LA VITA FACILE

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Titolo Originale: LA VITA FACILE
Paese: Italia
Anno: 2011
Regia: Lucio Pellegrini
Sceneggiatura: Stefano Bises, Laura Paolucci, Andrea Salerno
Produzione: PER FANDANGO, MEDUSA FILM
Durata: 102
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Camilla Filippi

Luca lavora come medico in un ospedale d'emergenza in una zona isolata del Kenya ed affronta ormai da anni con coraggio con pochi mezzi e un esiguo staff di infermieri, le tante emergenze della popolazione locale. Mario, suo amico dai tempi dell'università, affermato chirurgo romano, decide di raggiungerlo per trascorrere un po' di tempo con il vecchio amico. Dopo poche settimane li raggiunge anche Ginevra, moglie di Mario. Il suo arrivo risveglia in Luca la passione di un tempo verso la donna e la situazione si complica ulteriormente quando Mario viene informato che dopo la sua partenza gli sono stati notificati due avvisi di garanzia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tre personaggi sono un esempio della frantumazione moderna dell'individuo: sono alternativamente buoni o cinici, in funzione del microcondizionamento del momento, senza alcun riferimento unificante
Pubblico 
Maggiorenni
 Presenza di un turpiloquio pesante e continuo. Breve sequenza di nudità femminile parziale
Giudizio Artistico 
 
Nonostante la bravura del regista, il film deve sviluppare una sceneggiatura complessa che oscilla fra la commedia, il melodramma e il noir

Il film di Lucio Pellegrini  è alquanto singolare.
L'incontro in Africa dei due amici che non si vedono da tanto tempo diventa l'occasione per creare situazioni comiche indotte dai disagi che deve superare Mario, un tipico comodone italiano. Il mal d'aereo sui piccoli piper, le notti insonni per le zanzare e gli scarafaggi sono state già viste tante volte al cinema: in questa parte Francesco Savino  gigioneggia molto e ricorda tanto Alberto Sordi in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? -1968 di Ettore Scola.
La prima parte della storia dettaglia i disagi e le difficoltà che comporta l'essere un medico in Africa e sembra che gli autori si stiano accingendo ad  affrontare temi importanti come le responsabilità dell'Occidente verso le povertà del mondo ma il racconto scivola in toni qualunquistici  cercando di fare confronti fra quanto rappresentano e la malasanità italiana  e  scopriamo ben presto che
l'ambientazione del film nel Continente Nero  non è trattata con particolare sensibilità ma funge da semplice sfondo per gli intrigati rapporti fra i tre protagonisti.

Quando in Africa arriva Ginevra che ha amato entrambi gli uomini, si ricostruisce il trio dei tempi universitari e la commedia vira sul melodramma passionale: lo spettatore si prepara ad assistere alla inevitabile, drammatica catarsi  di una situazione senza sbocco.

Nella terza parte del film l'avviso di garanzia che raggiunge Mario, la necessità di andare a recuperare due milioni di euro custoditi in una cassetta di sicurezza in Italia fanno scivolare il racconto decisamente verso il thriller e i riferimenti più prossimi diventano quei film noir dove si gioca di astuzia  fra gli scassinatori di una banca che cercano di  impossessarsi in modo esclusivo di tutto il malloppo.

Le tre anime del racconto, presentate in sequenza come i tre atti di una commedia teatrale, rendono complessa la trama, anche se Pellegrini è bravo a destreggiarsi in questo caleidoscopio di situazioni riuscendo a mantenere sempre desta l'attenzione.

Oltre a un complesso miscuglio di generi, il film presenta una varietà di atteggiamenti, ora cinici ora generosi, che non aiutano a decifrare il carattere dei personaggi.
Mario è attento a curare bene i suoi pazienti (in una situazione di parto drammatica cerca di salvare sia la madre che il bambino, contrariamente a quanto proposto da Luca che dà priorità esclusiva alla salute della madre) ma poi, per   denaro, si invischia in situazioni non lecite; Luca affronta da anni la vita stentata di un ospedale periferico ma ciò non ha accresciuto  il suo spirito di solidarietà verso chi vive nel bisogno: è pronto a rubare dei sacchi di farina da un convento di suore; Ginevra, tenera animalista pronta a commuoversi di fronte alla morte di una mucca, non ha alcuna sensibilità nei confronti  dei problemi dell'ospedale africano. Il film può essere visto come un esempio della frantumazione moderna dell'individuo: si è perso l'impegno progettuale di una personalità unitaria che si costruisce i suoi  riferimenti universali e si compie il bene o il male (non più percepiti come tali) in base ai micro-condizionamenti del momento.

Se in qualche modo si può collegare questo film alla classica commedia all'italiana (è la chiara intenzione del regista) e alla sua vocazione per la critica sociale, questa  non va individuata né nel confronto fra la situazione sanitaria italiana e quella africana, né nell'insorgenza di una nuova tangentopoli, ma proprio nello squallore dei tre personaggi, che vivono dell'opportunismo del momento.

Non possiamo non sottolineare infine l'uso continuo di un pesante turpiloquio, che ormai è stato sdoganato come normale forma espressiva in ogni situazione e in ogni luogo.

Autore: Franco Olearo


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