THE TREE OF LIFE (F. Olearo)

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Titolo Originale: THE TREE OF LIFE
Paese: INDIA, GRAN BRETAGNA
Anno: 2011
Regia: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Produzione: PLAN B ENTERTAINMENT, RIVER ROAD ENTERTAINMENT
Durata: 139
Interpreti: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain, Fiona Shaw

Negli anni '50 una famiglia vive a Waco, nel Texas. Un padre esigente, una madre affettuosa, un fratello piccolo a cui fare dispetti: l'adolescente Jack vive una vita serena e anche lui ha imparato a pregare Dio dai suoi genitori. Da grande si ritroverà a ricordare quei momenti di serenità familiare, anche se turbati dall'eccessiva rigidità del padre. Spera che un giorno, nell'aldilà, potrà riabbracciare tutti i suoi cari, ma in realtà non ha ancora trovato una risposta al vero senso della vita....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Positiva la consuetudine alla preghiera che manifestano i protagonisti ma la credenza che esprimono nei confronti del creatore dell'universo non può certo dirsi cristiana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione familiare potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Film importante, ambizioso, ma imperfetto nella non linearità dello sviluppo, nella tensione verso il sublime non sempre convincente

“Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia. Tu devi scegliere quale delle due vuoi seguire. La grazia accetta di essere disprezzata, dimenticata, sgradita; la natura vuole solo compiacere se stessa e spinge gli altri a compiacerla. Chi segue la via della grazia non ha ragione di temere. Io ti sarò fedele, qualsiasi cosa accada”

Così, senza troppi preamboli (anzi con un preambolo importante: la citazione che appare dopo il titolo, tratta dal libro di Giobbe: “dov’eri tu quando ponevo le fondamenta della terra?”) Terrence Malick con questa meditazione della mamma di Jack va dritto al tema che vuole trattare nel film: “semplicemente” l’origine e i motivi del nostro esistere, i nostri rapporti con il Dio che ha creato l’universo e tutti noi.

Fa piacere notare che recentemente abbiamo avuto stimoli da autori importanti (mi riferisco a Hereafter di Clint Eastvood) che ci invitano a riflettere sulle domande di senso e di destino della nostra vita ma se Clint lo fa in un modo classico, usando parole, Terrence lo fa in modo prettamente cinematografico impiegando il potere evocativo delle immagini (il cielo stellato, i poderosi fenomeni terrestri, la vita nella preistoria, come accadeva anche in 2001 odissea nello spazio) e mostrandoci i protagonisti del film (il padre, la madre e il piccolo Jack) che si intrattengono con Dio in  preghiera.

Se non possiamo che essere contenti per un film che mostra l'importanza della preghiera nella vita di ogni giorno (ma anche nel precedente The new world Malick iniziava il film con la principessa Pochaontas che allarga le braccia in orazione in mezzo a una verdeggiante natura di cui riconosce la divinità) l’intuizione veramente originale dell’autore è quella di mostrarci come la vita di una semplice famiglia (forse la sua stessa famiglia, che ha vissuto a Waco nel Texas negli anni '50) racchiuda in sé lo stesso valore e lo stesso mistero di tutto l'universo.

Con grande maestria Malick associa alla sublimità del momento della nascita di un essere umano la grandiosità dell'atto costitutivo delle stelle, dei pianeti e del firmamento (l'immagine di un meteorite che colpisce la terra in parallelo a quella della donna incinta sembra alludere alla teoria scientifica dell'origine della vita dallo spazio).

Chi ha già visto altre opere di Malick (oltre al non molto riuscito The new world-2005, il precedente La sottile linea rossa-1998) sa che si deve aspettare 2 ore e 18 minuti di contemplazione della natura con immagini quasi sempre spettacolari, rapporti fra i personaggi vissuti spesso in silenzio e voci di sottofondo che esprimono le meditazioni del protagonista. Si tratta di un'opera poderosa e ambiziosa, volutamente non lineare, dove quanto accade all'interno del microcosmo familiare (le sentenze di un padre esigente ed austero, le carezze di una madre dolce ed affettuosa, i dispetti fatti senza malizia al fratello più piccolo), finisce per acquisire un significato particolare alla luce riflessa della visione metafisica che propone il film.

A dispetto di tanta grandiosità, bisogna riconoscere che le credenze dei personaggi finiscono per risultare alquanto primitive.

L'approccio verso un Dio creatore sembra esprimersi nel più banale “do ut des” che vede l'individuo “pretendere” un certo comportamento dal suo Fattore.

Se si può perdonare la semplicità del piccolo Jack che di fronte alla morte per un banale incidente in piscina di un suo compagno prega così: “dov’eri tu? Hai lasciato morire un ragazzo. Tu lasci che succeda qualsiasi cosa. Perché dovrei essere buono se tu non lo sei?", è meno giustificabile l'atteggiamento del padre.

Quando gli affari dell'azienda in cui lavora volgono al peggio e lui viene licenziato, protesta in preghiera quasi come un bambino: “non ho saltato un giorno di lavoro, sono andato a messa ogni domenica”.

Di fronte ad altri lutti che intervengono nel film (la morte del fratello di Jack a 19 anni) la nonna si esprime con atteggiamenti di rassegnata impotenza per la nostra fragilità di fronte a un Dio dal comportamento imprevedibile.

Il sacerdote che celebra l'omelia funebre del bambino morto in piscina si rifà a Giobbe e alle sue lamentele davanti a Dio per essere stato ingiustamente colpito dalle disgrazie ma la citazione già riprodotta all'inizio del film non viene impiegata nel suo significato originario di accettazione di ciò che viene da Dio e di riconoscimento della piena razionalità dei comportamenti dell'Architetto dell'universo anche quando la ragione umana non riesce a comprenderla, ma diventa un'altra occasione per abbandonarsi all'ineluttabilità della nostra fragilità: “  Noi svaniamo come una nuvola, siamo come l’erba in autunno e come gli alberi veniamo strappati. C’è qualche inganno nello schema dell’universo? Non c’è niente di immortale?”.

Dispiace che Malick, nell'affrontare temi così importanti, abbia totalmente scartato la prospettiva cristiana: se avesse accettato la realtà di un Dio che gratuitamente assume la natura umana e che si dona interamente per  noi innestando nella vita dell'uomo una tensione inesausta verso una risposta di amore,  avrebbe più facilmente sbaragliato la pretesa di una retribuzione terrena pesata con il bilancino trasformando quel  “che stai facendo Tu per me?” in “cosa posso fare io per Te?”. 

Autore: Franco Olearo


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