GLEE Seconda Stagione

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Titolo Originale: GLEE 2
Paese: USA
Anno: 2009
Sceneggiatura: Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan
Produzione: 20th Century Fox
Durata: Su Fox Italia dal 2 dicembre 2010
Interpreti: Matthew James Morrison, Jane Lynch, Jayma Suzette Mays, Christopher Paul “Cris” Colfer, Lea Michele Sarfati

Un gruppo di ragazzi, stimolati dal loro insegnante William Schuester hanno dato vita a Le nuove direzioni, un complesso di canto e ballo che si riunisce settimanalmente al Glee Club per prepararsi alle gare regionali ma anche per esercitare una forma di terapia collettiva: il canto e il ballo sono mezzi per esternare le ansie e le gioie che di puntata in puntata coinvolgono il singolo ragazzo o tutto il gruppo. L’insegnante Will che ha divorziato dalla moglie ha una passione segreta per Emma ma non disdegna la supplente Holly; Rachel, figlia con due padri come genitori, vuole stare con Finn anche se lui ama ancora Quinn; Kurt ha fatto outing come gay ma viene continuamente deriso e perseguitato da Karofsky che a sua volta rivela tendenze omosessuali; Santana e Briatny non disdegnano i ragazzi ma si sentono attratte l’una verso l’altra…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial è espressione compiuta di una società post-cristiana basata sull’individualismo. I suoi punti cardine sono l’applicazione della teoria dei gender, una sessualità svincolata dalla sua funzione procreativa, un forte ateismo, la ricerca di realizzare e compiacere se stessi come valore assoluto, incapaci di porsi grandi ideali e progetti da condividere con gli altri
Pubblico 
Adolescenti
Per il linguaggio spesso esplicito
Giudizio Artistico 
 
Buona realizzazione delle parti cantate ma i protagonisti sono congelati nella loro tipizzazione, non manifestano alcuna evoluzione né maturazione

Il serial televisivo Glee (ci limitiamo qui ad analizzare la stagione 2) è l’espressione compiuta di una società post-cristiana basata sull’individualismo.

Arrivato alla sua seconda stagione (la terza è prossima all’uscita) Glee è ambientato in una ipotetica High School dell’Ohio: un gruppo di ragazzi, stimolati dal loro insegnante Will Schuester hanno dato vita a Le nuove direzioni, un complesso di canto e ballo che si riunisce al Glee Club per prepararsi alle gare regionali ma anche per esercitare una forma di terapia collettiva: il canto e il ballo sono mezzi per esternare le ansie e le gioie che di puntata in puntata coinvolgono il  singolo ragazzo o  tutto il gruppo.

Il serial è stato confezionato  in modo particolarmente gradevole, molte sono le canzoni famose che vengono cantate ad ogni puntata mentre  i ragazzi del club intrecciano relazioni, sviluppano invidie ma anche solidarietà; il mondo degli adulti non è da meno e accanto a conflitti professionali assistiamo a nuovi amori ma anche a forme di insicurezza e schizofrenie.

All’interno di questa gradevole confezione, puntata dopo puntata, l’ideatore, Ryan Murphy, lo stesso di Nip/Tuck, si prende tutto lo spazio necessario per esternare  le sue teorie antropologiche, sociali,  il suo ateismo.

L’esercizio della sessualità risulta inevitabilmente uno dei temi predominanti fra questi adolescenti.  Secondo Murphy è una componente della persona che fluttua libera, svincolata dalla sua funzione procreativa, esercitata per semplice simpatia (in tutte le direzioni possibili) e prevalentemente per soddisfare se stessi (odioso è l’episodio in cui Brittany va a letto con Artie, un ragazzo sulla sedia a rotelle, semplicemente perché vuole convincerlo a cantare con lei).

Non c’ è amore fra i protagonisti, non viene costruito né cercato. Altri serial del genere adolescenziale, come High School Musical o Orange Country, molto più realisticamente, raccontavano di amori che a poco a poco, fra varie prove ed ostacoli, riuscivano a costituirsi saldamente.

