SUPER 8 (Claudio Siniscalchi)

 
Titolo Originale: SUPER 8
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: J.J. Abrams
Produzione: Steven Spielberg, J. J. Abrams, Bryan Burk per Paramount Pictures/Amblin Entertainment/Bad Robot
Durata: 112
Interpreti: Kyle Chandler, Elle Fanning, Joel Courtney, Noah Emmerich, Ron Elderd

La 14-enne Joe, nell’estate del 1979 è impegnato assieme ad un gruppo di amici a girare uno zombi-movie in super 8. Il gruppetto di cineasti in erba hanno molta fantasia, e decidono di girare una scena mentre passa un treno nella notte alla stazione cittadina. Assistono così, e involontariamente filmano “in diretta” , oltre al tremendo disastro ferroviario, l’immagine vivida di una “creatura” incredibile, naturalmente extraterrestre...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film esalta la speranza, la comprensione e solidarietà tra padri e figli
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena di violenza e horror nei limiti del genere. Uso di stupefacenti, linguaggio a volte scurrile.
Giudizio Artistico 
 
Il film è l’omaggio al talento di alcuni registi, Spielberg e George Lucas su tutti, che negli anni Settanta del secolo passato, hanno cambiato la pelle al cinema americano, attraverso la fantascienza, trasferendo nelle immagini un universo di valori, sentimenti, turbamenti, speranze e desideri, divenuto cultura popolare

Prendiamo l’apertura di “Twilight”, la serie di romanzi, trasportati sullo schermo con successo planetario, scritti da Stephanie Meyer, 30 milioni di libri venduti ovunque, copia più copia meno. Una giovane ragazza, Bella, si è trasferita dal college dall’assolata Arizona all’estremo occidente degli Stati Uniti, confinante col Canada, landa gelida e piovosa. Vive sola col padre (separato dalla madre), poliziotto. E prendiamo l’apertura di “Super 8”, il nuovo bellissimo film di J.J. Abrams (sceneggiatore, produttore, ideatore di serie televisive e regista di “Mission: Impossibile III” e “Star Trek”), realizzato e supervisionato da Steven Spielberg. Joe è un po’ più piccolo di Bella. Ha quattordici anni e vive insieme al padre, vice-sceriffo di una piccola cittadina dell’Ohio, poiché ha perso la madre, deceduta in un incidente nella fabbrica. In entrambi i casi l’adolescente protagonista della storia alla fine si troverà a contatto con l’insolito, il mostruoso e in fin dei conti il meraviglioso. Bella, come noto, si innamora di un affascinante vampiro, naturalmente buono come lei. Joe, nell’estate del 1979 è impegnato assieme ad un gruppo di amici a girare uno zombi-movie in super 8. Il gruppetto di cineasti in erba (dieci anni prima avrebbero pensato ad un western, ora invece la buttano sul sangue) hanno molta fantasia, e decidono di girare una scena mentre passa un treno nella notte alla stazione cittadina. Assistono così, e involontariamente filmano “in diretta” (come fece Abraham Zapruder mentre centravano nel 1963 a Dallas il cranio del presidente J.F. Kennedy, facendolo esplodere), oltre al tremendo disastro ferroviario, l’immagine vivida di una “creatura” incredibile, naturalmente extraterrestre. Da questo momento parte un grandioso e spettacolare omaggio al cinema di Steven Spielberg. Ragazzi di provincia, casette a due piani, cani persi, biciclette sfreccianti, fenomeni inspiegabili, militari imbroglioni e per nulla solidali, alieni buoni, amicizie difficili ma salde, primi turbamenti sentimentali. È l’omaggio al talento di alcuni registi, Spielberg e George Lucas su tutti, che negli anni Settanta del secolo passato, hanno cambiato la pelle al cinema americano, attraverso la fantascienza, trasferendo nelle immagini un universo di valori, sentimenti, turbamenti, speranze e desideri, divenuto cultura popolare (J.J. Abrams è nato nel 1966, e aveva undici anni quando uscirono “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg  e il primo episodio di “Guerre stellari” di Lucas). Lo schermo cominciò a riempirsi di alieni amici (“E.T.” si rivelò il paradigma insuperabile), e ciò voleva dire che la “guerra fredda” (di cui il Vietnam e il radicalismo culturale erano stati le ferite più devastanti e difficili da rimarginare) era davvero finita. Adesso dal cielo non piovevano più minacce di devastazioni, ma inviti a saper guardare oltre i confini dell’uomo e dell’universo. Il rifugio nella fantasia fu un modo per saltare a piè pari le storture della realtà (l’impero sconfitto da un esercito orgoglioso di straccioni con gli occhi a mandorla, lo scandalo Watergate, la recessione economica, la disoccupazione a due cifre, il declino industriale, la violenza, la desocializzazione). La speranza, la positività del finale, la comprensione e solidarietà tra padri e figli (mentre la società radicale postulava la necessaria rottura generazionale), la timidezza e il rossore romantico (quando il sesso era diventato il metro per misurare l’ampiezza della liberazione), l’illusione che i confini dell’universo andassero estesi all’ultraumano (e che questo fosse meglio dell’umano): tutto ciò a molti apparve spirito regressivo, espressione di tradizionalismo e provincialismo, esaltazione della comunità quale freno all’individualismo. In realtà era solo la ribellione dell’uomo al relativismo morale. Ieri come oggi. 

Autore: Claudio Siniscalchi


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