CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE

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Titolo Originale: RED RIDING HOOD
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Catherine Hardwicke
Sceneggiatura: David Johnson
Produzione: Leonardo Di Caprio, Michael Ireland, Jennifer Davisson Killoran, Alex Mace e Julie Yorn per Appian Way/ Random Films/Warner Bros. Pictures
Durata: 94
Interpreti: Amanda Seyfried, Gary Oldman, Julie Christie

In un paesino disperso in mezzo a fitte foreste (la Foresta nera?) da decenni pesa la minaccia di un lupo feroce e mostruoso; per placarlo ad ogni luna piena viene offerto un maialino. Il patto sembra tenere fino al giorno in cui una fanciulla viene uccisa dal lupo, che forse è in realtà un licantropo… La sorella della defunta, la bella Valerie, è stata promessa in sposa dai genitori al rampollo della famiglia più ricca del villaggio, ma medita la fuga con l’innamorato di sempre…. Intanto sul posto viene convocato un leggendario cacciatore di lupi mannari e Valerie comincia a sospettare che dietro gli occhi maledetti della bestia si nasconda qualcuno che conosce anche troppo bene…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un sacerdote, chiamato al villaggio per la sua fama di addomesticatore di licantropi, si scopre essere un cinico e sensuale inquisitore
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene horror e di violenza.
Giudizio Artistico 
 
Lo svolgimento risulta fiacco e poco interessante, per nulla aiutato dallo scarso carisma degli interpreti giovan

Ci sono due bei fusti che fanno la corte a una fanciulla solo apparentemente indifesa, c’è una minaccia oscura e soprannaturale che sembra riguardare proprio la bella fanciulla, c’è la regista Catherine Hardwicke (già dietro alla macchina da presa per Twilight), c’è un po’ di invadente musica pop per ravvivare l’atmosfera pseudomedievale.

Sulla carta, dunque, gli ingredienti perfetti per un nuovo hit adolescenziale che inaugura ad Hollywood la tendenza delle fiabe rivisitate per il pubblico dei teen e degli young adults che sono diventati il target privilegiato non solo del cinema, ma anche di certa letteratura di consumo che sopravvive alla crisi della pagina scritta. Nei prossimi mesi/anni arriveranno ben due Biancaneve, unHansel e Gretel e via a seguire a meno che i mediocri risultati americani di questo primo titolo facciano già cambiare idea ai produttori.

Trovare chiavi nuove per raccontare le fiabe più amate, infatti, è tutt’altro che semplice, in letteratura, ma soprattutto al cinema (basti ricordare il maldestro tentativo di Gilliam con I fratelli Grimm e l’incantevole strega). Che Cappuccetto Rosso si presti a letture psicanalitiche più o meno azzardate lo avevano dimostrato con più successo prima la scrittrice Angela Carter (autrice di numerose rivisitazioni fiabesche di stampo femminista), poi Neil Jordan che nel 1984 aveva realizzato l’insolito, sebbene non perfettamente riuscito, In compagnia dei lupi proprio adattando un racconto della Carter.

Il film della Hardwicke, invece, fallisce su tutta la linea, incapace di creare un’atmosfera di sospensione in cui intrecciare i fili di una vicenda tutto sommato elementare, ma limitandosi a giocare ripetutamente la carta della suspense circa l’identità del lupo irresistibilmente attratto dalla bella (e francamente un po’ smorfiosa) Valerie. I personaggi appaiono del tutto bidimensionali e intercambiabili, funzioni di un gioco di eliminazione in cui alcuni dettagli francamente incongrui (l’elefante di metallo che il cacciatore di lupi mannari usa per torturare i sospettati, due guerrieri di colore e uno asiatico) non fanno che moltiplicare l’effetto generale di ridicolo.

I fin banali ammiccamenti di natura sessuale (che forse avevano convinto i produttori dell’interesse dell’operazione) perdono ogni residua efficacia in un baraccone in cui è impossibile essere coinvolti per mancanza dei più elementari meccanismi di affezione.

Le relazioni tra i personaggi principali o secondari ( tra Valerie e i suoi spasimanti, ma anche tra la famiglia di lei e del suo promesso sposo, nonché interne al villaggio) risultano incomprensibili per mancanza di sufficiente approfondimento o date per scontate, e così lo svolgimento risulta fiacco e poco interessante, per nulla aiutato dallo scarso carisma degli interpreti giovani mentre i due nomi noti tra i personaggi adulti (Oldman e la Christie) si limitano a offrire il minimo sindacale in un contesto decisamente inferiore alle loro capacità.

Scambiando la semplicità della fiaba con la schematicità delle caratterizzazioni e convincendosi che sia sufficiente aggiungere un po’ di musica pop e un qualunque triangolo sentimentale per dare smalto a intrecci così noti, gli autori hanno realizzato niente più che un B movie destinato a lasciare, al contrario delle grandi narrazione archetipiche a cui si rifà, poco o nulla nella memoria degli spettatori.

  

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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