MISSION IMPOSSIBLE - PROTOCOLO FANTASMA

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Titolo Originale: Mission Impossible – Ghost Protocol
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Josh Appelbaum e André Nemec ispirato alla serie televisiva di Bruce Geller
Produzione: J.J. Abrams, Tom Cruise, Bryan Burk per Bad Robot/Paramount Pictures/Skydance Productions/Stillking Films
Durata: 132
Interpreti: Tom Cruise, Jeremy Renner, Simon Pegg, Paula Patton

Evaso rocambolescamente da una prigione di Mosca, dove era rinchiuso per ragioni misteriose, Ethan Hunt è alle prese con una missione forse più “impossibile” del solito: sventare la guerra nucleare che il misterioso terrorista Cobalt sta cercando di provocare prima con una bomba al Cremlino (attentato di cui lo stesso Hunt è accusato) poi lanciando un missile nucleare su San Francisco. Rinnegato e braccato insieme alla sua squadra, Hunt dovrà viaggiare per mezzo mondo per riuscire a sventare la terribile minaccia.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film di genere dove i buoni vincono su i cattivi grazie aprodezze iperboliche
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza nei limiti del genere (nonostante i cinquant'anni di Tom Cruise).
Giudizio Artistico 
 
Tanto di cappello a Cruise (anche accorto produttore) che, pur senza perdere il ruolo di leader èpronto a “mettere in crisi” lo status del suo protagonista a favore di una vicenda dal ritmo incalzante e dalle trovate originali capace di regalare due ore di grande spettacolo.

 Scena d’apertura a suon di musica per un rientro in pompa magna del mitico agente Hunt. Poco importa se il tappeto rosso è cortino (di lì a poco l’intero MFI verrà smantellato lasciando i nostri abbandonati a se stessi -?!-) , perché è solo l’inizio di una rutilante serie di azioni in cui l’ormai quasi cinquantenne Cruise si destreggia tra i proverbiali virtuosismi del ruolo (nello specifico l’arrampicata del più alto grattacielo di Dubai) e dialoghi essenziali che contribuiscono a dare autorevolezza (ma anche un minimo di sana ironia) al personaggio.

C’è chi ci vedrà l’influsso dell’animazione da cui proviene il regista (Brad Bird ha firmato per Pixar Gli incredibili e Ratatouille), sta di fatto che, però, nonostante la profusione di effetti speciali digitali, si respira meno artificiosità che nell’ultimo capitolo firmato da J.J.Abrams.

Senza pretendere di raggiungere vette di profondità c’è però un tentativo di lavorare sulle dinamiche della squadra (Pegg, Renner e la Patton sostengono i loro ruoli con adeguata convinzione) ma anche di alleggerire il baraccone dell’azione con un minimo di umorismo “da spie” che non guasta finché non intacca il delicato equilibrio tra la minima plausibilità del plot e l’iperbole tipica di questo genere di film.

È interessante, poi, andare dietro al percorso di questo proficuo franchise che, un po’ come James Bond, segue la bussola del potere economico mondiale e, dopo essere passato per la Cina,  ora approda per una larga parte a Dubai (gli Emirati sono da tempo impegnati in un’operazione simpatia nonché nell’autopromozione  come località movie-friendly) e infine in India, altro punto nevralgico degli equilibri economici mondiali.

E tuttavia, sotto la crosta dell’ipertecnologico (che a volte dà forfait come i guanti per arrampicare sui grattacieli e l’apparecchio che fa le maschere) e degli spettacolari effetti digitali, la forza resta in un racconto con una moderata dose di complicazioni, un antagonista potente, ma “silenzioso” (a differenza di alcuni cattivi degli altri episodi della saga) e un comparto di coprotagonisti destinati a fare strada.

Anche perché il finale (forse l’unica scena veramente poco riuscita del film) potrebbe anche alludere a un passaggio di consegne…non fosse che Renner (in piena ascesa) ha già indossato i panni che furono di Matt Damon nel prossimo capitolo delle avventure di Jason Bourne.

In un panorama di blockbuster troppo spesso deludenti nonostante gli enormi capitali investiti, a Mission Impossible riesce un restyling non traumatico che, mutuando dai talenti del suo regista alcuni dei canoni (visivi e narrativi) dell’animazione “da grandi” , ha l’ambizione (realizzata, visti i lusinghieri risultati al boxoffice) di conquistare un pubblico vasto e trasversale.

Tanto di cappello a Cruise (anche accorto produttore) che, pur senza perdere il ruolo di leader, non monopolizza la scena e si riserva una parte fatta più di azioni che di parole, pronto a “mettere in crisi”  lo status del suo protagonista a favore di una vicenda dal ritmo incalzante e dalle trovate originali capace di regalare due ore di grande spettacolo.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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