THE HELP

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Titolo Originale: The Help
Paese: USA, India, Emirati Arabi
Anno: 2011
Regia: Tate Taylor
Sceneggiatura: Tate Taylor
Produzione: 1492 PICTURES/HARBINGER PICTURES, DREAMWORKS PICTURES, RELIANCE ENTERTAINMENT
Durata: 137
Interpreti: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer,Jessica Chastain

Nella città di Jackson, Mississippi, negli anni 60, vige la più completa segregazione razziale. Le domestiche di colore lasciano i loro slum ogni mattina per recarsi a lavorare nelle ville delle famiglie benestanti, fra mille umiliazioni e vessazioni. Disapprova questa situazione Eugenia 'Skeeter' Phelan, una ragazza della buona società che torna a casa dopo aver finito l'università a New York. La scoperta che nulla è cambiato nella sua città le offre lo spunto per voler scrivere un libro sulla condizione delle domestiche di colore ma occorre molta prudenza..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta molto bene le banalità quotidiane di una società razzista; la disumanità del comportamento dei bianchi viene posto in tutta evidenza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grazie alla grande bravura delle protagoniste e alle bellissime scenografie, il film si fa perdonare alcuni passaggi fuori dalle righe e una certa lunghezza del racconto

Fin dalle prime sequenze si resta piacevolmente impressionati da come è stata ricostruita la vita negli anni ’60 a Jackson, Mississippi. Ai fianchi dei grandi viali alberati dei quartieri residenziali  biancheggiano ville coloniali con parco e piscina mentre maestose Buick dai colori sgargianti molleggiano silenziose e goffi pullman gialli riversano le domestiche di colore che provengono dagli slum  periferici.

In questa storia tutta al femminile (gli uomini fanno fugaci apparizioni solo quando sono strettamente necessari) vi è grande sfoggio di vestiti con motivi floreali,  gonne a palloncino, capelli cotonati. Gli ambienti più visitati  sono la cucina, dove le “negre”, preparano deliziosi manicaretti per le loro padrone e riescono a scambiarsi qualche furtiva confidenza e il salotto, dove  le signore fanno pettegolezzi giocando a carte oppure si riuniscono per autocompiacersi  in  qualche asta di beneficienza.

Il film dura quasi due ore e mezza ma siamo in un contesto molto diverso da Via col vento: non vi dovete aspettare grandi eventi e passioni travolgenti. Qui si parla sottovoce, modo tipico di chi è abituato a servire/subire da generazioni, si assiste alle affettuose cure delle tate di colore nei confronti  dei piccoli bianchi che sono stati loro affidati mentre non hanno tempo di preoccuparsi dei loro ma anche alle dispettose, ingiuste accuse che queste debbono subire, sufficienti per farle licenziare in tronco E mentre queste piccole cronache malvage si compiono, la grande storia va avanti alla televisione: l'assassinio di Marter Luther King e quella del presidente John Kennedy.

Anche il riscatto da questa condizione sarà tutto al femminile: l'aspirante scrittrice Skeeter (che però ha studiato nella nordista New York) trova la complicità di alcune domestiche per raccontare in un libro tutte le loro disavventure.

Il film ha una serie di difetti. Alcuni personaggi sono spesso fuori dalle righe (la troppo svampita Jessica Chastain,una sorta di Marilin Monroe del Sud  e la terribilmente cattiva, quasi una maschera deformata,  Bryce Dallas Howard). Prevale un certo manicheismo di fondo (possibile che le signore bianche siano tutte così perfide? Non c'era una famiglia un po' più umana? Possibile che  i personaggi di colore siano tutti tranquilli e remissivi, non c’è nessuno che si ribella?)

Ma ha anche alcuni innegabili pregi: le interpretazioni sono tutte di alto livello e se la storia, questo progressivo accumulo di umiliazioni, di perdita della speranza non annoia è perché  grazie a loro proviamo piacere a seguire le  piccole , intense, storie di queste donne.

Il film è stato accusato di buonismo, di essere “una favola disneyana bonificata da ogni forma di violenza” (Filmtv).

Io preferisco arrivare alla conclusione opposta: per parlare dell'assurdità del razzismo non occorre necessariamente mostrare l’impiego della violenza e la sofferenza delle vittime: questo virus risulta molto più atroce quando si insinua nella banalità del quotidiano: magari frasi velenose dette mente si  prende un tè con le amiche o discorsi apparentemente molto equilibrati e razionali, il razzismo assunto a dottrina sociale: viene riconosciuta l’importanza del lavoro delle persone di colore, purché ognuno svolga la sua funzione nel settore che gli spetta.

L’accusa verso chi alberga questi atteggiamenti resta ugualmente senza appello:  quando queste domestiche restano per anni nelle loro case e i bambini bianchi crescono affezionandosi alla loro tata di colore,   ci vuole un cuore molto duro per continuare a  mantenere in esercizio la barriera fra le razze e per licenziare queste donne  al primo screzio semplicemente per dimostrare chi è che comanda.

In questo sta il valore del film: non ci racconta di un passato remoto per compiacersi di come certe situazioni siano state definitivamente superate ma si appella alle coscienze di noi contemporanei: un invito a vigilare perché nella nostra banalità quotidiana non si insinuino strane giustificazioni di comportamenti discriminatori.

Autore: Franco Olearo


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