Nella puntata dedicata alle tematiche sessuali (episodio 15: sex)  sono messe a confronto la  supplente Holly  (Gwyneth Paltrow) che si occupa di  spiegare ai ragazzi e alle ragazze come si usa il preservativo e altri istruzioni di educazione sessuale, con l’insegnante  Emma che vuole invece farsi promotrice di un club della castità. Il finale è scontato: si scopre che Emma è una frigida che non ha avuto rapporti neanche con suo marito e Holly ha modo di sentenziare che “parlare di castità ai ragazzi è come proporre ai leoni una dieta vegetariana” e conclude tacciando Emma di essere una Papa-girl.

Perfettamente coerente con questa visione è l’esplicito sostegno da parte dell’autore alla cultura del gender. Indubbiamente l’adolescenza è un momento delicato da questo punto di vista, si  possono determinare delle incertezze di comportamento: il serial enfatizza il fatto che è questo il momento in cui ogni ragazzo e ogni ragazza deve trovare la sua “vocazione”.

Significativo è l’episodio 14 (Per un bicchiere di troppo): Rachel è interessata a Blaine che fino a quel momento aveva ritenuto di essere un omosessuale: ha infatti una discussione con Kurt, altro ragazzo omosessuale, che si mostra scettico rispetto alle sue dichiarazioni: “mi sento alla ricerca. Vorrei tanto sapere chi sono”. Rachel bacia Blaine ma quest’ultimo la ringrazia per aver definitivamente scoperto di essere gay; anche Rachel è lieta per averlo portato a trovare la sua vera inclinazione.

Fra i 12 adolescenti protagonisti della serie, ben 6  sono omosessuali o bisessuali o incerti: si tratta di numeri completamente lontani da qualsiasi riferimento reale.

Altra preoccupazione dell’autore è evitare che i ragazzi possano coltivare qualsiasi forma di sentimento religioso.

Il tema è trattato nell’episodio 3 (Santo panino) . Anche in questo caso viene costruito un contrasto: da una parte c’è  Finn, il ragazzo più ingenuo della compagnia, che crede di vedere l’immagine di Gesù sulla superfice bruciacchiata di un toast e per questo inizia a pregarlo chiedendogli dei favori che effettivamente vengono esauriti; dall’altra c’è Kurt, il ragazzo omosessuale che rifiuta le preghiere che gli altri ragazzi stanno offrendo per suo padre malato.  “Non ha senso credere in un Dio – dice Kurt -che mi fa nascere gay e poi  manda in giro i suoi seguaci a dirmi che l’ho scelto io. Come se qualcuno scegliesse volontariamente di essere preso in giro tutti i giorni della sua vita”. Anche l’insegnante Sue confessa di aver pregato molto Dio perché guarisse sua sorella con la sindrome di down ma poi aveva capito che dall’altra parte non c’era nessuno che l’ascoltava. “E’ crudele – conclude - dire a uno che in tutta coscienza non riesce a credere, che finirà per andare  all’inferno”. La fine della puntata è prevedibile: Finn scopre che gli eventi “miracolosi” sono strati in realtà fortuiti e finisce per mangiarsi il suo “santo” panino.

E’ strano come un serial preparato così professionalmente esprima delle obiezioni alla fede così grossolane  e ipotizzi una religione basata sul “tanto prego, tanto mi devi dare”: l’autore avrà pensato di trovarsi di fronte a persone a digiuno di qualsiasi riflessione religiosa quanto lui.

Il serial presta una particolare attenzione agli handicappati, ai discriminati, ai diversi, in particolare alle persecuzioni a cui sono soggetti gli omosessuali, mostrando sensibilità e solidarietà. Tutto ciò costituisce un aspetto positivo del racconto ma il modo in cui si accettano tutti in tutte le condizioni, se è motivato dal sostanziale rispetto dovuto a ognuno, al contempo resta appiattito dalla visione individualista che pervade tutta la serie, dalla non esistenza  di una verità che possiamo condividere.

Alla fine il serial presenta il mondo degli adolescenti in modo poco realistico: manca la tensione verso il futuro, la visione progettuale, fatta sì di preoccupazione e di incertezze, ma anche di slanci e di entusiasmi verso grandi mete. Ogni protagonista di Glee resta bloccato in un presente che si perpetua, manca il divenire, manca il maturare: lo sforzo di essere solo se stessi ora, in questo momento, blocca la spinta per cercare di migliorarsi. 

Autore: Franco Olearo


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