progresso durante la gravidanza: espressione di una società che sa dare un elevato livello di servizio ma che al contempo non ha più nulla da comunicare perché tutto è rimasto appiattito nell’indifferenza politically correct di un individualismo apatico.

L’espressione più tipica di questa condizione è l’infermeria della scuola, che gioca un ruolo importante nel film  (fenomeno molto tipico della realtà francese, arrivato più volte alla ribalta delle cronache dei giornali) in grado di distribuire indifferentemente alle adolescenti senza ricetta, test di gravidanza, anticoncezionali o la RU486 (pillola abortiva del giorno dopo).

Le stesse ragazze sono vittime di questo individualismo senza anima: non ci vengono presentate storie d’amore con i loro compagni di scuola, situazione che avrebbe almeno giustificato la gravidanza come eccesso di abbandono al sentimento, ma sembra quasi un continuo cercare di affermare se stesse, prima liberandosi dell’impaccio della “prima volta”, poi sperimentando il proprio corpo nel prodigioso fenomeno della gravidanza.

Il gesto “rivoluzionario” delle ragazze è ora chiaro: proprio quando tutti le invitano a una disumana, egoistica efficienza e loro stesse si sentono imprigionate in una esistenza senza amore, loro rispondono cercando di “tornare alle origini”: cercando di ritrovare in quella vita che sta per nascere quei valori che si sono perduti.   

 

Autore: Franco Olearo


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