AVATAR

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Titolo Originale: Avatar
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: James Cameron
Sceneggiatura: James Cameron
Produzione: James Cameron e Jon Landau per Twentieth Century Fox/ Dune Entertainment/ Ingenious Film Partners
Durata: 163'
Interpreti: Sam Worthington, Zoë Saldaña, Michelle Rodriguez

Jake Sully, un giovane ex marine rimasto in sedia a rotelle, viene ingaggiato per svolgere una missione particolare sul pianeta Pandora, ad anni luce dalla terra. Qui un consorzio di aziende estrae un prezioso minerale dalle viscere della terra, ma incontra difficoltà con la popolazione indigena dei Na’vi, che vive in armonia con la natura e vede con ostilità lo sfruttamento “alieno” del pianeta. Jake, “indossati” i panni di un avatar, un corpo biologico con DNA umano-Na’vi attraverso un collegamento neuronale, ha il compito di collaborare con gli scienziati che studiano Pandora, ma segretamente viene incaricato dal colonnello Quaritch, capo dei mercenari che difendono gli interessi terrestri, di raccogliere informazioni in vista di uno scontro armato con i Na’vi.Nella sua missione, però, Jake viene in contatto sia con la dottoressa Augustine (che studia con passione la biologia e gli abitanti del pianeta e vuole che ne siano rispettati usi e diritti), sia con gli stessi Na’vi, a partire dalla bella e coraggiosa Neytiri, con cui stringerà un profondo legame. E così quando l’avidità dei terrestri porterà a uno scontro, Jake dovrà fare una scelta radicale

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I Na'vi vivono in armonia in uno stato di “innocenza” (si parla di un tempo di guerre e conflitti, ormai superato) e hanno mantenuto una profonda connessione con la natura
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza e sensuali
Giudizio Artistico 
 
Lo spettatore partecipa, a questa “rivoluzione” tecnologica (motion capture), sicuramente sorprendente mentre la storia segue i binari della drammaturgia epica più classica

A 13 anni da Titanic (i cui record di incasso Avatar punta a superare anche grazie ai maggiori introiti legati alle proiezioni in 3D) James Cameron torna sul grande schermo (ma nel frattempo non è stato con le mani in mano, avendo sviluppato attraverso diversi progetti documentaristici proprio la tecnica di ripresa in 3D) con una vicenda dai toni epico-ecologisti fatta apposta per esaltare la tecnologia rivoluzionaria che permette di creare mondi e personaggi mai visti prima.

Cameron sceglie di raccontare una vicenda, che, al di là dei temi ecologisti e antimperialisti, mette in scena all’interno degli eventi proprio quel meccanismo di motion capture (la tecnica che consente di catturare la recitazione degli attori in carne ed ossa per trasformarla in personaggi virtuali totalmente realistici - degli avatar, per l’appunto - inseriti in sfondi creati ad hoc) traducendolo nella trovata scientifica che permette al paraplegico Jake di guidare a distanza un corpo biologico ibrido umano-Na’vi.

Lo spettatore in questo modo assiste, ma in un certo senso anche partecipa, a questa “rivoluzione” tecnologica, sorprendente, certo, ma di per sé non sufficiente a cambiare lo statuto del cinema come arte: lo riconosce lo stesso Cameron, che nonostante tutto continua ad assegnare il primato alla storia.

Storia che in questo caso segue i binari della drammaturgia epica più classica, con un eroe progressivamente affascinato dal mondo chiamato ad esplorare e conquistare (come il soldato di Balla coi lupi, ma anche, più banalmente, Pochaontas), antagonisti invero piuttosto monodimensionali, mentori di varia natura. Non solo l’affascinante Neytiri, ma anche la scienziata Grace Augustine, che ha nel suo nome ben due accenni alla religione cristiana, e da scienziata cerca una spiegazione bio-chimica alla connessione dei Na’vi con la natura, ma finisce per “convertirsi alla fede” in punto di morte.

