POSTI IN PIEDI IN PARADISO

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Titolo Originale: Posti in piedi in paradiso
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Maruska Albertazzi
Produzione: AURELIO DE LAURENTIIS & LUIGI DE LAURENTIIS
Durata: 119
Interpreti: Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Micaela Ramazzotti, Diane Fleri, Nicoletta Romanoff

Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre mariti e padri separati che per di più hanno fallito nelle loro carriere.
L'impegno di erogare mensilmente gli alimenti alla famiglia, le magre entrate li convincono a condividere lo stesso appartamento. Al terzetto si unisce una cardiologa un po' svampita e infelice in amore. Ogni giorno sono costretti a inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario ma per fortuna ogni tanto riescono a vedere i loro figli...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I tre protagonisti, poveri materialmente e moralmente, fanno fatica a riscattarsi dalle loro debolezze ma stabiliscono almeno una complice solidarietà
Pubblico 
Maggiorenni
Un nudo femminile, un paio di scene sgradevoli a fondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Verdone, nell'ambito di un panorama cinematografico italiano molto povero, conferma il suo mestiere. Molto brava la Micaela Ramazzotti.

E' ormai chiaro, dopo tanti film alle spalle, che a Carlo Verdone i personaggi positivi non piacciono: o sono dei deboli viziosi o sono dei perdenti.

Nel suo penultimo "Io, loro e Lara" aveva ritratto una famiglia che sembrava un campionario di vizi e vizietti: il padre che ingaggiava badanti solo per farle diventare le sue donne, il fratello che condivideva con la sua convivente il vizio dello sniffo mentre  Lara non disdegnava di esibire le sue grazie  a pagamento  su Internet. Alla fine nessuno si scuote  dalle proprie debolezze e al Verdone-sacerdote non restava altro che salutarli affettuosamente mentre ritornava nella sua più genuina Africa.

In questo "Posti in piedi in Paradiso" Verdone rincara la dose: ora i protagonisti sono al contempo viziosi e perdenti. Veramente insopportabile il personaggio di Domenico (Marco  Giallini): tradisce la moglie dalla quale ha avuto due  figli e mette incinta la sua amante; non paga gli alimenti nè all'una nè all'altra; ha il vizio del gioco e per sbarcare il lunario esercita il mestiere di gigolò a beneficio di  alcune tardone.

Fulvio ha tradito la moglie,  non disdegna di fare un favore interessato a un'attricetta in cerca di notorietà e si dimostra  disponibile a partecipare a un furto in base al  principio che è giusto togliere ai ricchi per dare ai poveri (lui).
Solo Ulisse (Carlo Verdone) non è responsabile del suo divorzio (la sua ex-moglie ritiene che sia stata una disgrazia avere avuto una figlia a diciott'anni perché in questo modo ha stroncato la sua - ipotetica - carriera come cantante). Ma l'animo di Ulisse si è impoverito e quando viene a sapere che sua figlia diciassettenne sta aspettando un figlio non esita a proporgli l'aborto (salvo poi cambiare idea, colpito dal fatto che la famiglia del futuro padre è disponibile ad accogliere in casa i due ragazzi).

Le nuove generazioni non solo migliori: la figlia adolescente di Domenico è una fatua cleptomane supertatuata (meno male che il fratello maggiore ha la testa a posto); Gaia, la giovane attricetta in cerca di successo sa come utilizzare le sue grazie per il proprio tornaconto.

Ci sono spesso situazioni comiche e viene anche l'istinto di ridere ma la miseria anche morale dei personaggi pesa come un macino sul racconto. Per fortuna c'è Micaela Ramazzotti che con la sua bravura costruisce un personaggio molto fresco che risolleva il tono plumbeo della narrazione. Pierfrancesco  Favino appare fuori parte mentre Carlo Verdone si ritaglia un personaggio appiattito sulla melanconia.

Il finale cerca di essere conciliatorio e consolante ma in realtà, come era successo in "Io, loro e Lara" più che un riscatto dalle proprie debolezze, i protagonisti sembrano, come minore dei mali, cercare almeno di restare uniti e solidali fra di loro, in una forma di complice perdono reciproco.

Autore: Franco Olearo


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