AMICI DI LETTO

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Titolo Originale: Friends with benefits
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Will Gluck
Sceneggiatura: Keith Merryman, David A. Newman, Will Gluck
Produzione: Screen Gems/Castle Rock Entertainment/Zucker; Olive Bridge Entertainment
Durata: 109
Interpreti: Justin Timberlake, Mila Kunis, Patricia Clarkson, Richard Jenkins, Jenna Elfman, Bryan Greenberg, Woody Harrelson

Jamie è una “cacciatrice di teste” newyorkese; convince Dylan, giovane art director di siti web, ad accettare un’offerta dalla prestigiosa rivista GQ e trasferirsi a New York. I due diventano amici e, uscendo entrambi da relazioni disastrose e sentendosi emotivamente indisponibili, decidono di condividere una serie di incontri sessuali senza coinvolgimento sentimentale. Ma sarà una promessa difficile da rispettare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Pur nella amoralità e nella superficialità della premessa (l'accosdo di stare assieme per fare solo sesso), il film di Will Gluck, oltre che due protagonisti ben assortiti e autenticamente dotati per la commedia, ha il merito di costruire con maggiore coerenza il rapporto tra i due e inserisce la loro confusione sentimentale nel contesto di relazioni familiari problematiche e non proprio banali.
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di nudo e a contenuto sessuale, turpiloquio e doppi sensi.
Giudizio Artistico 
 
Una serie di situazioni discretamente divertenti con dialoghi ben scritti e ben recitati, due protagonisti ben assortiti e autenticamente dotati per la commedia fa sì che il pubblico non protesti per la prevedibilità della conclusione

Una vecchia e piacevole commedia romantica titolava Tutte le ragazze lo sanno e, come le commedie romantiche di una volta che i due protagonisti del film amano guardare per demolirle, culminava con un matrimonio e il “vissero felici e contenti” d’ordinanza.

Evidentemente alle ragazze (e ai ragazzi) di oggi sfuggono verità semplici che un mondo forse meno “libero” ma più chiaro di quello di oggi dava per scontate.

Nel terzo millennio il tramonto delle utopie ha travolto anche quella del grande amore romantico e la moda di quest’anno ha messo al centro non di una, ma di ben tre pellicole il fenomeno dei friends with benefits, amici che condividono (come qui da titolo) anche il letto, e non certo per dormire…

Pur nella amoralità e nella superficialità della premessa, il film di Will Gluck, rispetto ai precedenti, oltre che due protagonisti ben assortiti e autenticamente dotati per la commedia, ha il merito di costruire con maggiore coerenza (se non proprio verosimiglianza) il rapporto tra i due, e inserisce la loro confusione sentimentale nel contesto di relazioni familiari problematiche e non proprio banali.

Jamie, sotto la scorza della ragazza liberata e di successo, la compagnoneria e la disinibizione, nasconde il bisogno di un legame autentico; insomma, sogna il Principe Azzurro, la persona con cui condividere la vita, ma l’esperienza personale e la presenza di una madre hippy e figlia della rivoluzione sessuale, che nemmeno sa identificare chi sia l’uomo con cui l’ha concepita, le hanno fatto perdere la speranza che questo sogno possa abitare fuori dalle commedie sentimentali che tanto ama (odiare).

Dylan ha un contesto familiare più solido, anche se minato dal divorzio dei genitori (presumibilmente quando lui era adolescente), una sorella madre single e un padre amato che però sta scivolando pian piano nel baratro dell’Alzheimer. Anche se ovviamente si tratta di quello che un acuto critico americano definisce “movie Alzheimer”: una malattia che crea situazioni imbarazzanti (il padre di Dylan ogni tanto gira in luoghi pubblici senza pantaloni) ma concede qua e là intensi momenti di lucidità adatti a rivelazioni cruciali e consigli indispensabili.

Il fatto che gli autori si prendano il tempo per raccontarci il contesto relazionale dei due protagonisti e che la madre di Jamie e i familiari di Dylan siano interpretati da ottimi e credibili comprimari è solo uno degli elementi che aiutano il pubblico a coinvolgersi e a tifare per loro nonostante la premessa poco sana ed eticamente discutibile che mette in moto la trama.

Non si può fare a meno di pensare, d’altra parte, che la confusione sentimentale odierna abbia parecchio a che fare con le scelte sbagliate (o le non scelte) della generazione precedente, quella della rivoluzione sessuale, che della libertà ha fatto una bandiera alla lunga rivelatasi fallimentare.

Stesso fallimento cui va inevitabilmente incontro l’esperimento dei due amici, nonostante l’affermazione per lo meno dubbia che “fare sesso” non sia poi molto diverso da giocare a tennis. È curioso che una cultura come quella odierna che apparentemente “adora” la sessualità, fino a farne il centro della personalità umana, sia poi così pronta a banalizzarne senso e conseguenze. In realtà è immediatamente evidente che per entrambi i protagonisti fare e accettare una proposta così “scandalosa” presume una notevole dose di fiducia nei confronti di chi la riceve (altrimenti tanto varrebbe andare a rimorchiare in un bar qualunque o al limite “pagare” come si fa per un istruttore), che è poi il primo presupposto del sentimento che verrà.

Di sicuro c’è che Jamie e Dylan con l’amore non ci sanno fare tanto che, pur conoscendo e dissezionando con discreta competenza i cliché delle commedie sentimentali, un passo alla volta ci cascano dentro con tutti i piedi, anche se attraverso una serie di situazioni discretamente divertenti con dialoghi ben scritti e ben recitati, il che fa sì che il pubblico non protesti per la prevedibilità della conclusione.

Aiuta di sicuro anche l’ambientazione, si tratti di una New York solare e dinamica o della più tranquilla costa losangelina dove abita il padre di Dylan, dove impera ovunque il product placement (a partire dal luogo di lavoro di Dylan, per continuare con tutti i gadget tecnologici del caso, a partire dall’I Pad, utilizzato per un anomalo giuramento grazie ad una applicazione “Bibbia”). 

Autore: Laura Cotta Ramosino


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