L'ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE

 
Titolo Originale: Rise of the Planet of the Apes
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Rupert Wyatt
Sceneggiatura: Amanda Silver, Rick Jaffa
Produzione: CHERNIN ENTERTAINMENT, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
Durata: 105
Interpreti: James Franco, Freida Pinto, Andy Serkis, Tyler Labine

Una serie di esperimenti d'ingegneria genetica portano all'evoluzione intelligente delle scimmie e al futuro scontro di civiltà con gli esseri umani.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film fa riflettere sul potenziale periocolo di quelle ricerche scientifiche che svolte anche per fini positivi, non sa definire i proprili limiti etici
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune intense scene di azione e di violenza
Giudizio Artistico 
 
Il film parte lentamente e per una buona parte non riesce a decollare. Poi, improvvisamente, inizia a volare vorticosamente e gli effetti speciali sono sorprendenti

Cosa resta del Sessantotto? Le scimmie. Come le scimmie! Le scimmie, appunto. Nell’anno fatidico uscì, con successo immenso, “Il pianeta delle scimmie”, gioiello splendente della fantascienza, diretto da Franklin J. Schaffner, tratto dal romanzo “La planète des singes” del francese Pierre Boulle.
E se ciò non bastasse, nell’annus mirabilis Stanley Kubrick aprì il suo leggendario “2001: Odissea nello spazio” (una delle overture, se non l’overture più famosa della storia del cinema) affidandosi ai progenitori dell’uomo. L’alba dell’umanità secondo Kubrick, sulle note di “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss, si concludeva con la scimmia armata di osso (la clava del progresso), prima schiantato sulla testa di un malcapitato simile, poi lanciato furiosamente in cielo per finire, giro dopo giro, trasformato nella navicella spaziale volteggiante nello spazio (colmando così uno spazio temporale immenso, in pochi secondi).
E dal 1967+1, come scriveva con sarcasmo Giovannino Guareschi, le scimmie sullo schermo non ci hanno più abbandonato. Sino ad oggi, con l’uscita di “L’alba del pianeta delle scimmie” di Rupert Wyatt.

Finalmente possiamo avvicinarci al mistero di quel lontano“Il pianeta delle scimmie”. Una domanda non aveva ancora avuto risposta: ma come diavolo erano riuscite le scimmie a ribaltare il corso delle storia, riducendo gli uomini in schiavitù? Il finale del film di Schaffner forniva un chiaro indizio. L’atletico Charlton Heston (astronauta rimasto accidentalmente un po’ troppo lontano dal pianeta terra) vedendo i resti della Statua della Libertà, malediva gli esseri umani, accusandoli di aver scatenato la guerra atomica.

Spiegazione in sintonia con i tempi. Paura dell’apocalisse nucleare e annuncio di sensibilità ecologista. Restava però un dubbio, che non chiariva neppure il remake in stile dark-gotico di Tim Burton del 2001. Le scimmie si erano evolute. Parlavano come gli umani, ragionavano come gli uomini e cominciavano anche a porsi addirittura domande sul senso del bene e del male. L’emancipazione animale l’aveva determinata l’uso dell’atomica? Difficile. Occorreva una spiegazione più sensata. Ed eccola arrivare puntualmente con “L’alba del pianeta delle scimmie”. Un giovane ricercatore di un’azienda farmaceutica di San Francisco, Will (James Franco) sta sperimentando su cavie-scimpanzé un prodotto ideato per sconfiggere l’Alzheimer. I risultati sono sorprendenti: un animale reagisce aumentando sensibilmente l’intelligenza. Ma la bestia, che ha dato alla luce un cucciolo, inspiegabilmente si ribella e viene ucciso. Il piccolo è però salvato dal ricercatore, che lo ospita nella casa dove vive insieme al padre, gravemente ammalato di Alzheimer. Il cucciolo di scimpanzé, chiamato Cesare, ha capacità straordinarie. Adesso però ci dobbiamo fermare, altrimenti saremmo costretti a svelare il finale. L’immagine della vetta più alta del parco delle sequoie, dalla quale Cesare osserva in lontananza il ponte di San Francisco e la città sulla costa nascosta dietro la coltre di nebbia, è uno spettacolo della visione. Altrettanto meravigliosa è la fuga delle scimmie verso il parco. Gli animali debbono passare attraverso il ponte, ed evitare di essere mitragliati  dall’alto dalla polizia. La loro intelligenza ormai consente una strategia di combattimento degna del miglior Giulio Cesare. Non ci sono dubbi che gli animali (Cesare su tutti) alla fine risultano molto più bravi come attori degli umani. Non poteva che essere così: sono loro i veri protagonisti del film (attori trasformati dalla tecnologia in animali, eclissano l’umano attraverso il virtuale).

Adesso ne sappiamo di più su come le scimmie divennero intelligenti e parlanti. Ma come schiavizzarono gli uomini? Il prossimo film servirà a spiegarcelo definitivamente. E se non bastasse una nuova puntata pazienza, se sono come “L’alba del pianeta delle scimmie” ne vedremo altre. 

Autore: Claudio Siniscalchi


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