RED

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Titolo Originale: RED
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Robert Schwentke
Sceneggiatura: Erich Hoeber, Jon Hoeber
Produzione: DI BONAVENTURA PICTURES, SUMMIT ENTERTAINMENT
Durata: 111
Interpreti: Bruce Willis, Mary-Louise Parker, John Malkovich, Helen Mirren

L’ex agente CIA Frank Moses (Bruce Willis) è ora un tranquillo pensionato, ha una «relazione telefonica» con un’impiegata dell’ufficio che ogni mese gli invia il meritato assegno, ma la CIA vuole eliminare Frank e la ricevente di quelle insistenti telefonate. Per fortuna Frank non è da solo. Basta un fischio, e i colleghi di un tempo rispondono all’appello. Finalmente si imbracciano di nuovo bombe e automatiche....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film di intrattenimento senza particolari messaggi da raccogliere
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di combattimento senza dettagli violenti e turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
“Red” scorre davvero veloce, leggero, nonostante le tante primavere dei protagonisti. Mette buon umore, non è sguaiato, non deborda il sangue. È lieve, come il talento dei grandi.

Che fanno i servizi segreti? Tramano, naturalmente. E i vice-presidenti (e probabili futuri presidenti della repubblica)? Uccidono, imbrogliano, per i loro crimini si servono di servizi segreti pensando di farla franca. Tranquilli! Non è del cinema italiano che intendiamo parlare. Ma di quello americano. Noi potremmo mettere in campo Massimo Ciancimino. Ma equivarrebbe a dire: l’abbiamo buttata in commedia.
E forse non sarebbe un errore, perché proprio di commedia si deve parlare per l’ennesimo film americano con la CIA che invece di dare la caccia ai nemici intriga (nella realtà però alla fine ogni tanto arriva, come dimostra la caccia a Bin Laden), e con un possibile presidente degli Stati Uniti corrotto (gli agenti preposti alla sua sicurezza lo chiamano l’avvoltoio). Commedia di anzianotti, chi un buona chi in pessima forma (sullo schermo naturalmente, con uno di loro minato dal cancro).
“Red” di Robert Schwentke, nato a Stoccarda nel 1968, e alla sua prima vera prova del fuoco con un film certo di genere, ma comunque di difficile confezione, è uno dei tanti prodotti «nostalgia» del cinema hollywoodiano contemporaneo. Tutto nasce da una telefonata. Anzi, da una quarantina di telefonate. L’ex agente CIA (in attività davvero insuperabile) Frank Moses (Bruce Willis), ora tranquillo pensionato, ha una «relazione telefonica» con un’impiegata dell’ufficio che ogni mese gli invia il meritato assegno, più che sufficiente per garantirgli una vita tranquilla, serena, ordinaria. Curare il giardino, fare la spesa, un passeggiata, preparare e montare gli addobbi e le lucine natalizie. La ragazza, Sarah (Mary-Louise Parker), ha una bella voce, trova simpatico quel signore così gentile, magari potrebbe pure prenderci un caffè insieme. Non sa in che guaio si sta cacciando.
E, come da manuale, il guaio non è grosso: è grossissimo. La CIA vuole eliminare Frank e la ricevente di quelle insistenti telefonate. Eliminare Frank? Bruce Willis? Ve lo ricordate “L’inferno di cristallo”? 1974. Una bestia scatenata, in canottiera e piedi scalzi, sanzionante e coperto di schegge di vetro.
E sappiate che Frank non è da solo. Basta un fischio, e i colleghi di un tempo rispondono all’appello. Finalmente si imbracciano di nuovo bombe e automatiche. Eccoli i colleghi d’armi: lo svitato Marvin (John John Malkovich), il morente Joe (Morgan Freeman), la britannica aristocratica Victoria (Helen Mirren, che spara con ogni arma a canna lunga con la stessa sovrana eleganza con la quale la regina d’Inghilterra sorseggia il tè della cinque). Tutti “red”: non rossi, ma ritirati dal lavoro, in sonno, pensionati.
Un campionario straordinario di attori che da solo regge il copione, anche se ci sono sparatorie, incendi, esplosioni, inseguimenti, incidenti, ammazzamenti. E poi non dimentichiamo l’amore. Il cavaliere Willis deve proteggere l’indifesa telefonista Sarah. Chi le torce un capello è morto. L’amore compie miracoli. Anche l’ex nemico del KGB Brian Cox (pensionato pure lui, visto che la guerra fredda ormai c’è solo al cinema), imprevedibilmente si aggiunge alla squadra. Questioni di cuore.   Ha sempre amato Helen Mirren. La donna, un tempo, gli ha fornito anche una prova d’autentico amore, ficcandogli nella spalla alcune pallottole. Se non lo amava avrebbe alzato la mira, e addio. Quindi le cicatrici sono un prezioso ricordo sentimentale. Così la fiamma mai spenta torna ad accendersi, come i fuochi che il corpo speciale degli agenti pensionati dissemina ovunque passa. A tenere viva la memoria del cinema d’azione di ieri, ci sono anche due grandi: Ernest Borgnine (novantenne e in splendida forma) e Richard Dreyfuss.
“Red” scorre davvero veloce, leggero, nonostante le tante primavere dei protagonisti. Mette buon umore, non è sguaiato, non deborda il sangue. È lieve, come il talento dei grandi.      

Autore: Claudio Siniscalchi


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