Senza passare per il via (quella Terra sovrappopolata e inquinata al punto da esigere spedizioni interstellari di parecchi anni luce per tentare un salvataggio, un “pianeta morente” come lo definisce senza rimpianti lo stesso Jake, un luogo degradato anche moralmente e dove tutto sembra avere un prezzo) lo spettatore viene gettato nel lussureggiante (ma pericoloso) mondo di Pandora, popolato di creature stupefacenti e spesso pericolose, piante enormi dai colori vivaci, volatili simili ad animali preistorici, ma soprattutto da indigeni dalle fattezze flessuose e l’animo puro.

Grazie al loro stato di “innocenza” (si parla di un tempo di guerre e conflitti, ormai superato) i Na’vi hanno mantenuto una profonda connessione con la natura (di cui Cameron sente la necessità di dare una visualizzazione fisica, pure un po’ ingenua attraverso i tentacolini della treccia dei Na’vi, sorta di biologiche prese USB).

Connessione con le creature, ma anche una sorta di divinità (Madre Natura, Ewya), che forse rappresenta l’unica emergenza di un richiamo ad una divinità personale in un mondo che vive invece di una sorta di panteismo spiritualista in cui sono impastati sciamanesimo indiano e induismo, mentre visivamente l’apparenza fisica dei Na’vi e i loro riti richiamano quelli delle tribù africane.

Di fronte a tanta armonia e con il contributo delle attrattive di una bella nativa (nonché, naturalmente dal ritrovarsi in un corpo sano), Jake si lascia presto prendere dai dubbi sulla sua “parte”, e di fronte agli eccessi (in alcuni passaggi volutamente e gratuitamente insensati) degli “occupanti” (e ogni riferimento a fatti o luoghi dell’attualità è tutt’altro che casuale) cambia campo, si unisce alla resistenza disperata dei Na’vi ed addirittura riveste i panni del leader guerriero a cavallo di un temibile e mostruoso volatile simile a uno pterodattilo.

E se il fatto che debba arrivare un umano per insegnare ai nativi a combattere come si deve, l’implicito (anche se certamente non voluto) paternalismo è compensato dal fatto che Jake si trova di fatto a incarnare, secondo la tradizione di molte mitologie, l’eroe straniero inviato a salvare il popolo in difficoltà.

Le scene di battaglia che lo vedono protagonista sono indubbiamente stupefacenti, con un uso del 3D destinato più che a travolgere lo spettatore a coinvolgerlo profondamente nell’azione e nel mondo rappresentato.

E mentre Jake è indotto poco a poco a deporre la propria umanità fisica a favore di un travaso della coscienza sempre più definitivo (al punto da chiamare alieni i suoi simili), chi scrive non può che provare una certa inquietudine di fronte al giudizio senza appello che condanna la Terra e i suoi abitanti alla morte. Una popolazione che, rappresentata all’inizio come una masnada anonima di spietati conquistatori secondo una tradizione storica oltre che cinematografica (l’approccio messo in scena è a metà tra quello paternalistico da Impero Britannico e quello attribuito agli Spagnoli con le popolazioni della Mesoamerica), finisce per rivelarsi in tutta la sua fragilità di fronte alla natura (o Natura) che si ribella allo sfruttamento.

L’abilità con cui Cameron conduce all’interno del mondo meraviglioso di Pandora (esigente, ma generoso, semplice nelle sue regole e nei suoi ordini gerarchici, apparentemente pacificato anche con la tragedia della morte, privo di profondi conflitti tra gli individui), la voluta semplificazione stereotipata con cui vengono rappresentanti gli antagonisti e le loro motivazioni (avidità, presunzione, sete di violenza), non lasciano spazio ad altra possibilità che accettare in toto la scelta di Jake. Una prospettiva che non può non lasciare con l’amaro in bocca perché, sotto le pieghe di un racconto dai toni epici, racchiude un triste messaggio di morte per la nostra specie e la nostra civiltà.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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