L'ENFANT UNA STORIA D'AMORE

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Titolo Originale: L'enfant
Paese: Belgio/Francia
Anno: 2005
Regia: Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne
Produzione: Arciphel 35, Les Films du Fleuve, R.T.B.F., Arte France Cinema
Durata: 95'
Interpreti: Jeremie Renier, Deborah Francois

Bruno (Jeremie Renier) e Sonia (Deborah Francois) sono giovani (lui ha vent'anni, lei diciotto)  e vivono di espedienti, ai margini della società belga. Si sono amati e ora hanno un bambino. Bruno, che passa la giornata nel cercar di guadagnare qualcosa da qualunque tipo di traffico, prende l'iniziativa di vendere il bambino; tanto poi  se ne potrà rifare sempre un altro....Sonia non resiste al colpo e deve venir ricoverata in  ospedale...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La progressiva maturazione di un ragazzo che riconosce i propri errori e scopre di poter amare
Pubblico 
Maggiorenni
Per la descrizione di un ambiente degradato dove viene compiuto un terribile mercimonio
Giudizio Artistico 
 
I due fratelli registi-sceneggiatori hanno maturato un originale stile neo-realista funzionale a una storia molto ben raccontata

Bruno e Sonia sono giovani, anche se a vederli con il loro bambino possono sembrare una coppia più adulta.  Lo si vede da come scherzano fra loro facendosi i dispetti per poi rincorrersi ridendo e rotolarsi sul prato. I fratelli Dardenne non ci danno ragione del loro stato, del perché non abbiano più rapporti con le loro famiglie. Forse una ribellione giovanile, forse la fuga da un ambiente insostenibile . La loro vita è estremamente precaria (lui vive alla giornata piazzando furti compiuti da minorenni su degli incauti passanti, lei ha un sussidio di disoccupazione) ma finché stanno insieme e Sonia ha il suo bambino, tutto sembra sopportabile, anzi è la felicità a prevalere. Bruno però si è corrotto nell'animo, più per superficialità che per scelta di vita ("Il lavoro è per gli stupidi" - sentenzia): gli sembra possibile poter vendere il piccolo al racket delle adozioni,  per realizzare il suo piccolo colpo grosso, per fare tanti soldi quanti non ne ha mai visti in una volta sola. Ma Bruno è giovane e non riesce ad essere cattivo fino in fondo. Appena Sonia crolla di fronte alla notizia, cerca subito di riavere il piccolo, anche se questo gli costerà mettersi contro dei delinquenti molto più duri e decisi di lui.

Anche in Rosetta (1999, Palma d'Oro al Festival di Cannes) i fratelli Dardenne ci raccontavano una storia-documentario su coloro che si debbono guadagnare un pezzo di pane giorno per giorno. Ora con questo film, nuovamente Palma d'Oro 2005, consolidano il loro stile incentrato sull'uso della camera a mano, sul loro modo di stare sempre addosso ai personaggi, senza farci sfuggire un solo respiro, un loro attimo di esitazione, un sussulto di emozione; una sorta di rinnovato neo.-realismo dedicato al proletariato urbano. La loro tecnica non è però manierismo, ma è funzionale a una storia molto ben raccontata. Assistiamo, attraverso l'incalzare degli eventi, alla progressiva presa di coscienza di Bruno dei suoi limiti e sull'importanza di ciò che gli scaturisce dal cuore, al di là di una logica del baratto con cui è vissuto fino a quel momento.
Se il contrasto con Sonia serve a fargli comprendere  il suo amore per lei, se l'urto con la malavita vera lo pone di fronte alla sua condizione di piccolo furfantello di periferia , un tentativo di furto che mette a repentaglio la vita stessa di un bambino suo complice gli fanno definitivamente comprendere che non può più giocare a fare il malvivente.
I Dardenne sono riusciti a raccontarci la loro storia con stile  asciutto e impersonale  ma proprio per questo  i sentimenti dei due protagonisti ci appaiono emergere più vivi e appassionanti: il pianto liberatorio di Bruno nell'ultima sequenza  è un chiaro segno di speranza.

Autore: Franco Olearo


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