SHERLOCK HOLMES - GIOCO DI OMBRE (Luisa C. Ramosino)

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Titolo Originale: Sherlock Holmes - A game of Shadow
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Michele, Kieran Mulroney
Produzione: Playtone Productions/Lin Pictures/Silver Pictures/Legendary Pictures/Village Roadshow Pictures
Durata: 129
Interpreti: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Noomi Rapace

Sherlock Homes, divenuto se possibile ancora più eccentrico dopo che l’amico Watson lo ha “lasciato” per preparare il matrimonio, non ha però smesso di seguire le trace di un intricatissimo piano criminale dietro cui si cela la mente criminale del Professor Moriarty. Quando Holmes lo affronta Moriarty non esita a minacciare di prendersela con Watson e consorte e così l’investigatore si unisce alla luna di miele dei due per proteggerli…ma anche per convincere Watson a unirsi a lui in un’ultima avventura, nel tentativo di sventare il piano di Moriarty, che rischia di precipitare l’Europa in una guerra sanguinosa. Improbabile compagna di avventure la zingara cartomante Sim, a cui Sherlock Holmes ha salvato la vita.
Non è facile, all’interno del sistema dei franchise che tanto

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Anche lo spettatore più superficiale non può fare a meno di rendersi conto che quella che passa sullo schermo è un’amicizia vera, fatta di stima che va oltre le differenze, di scontri, ma anche di reciproca preoccupazione, di capacità di sacrificio;
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione e violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Un cast assolutamente azzeccato e affiatato, ottima qualità dei dialoghi, arguti, rapidi, straordinari nel coordinarsi e intrecciarsi alle azioni

Non è facile, all’interno del sistema dei franchise che tanto piacciono al cinema commerciale americano (perché permettono di ottimizzare gli investimenti e spesso di risparmiare sulle idee), riuscire a creare un secondo capitolo che conservi i punti forti dell’originale, ma riesca a capitalizzare sul concept ampliandone la portata e le ambizioni.

Il team dietro al successo di questo Sherlock Holmes del XXI secolo ci riesce dando compattezza alla ricetta che ha conquistato un pubblico trasversale (e non solo gli adolescenti maschi, che sono ormai il target di riferimento del cinema americano mainstream) grazie ad un accorto mix di azione, umorismo, citazioni e riferimenti  colti e intelligenti (ma mai fine a se stessi). Un mix che tuttavia non potrebbe rivelarsi così esplosivo (e nel caso del plot di questo capitolo il termine e quanto mai appropriato) se non fosse sostenuto da un cast assolutamente azzeccato e affiatato.

Il cuore del racconto (che dopo un avvio più blando si precipita in una progressione da togliere il fiato verso l’imprevedibile finale), infatti, resta giustamente nel rapporto che lega Holmes e Watson, amici che più diversi non si può, come non si vedevano sullo schermo da molto tempo.

Non si tratta solo dell’ottima qualità dei dialoghi, arguti, rapidi, straordinari nel coordinarsi e intrecciarsi alle azioni; la verità è che anche lo spettatore più superficiale non può fare a meno di rendersi conto che quella che passa sullo schermo è un’amicizia vera, fatta di stima che va oltre le differenze, di scontri, ma anche di reciproca preoccupazione, di capacità di sacrificio; tutte caratteristiche che difficilmente si trovano sul grande schermo di questi tempi, anche in pellicole che proprio di amicizia vorrebbero parlare…

La rivisitazione dei personaggi di Conan Doyle fatta da Ritchie e compagnia, del resto, non ha nulla di superficiale, ma al contrario appare accuratamente progettata per accostare gli elementi più classici (il celebre processo deduttivo, il gusto della scoperta e della sfida per Holmes, la solida praticità di Watson, la crudeltà geniale di Moriarty) a tocchi di modernità che vanno ben oltre l’uso di effetti speciali e del rallentamento del’azione in stile Matrix (che pure si rivelano spettacolari). Fare di Moriarty un trafficante d’armi con interessi finanziari, infatti, oltre a giustificare il giro per l’Europa di protagonista e avversario, strizza l’occhio all’oggi senza farlo pesare.

Né più né meno di quanto la colonna sonora, punteggiata di brani “colti”, solletichi l’orecchio di un pubblico più raffinato, quello che alle scazzottate e alle corse per la foresta preferisce il confronto di menti (e di etica) tra Holmes e Moriarty in una partita a scacchi che mette alla prova l’intelligenza ma anche la tempra morale.

Eh già, perché a convincere è anche lo studio del personaggio Holmes, presuntuoso, egocentrico e impertinente, ma sincero (quanto britannicamente contenuto) nel suo dolore per la perdita dell’amata Irene Adler, così come nella preoccupazione per l’amico Watson e la di lui consorte (la cui unione per altro costantemente osteggia per paura di restare solo…).

In questo sta anche la genialità dell’operazione, che, pur nella diversità dei generi in qualche modo richiama quella fatta con la saga di X-Men, altro riuscitissimo tentativo di dare complessità e profondità a personaggi e storie pur rimanendo decisamente nell’alveo del cinema commerciale.

Il risultato è uno spettacolo godibile per tutti e a diversi livelli, con un più che legittimo lancio per un terzo capitolo della saga… 

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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