UN ANNO DA RICORDARE

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Titolo Originale: SECRETARIAT
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Randall Wallace
Sceneggiatura: Mike Rich
Produzione: Walt Disney Pictures
Durata: 123
Interpreti: Diane Lane, John Malkovich, Margo Martindale, James Cromwell, Dylan Walsh

Penny è una casalinga madre di quattro figli, che si è sempre occupata solo della famiglia. Quando l’anziano padre, gravemente ammalato, le cede in eredità il suo ranch in Virginia, che comprende le scuderie Meadows, la donna, a dispetto della sua scarsa conoscenza del mondo dei cavalli, accetta la sfida. Grazie allo stravagante addestratore Lucien Laurin, la donna riesce a portare Secretariat, magnifico purosangue, alla conquista della prestigiosa Triple Crown, rendendolo il cavallo più famoso d’America, vera e propria leggenda di tutti i tempi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film positivo e pieno di speranza, perché parla del coraggio di farcela, di non mollare anche quando le condizioni sembrano avverse
Pubblico 
Tutti
C'è qualche intensa scena di corsa
Giudizio Artistico 
 
Ottima la regia, che porta lo spettatore all’interno delle gare anche se il continuo susseguirsi delle corse rischia di trascinare troppo a lungo il film, rendendolo un po’ ripetitivo. Un’ottima e convincente Diane Lane. John Malkovich, in una parte secondaria, è come sempre formidabile

Un anno da ricordare: il 1973. Secretariat, nome “di battaglia” di Big Red, purosangue su cui nessuno all’inizio avrebbe scommesso un solo dollaro, vince tutto: il Kentucky Derby, il Preakness Stakes e il Belmont Stakes. Il film di Randall Wallace si ispira a quella che viene definita “un’impossibile” storia vera, quella del mitico cavallo Secretariat, le cui corse fecero appassionare un’intera nazione. È forse questo il più grande problema drammaturgico nell’adattamento di una storia quale quella di Secretariat: pochissime sconfitte e moltissimi successi, che preannunciano l’impatto drammatico del film già debole in partenza. È forse per questo che il regista e lo sceneggiatore, per ovviare al problema, hanno scelto di raccontare la storia da un inedito punto di vista: non quello dell’eroe in questione, il cavallo, ma della sua padrona, interpretata da un’ottima e convincente Diane Lane. Sono gli anni ’70, anni in cui certi ambienti di lavoro erano ancora preclusi alle donne. Penny si ritrova in un mondo sconosciuto, maschile e sessista e deve far fronte a una serie di debiti che potrebbero trascinare la sua famiglia nel baratro. Non si lascia fermare però delle difficoltà e  sfida pregiudizi e ostacoli, che provengono dai suoi stessi familiari: il marito vorrebbe che lei ritornasse a Denver ad occuparsi di lui e dei figli come ha sempre fatto e non comprende fino in fondo il desiderio della moglie di portare avanti il sogno del padre; suo fratello, invece, vorrebbe vendere le scuderie per far fronte ai loro problemi finanziari. La donna, però, decide di accettare una sfida che è insieme una scommessa: quella di puntare tutto sulle potenzialità di un puledro non ancora nato, Secretariat.
Nonostante quindi si presenti come uno sport movie che tratta di corse di cavalli, Un anno da ricordare è una storia fortemente “umana”, perché concentra molto della narrazione proprio sul personaggio di Penny, scissa tra una ferrea volontà di portare a termine la missione intrapresa e i sensi di colpa per essere una moglie e una madre assente (si veda la scena in cui si perde lo spettacolo della figlia, ma la chiama al telefono per poterla sentire cantare, anche solo attraverso il mezzo di una cornetta). Il film pecca forse un po’ nel non dare sufficiente profondità ai personaggi secondari: Lucien Lurin, allenatore eccentrico e con un inedito gusto per l’imprevisto (John Malkovich, che lo interpreta, è come sempre formidabile ed è la parte comica e di respiro del film); il fido stalliere Eddie, che crede di conoscere quel che i cavalli pensano; il fantino Ron, ben interpretato dal reale fantino Otto Thorwarthe; l’aiutante Miss Ham, unica collaboratrice donna di Penny e infine il belligerante padrone del cavallo da corsa avversario di Secretariat, Sham.

L’ultima corsa, la vittoria a Belmont Stakes, è narrata attraverso immagini di repertorio viste dai familiari di Penny davanti al televisore, ma potrebbe essere una qualunque famiglia americana di quei tempi, incollata davanti al piccolo schermo con il fiato sospeso, a seguire l’ultima emozionante vittoria di un cavallo passato alla storia. Ottima la regia, che porta lo spettatore all’interno delle gare, raccontandole attraverso insolite soggettive del cavallo che si uniscono alle più tradizionali inquadrature di genere. Dopo un po’, però, il continuo susseguirsi delle corse rischia di trascinare troppo a lungo il film, rendendolo un po’ ripetitivo e prevedibile. Manca forse un coinvolgimento emozionale che tenga per tutto il film, perché Secretariat vince sempre e, anche quando la famiglia di Penny rischia di cadere nelle mani dei creditori, il pericolo sembra essere più paventato che realmente rischiato.

Un anno da ricordare è però un film positivo e pieno di speranza, perché parla del coraggio di farcela, di non mollare anche quando le condizioni sembrano avverse. “Non è il prezzo, non è il gioco, non è il punteggio, non è la fama. Non importa quel che hai, importa quel che sei”: queste le parole della canzone colonna sonora del film, It’s who you are, scritta dallo stesso Wallace, vero e proprio inno a riscoprire se stessi e le proprie forze, anche quando tutto sembra ostile. La storia di questo leggendario cavallo e della sua impresa impossibile è una metafora per la vita, un invito a costruirsi il proprio destino con la forza, la fede e la tenacia, perché, sempre come dice la canzone, “in darkest nights, you make your sun. You choose your race, and then you run

Autore: Eleonora Fornasari


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