CENTOCHIODI

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Titolo Originale: "CENTOCHIODI"
Paese: Italia 2005
Anno: 2005
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Produzione: Cinema Undici, Rai Cinema
Durata: 105'
Interpreti: Raz Degan

Un giovane professore dell'Università di Bologna trova inutili tutti i suoi studi e dopo un gesto clamoroso ai danni della biblioteca universitaria, simula un suicidio e decide di vivere da barbone  lungo gli argini del Po. Non tarda a fare amicizia con le persone semplici del vicino paese, che lo considerano una specie di novello Gesù

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ermanno Olmi ci invita a rigenerarci al contatto con la natura incontaminata e con il calore di rapporti umani sinceri. Se la prende invece con la sapienza umana in genere ma specificatamente con il messaggio cristiano, reo di averci illuso con l'ipotesi di un mondo ultraterreno. Un Cristo uomo fra gli uomini
Pubblico 
Adolescenti
Non vi è nessuna controindicazione per quel che riguarda le immagini ma occorre una certa maturità per giudicare obiettivamente il messaggio trasmesso dal film
Giudizio Artistico 
 
Il grande maestro mantiene intatta la sua capacità di mostrarci l'anima segreta della natura. La sceneggiatura si avvita nei troppi messaggi ideologici e per di più contraddittori

La regia di Cento chiodi mostra i segni inconfondibili dello stile narrativo di Ermanno Olmi ma questa volta ci troviamo di fronte a una singolare novità.

Il nostro autore  ha sempre cercato di trasmettere un preciso messaggio attraverso ogni sua opera  (basti pensare all'invito alla pace e alla conciliazione presente  nel suo ultimo Cantando dietro i paraventi)  ma lo ha fatto sempre in modo cinematografico, cioè mostrando più che spiegando. Ora con I cento chiodi, oltre ad abbandonare i riferimenti al passato  per recuperare un'ambientazione contemporanea, sceglie, stranamente la strada del pamphlet, della dichiarazione esplicita.

Il messaggio è appena velato di  simbolismo surreale (il protagonista si mette letteralmente a  inchiodare cento libri di contenuto religioso presenti nell'antica  biblioteca dell'università dove insegna) ma per il resto viene esplicitamente declamato nei punti nodali  della narrazione.
Si inizia con l'ultima lezione tenuta dal professore prima della pausa estiva: " Viviamo in un mondo dove ogni azione si  converte in profitto, tutto viene fatto in vista di un guadagno;  in un un'epoca in cui la vita stessa é una mascherata e la felicità del vivere è falsa come l'arte che la esprime, in una simile epoca di perduta genuinità, è forse la follia la soluzione per la nostra esistenza?"
Segue il colloquio con una studentessa indiana che intende preparare una tesi su "La donna come tramite della volontà divina"; quando lei  confessa il suo sogno di  ragazza di voler salvare il mondo, il professore le risponde che "è già tanto salvare noi stessi" e presole la mano, le sussurra (in inglese, perché fa più fino):: "Sente il calore? C'è più verità in una carezza che in tutte le pagine di questi libri".
Segue bacio (vorrei timidamente osservare che dietro un professore che si mette a baciare le sue studentesse più carine non c'è la trasmissione di chissà quale  profondo messaggio filosofico ma  il più sleale dei trucchi per il più elementare degli istinti).

Fermato dai carabinieri perchè giustamente sospettato di aver "inchiodato"  i più prestigiosi manoscritti della biblioteca, è lui che  inizia a porre delle domande al suo inquisitore: "Quanti libri ha letto negli ultimi anni?" Di fronte all'ovvio silenzio imbarazzato di quel semplice servitore dello Stato, ecco che implacabile arriva lo slogan a favore di un mondo illetterato: "C'è più calore in una tazza di caffè presa assieme agli amici che in tutti i libri che ha letto nella sua vita".

Risolutivo è infine il colloquio con il sacerdote suo collega di università, che passava lunghe ore a leggere libri sacri nella biblioteca e che ora è andato a trovarlo in cella: "Quei libri io li amavo;  in quei libri c'è tutta la sapienza del mondo". "E' una truffa!." ribatte il professore. "Che cosa dici, la parola di Dio è una truffa?". "Dio non parla con i libri: i  libri possono servire  a qualsiasi causa". "Dio ha riposto in queste pagine parole di vita eterna!" "E'  Dio il massacratore del mondo! ... Nel giorno del giudizio, sarà Dio che dovrà render conto di tutta la sofferenza del mondo!".
Per aumentare la confusione, il professore pentito non manca di declamare interi brani del Vangelo ai semplici abitanti di quell' argine del Po che ha scelto come rifugio (il figliol prodigo in particolare) impiegandoli però come esempi di riconciliazione e perdono interamente umani. Inoltre con la sua carta di credito fa mettere "tutto sul suo conto" il debito dei contadini: una riferimento  diretto a Cristo che si sacrifica per il prossimo. Un Cristo diventato uomo fra gli uomini, senza riferimenti al Padre celeste.

Nel film è presente l'altro Ermanno Olmi, il grande regista di documentari e sotto questo aspetto rifulge tutta la sua sincera ispirazione, il suo amore per la natura. Il fiume Po che si muove lento e sinuoso fra le bianche sponde, abbacinato dal sole o luccicante al chiarore della luna piena. La pioggia che cade su alberi e arbusti scossi dal vento quasi fosse il dono di una nuova vita. Le feste campagnole dove contadini dai ruvidi volti si rallegrano al suono di una fisarmonica (ma si tratta di vecchi pensionati che oziano senza nulla di specifico da fare: troppo poco e troppo facile per rappresentare un mondo idilliaco lontano dalla frenesia delle città).
Alcune intuizioni visive confermano le doti di questo grande autore di cinema: il vecchio sacerdote  curvo sui libri in fondo all'antica biblioteca semibuia; il battello che di notte attraversa il Po mentre sulla tolda illuminata una coppia solitaria balla fellinianamente al suono di una lenta melodia da balera romagnola.

Complessivamente la contestazione di Olmi a un  mondo che si muove sullo stimolo del solo profitto appare inconcludente. Se veramente voleva contestare il consumismo moderno, avrebbe più propriamente dovuto attaccare la televisione e altre moderne droghe comunicative, non prendersela con dei  manoscritti antichi. In realtà   la direttrice principale del suo attacco sembra essere  la religione cristiana, rea di averci distolto, con il miraggio di una realtà soprannaturale,  dai veri valori umani che possiamo cogliere su questa terra.

La "religione dell'umano" si è guadagnato un altro seguace.

Autore: Franco Olearo


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